Sul finire della Seconda guerra mondiale e con la sconfitta del nazi-fascismo l’Italia da ricostruire si trovava, da subito, a dover affrontare una delle questioni sociali tra le più rilevanti: la condizione contadina.
Nell’autunno del 1944 entrava in vigore la prima delle leggi Gullo (comunista, ministro dell’Agricoltura del governo Badoglio): quella sull’assegnazione alle cooperative contadine delle terre incolte e mal coltivate. La legge divenne subito un potente stimolo all’organizzazione contadina e una implicita sollecitazione all’azione di massa di contadini e braccianti. Infatti, appena qualche anno dopo, dall’inizio del 1946, grandi moti contadini in tutta Italia, ma in specie nel Sud, rivendicano l’assegnazione delle terre incolte così come stabilito dalla legge Gullo.
Nello stesso anno veniva proclamata la Repubblica e iniziava per l’Italia una nuova epoca storica.
Nel 1947 nascevano i i primi “Comitati per la terra” eletti da assemblee locali di contadini. Nell’aprile di quell’anno la Sicilia eleggeva la sua prima Assemblea regionale, nella quale il Blocco del Popolo (formato da comunisti e socialisti) otteneva la maggioranza, con 590.000 voti, seguito dalla Democrazia Cristiana che prendeva 400.000 voti. Qualche mese dopo, il 1° maggio, la banda di Salvatore Giuliano tendeva un’imboscata ai contadini che celebravano la festa del lavoro a Portella della Ginestra nei pressi di Piana degli Albanesi – causando 11 morti e decine di feriti – con il chiaro obiettivo di intimorire il movimento contadino e fermarlo nelle sue rivendicazioni.
In questo quadro storico-politico e nonostante le intimidazioni, i moti dei contadini continuarono per un lungo periodo, sino agli anni ’60, per ottenere il pieno riconoscimento del diritto alla proprietà della terra da parte di chi la lavorava.
Anni cruciali: il 1954 e il 1955. La riunione a Gagliano nell’agosto 1954
Ma gli anni cruciali di questi ventennio e più di agitazioni contadine furono quelli del biennio ‘54-‘55.
Il 18 agosto del 1954, in linea con quanto accade un po’ in tutta Italia, si svolgono assemblee contadine per rivendicare lo scorporo delle terre incolte dei grandi feudi, anche nell’Ennese: a Enna, a Villarosa, a Leonforte e a Gagliano Castelferrato. All’assemblea di Gagliano partecipano anche i contadini troinesi che decidono di occupare, il giorno dopo, il feudo Maddalena. A partecipare a quell’assemblea e poi all’occupazione del feudo Maddalena, venuto appositamente da Enna, è il sindacalista e militante comunista Pino Vicari che, nel 2002, in un suo libro di memorie sulle lotte contadine degli anni ‘50 dal titolo “Condannati a morte”, andando dietro ai ricordi, annota:
«Troina aveva una forte presenza della sinistra, di socialisti e comunisti, e l’amministrazione era retta da un Sindaco socialista, il medico Fisicaro e da autorevoli dirigenti socialisti e comunisti, come il capitano Fiore, la famiglia Carrubba, Messina, Calabrese, etc. Il segretario della Camera del Lavoro era un personaggio ‘storico’, Messina detto ‘Bazzinu’. I braccianti e i mezzadri di quel paese, seguendo la scia del movimento dell’occupazione delle terre, avevano individuato nel feudo Maddalena, proprietà di tre grossi personaggi (il Sig. Polizzi Giovanni, Squillaci Vincenzo e Giunta Antonino) le terre che bisognava occupare». «Messina – racconta ancora Pino Vicari – venuto a conoscenza che si sarebbe tenuta una riunione del movimento per la terra a Gagliano, si fece trovare con un gruppo di contadini sul posto; dopo la riunione dovevamo raggiungere Troina, perché la mattina successiva era tutto pronto per andare ad occupare il feudo Maddalena. Finita la riunione a Gagliano, occorreva raggiungere Troina. La sorpresa fu grande nell’apprendere che da Troina non solo non avevano portato nessuna macchina, ma neanche gli asini. Come raggiungere Troina? Messina indica le luci di Troina, situata su una montagna e ci invita a metterci in marcia, seguendo la trazzera della vallata e ci dice che in un’ora saremmo arrivati a Troina. Di notte, vedendo con il buio quelle luci così vicine, sembrava una proposta ragionevole, considerando che a quel tempo non si avevano molti mezzi per muoversi. Troina è più alta di Gagliano, attraversammo una vallata, un rumoroso torrente, poi salimmo tanto per arrivare a Troina all’alba. Messina ci aveva fatto camminare tutta la notte, a venti anni poteva succedere di tutto: all’alba ci trovammo alle porte del paese, ci unimmo ai contadini che aspettavano e ci incamminammo verso il feudo Maddalena, questa volta a cavallo di muli. I proprietari e i loro mafiosi ci accolsero minacciandoci, trovammo anche i carabinieri. Quel giorno si corse un grosso pericolo: da una parte i proprietari armati, pronti e determinati, dall’altra parte i contadini decisi a non uscire dalle terre; fummo tutti denunziati».
Estate 1955, si replica
Ma la dimostrazione non fu senza risultati, poiché le battaglie dei contadini troinesi durarono sino all’anno successivo. Nell’agosto del 1955 un’altra grande mobilitazione vide protagonisti i lavoratori dei campi. A darne notizia sul quotidiano “L’Unità”, in un articolo-reportage sulle occupazioni delle terre incolte dei feudi in Sicilia, fu il già noto giornalista e scrittore palermitano Marcello Cimino, che, nell’edizione del 9 Settembre del 1955, descrisse, in termini da epopea popolare, quello che avvenne:
«A Troina, un comune di montagna in provincia di Enna. dove antica e radicata è la tradizione democratica e avanzata l’organizzazione dei lavoratori, nonostante che per tutto quest’anno vi si fosse accanita la provocazione prefettizia, che era giunta persino a far ammanettar e gettare in galera gli amministratori popolari del comune, nei giorni scorsi si è svolto uno spettacolo impressionante: 3000 contadini, di cui 1800 a cavallo, cioè quasi un quarto dell’intera popolazione, si sono mossi alla volta dei feudi rivendicati componendosi in una colonna interminabile, con in testa i dirigenti dei movimento fra cui era, anch’egli a cavallo, un anziano e austero cultore di lettere, uno stimato uomo di scuola che i contadini e i minatori della provincia di Enna hanno eletto a rappresentarli nel Parlamento: il senatore Salvatore Russo» .
Il risultato delle occupazioni contadine degli anni ‘54-‘55 fu lo scorporo di 177 ettari di terreno – rispettivamente operato al feudo Maddalena, nei fondi di Antonia Giunta (28 ettari), Giovanni Polizzi (72 ettari), Vincenzo Squillaci (77 ettari) – e assegnato ai contadini riuniti in cooperative.
Quelle agitazioni degli anni ’50 rappresentarono un momento importante e vincente del mondo contadino di Troina, protagonista costante e attivo della storia contemporanea della cittadina: dalla rivolta per il pane del 1898 alle grandi dimostrazioni di allevatori e contadini della seconda metà degli anni ’70 del ‘900, in difesa della zootecnia e dell’agricoltura che, per l’assenza di politiche economiche regionali adeguate, cominciavano già a declinare nelle aree interne della Sicilia.

Silvestro Livolsi
