Una lapide per ricordare i 48 operai caduti sul lavoro nella costruzione della diga Ancipa, che ha rappresentato una svolta nella storia di Troina del ‘900

Si discute da tempo di erigere una stele con i nomi dei 48 operai, in gran parte minatori, che persero la vita sul lavoro nella costruzione della diga Ancipa. Circola la voce che a settembre, in occasione del 77° anniversario dell’inizio dei lavori, verrà finalmente realizzata e collocata nella Rocca Ancipa, da cui la diga prende il nome. E’ nella memoria storica di molte comunità la costruzione, sul versante meridionale dei Nebrodi, in Sicilia, della diga Ancipa e delle gallerie idrauliche di adduzione e allaccianti, che convogliano nel serbatoio le acque captate dai torrenti Cutò, Schicciomira, Cicogna, Bracallà, Finocchio e Sant’Elia, e della lunga galleria di derivazione che le trasporta dal serbatoio alle centrali di produzione di energia elettrica a valle.  La diga Ancipa, che sorge nel territorio dei comuni di Troina e Cesarò e sbarra il Fiume Troina, affluente del Fiume Simeto, è una delle maggiori dighe costruite in Europa fino agli anni ’50 del Novecento. La diga Ancipa, collaudata nel 1956, è una diga muraria a gravità alleggerita ed è costituita da 9 elementi cavi a vani interni (speroni) in calcestruzzo e da due elementi laterali a gravità ordinaria di raccordo alle sponde tra le Rocche Mannia e Ancipa, anch’essi realizzati con il medesimo materiale. Ha un’altezza di 112 metri e un coronamento lungo 253 metri. La quota media della diga è di 950 metri sul livello del mare. Questo vuol dire che il coronamento, la parte più alta, si trova a 952,40 metri sul livello del mare mentre la base è a quota 909 metri sul livello del mare. Il serbatoio può contenere fino a 34 milioni di metri cubi d’acqua, ma non viene mai riempito fino all’orlo per ragioni tecniche. Nel primo decennio di questo secolo, sul paramento di valle della diga è stata stesa la copertura termica per metterlo a riparo dalle dilatazioni prodotte dagli sbalzi di temperatura.  Il volume massimo consentito di acqua raccolta, il cosiddetto volume di regolazione, è di 27,8 milioni di metri cubi. L’acqua accumulata nel serbatoio è utilizzata, mediante una galleria di derivazione a pressione, per usi civili e potabili, da granparte dei comuni delle province di Enna, Caltanissetta ed Agrigento e per produrre energia elettrica nelle centrali di Radicone, Grottafumata, Contrasto, Paternò e Ponte Barca. Le acque di scarico di queste centrali sono utilizzate a fini irrigui dai Consorzi di Bonifica o da utenti privati. Lavorarono alla costruzione della diga (1949-1952) e delle connesse gallerie (fino al 1955), iniziata nel settembre 1949 e conclusa nel 1955, operai e tecnici che vennero a Troina da altri comuni siciliani e da altre parti d’Italia: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto. Il gruppo più numeroso era costituito dai minatori calabresi di Motta San Giovanni.  La popolazione residente a Troina crebbe in misura sorprendente di 2.051 abitanti, pari a più 17 per cento, dai 12.024 del 1936 ai 14.075 del 1951. Per 3 anni, dal 1949 al 1952, i troinesi convissero con più di un migliaio di persone che avevano mentalità, abitudini e stili di vita diversi da quelli che avevano conosciuti e praticati.  Conclusi i lavori della costruzione della diga e delle gallerie connesse, la popolazione residente di Troina diminuì di 1.009 abitanti, pari a meno 7 per cento, scendendo dai 14.075 del 1951 ai 13.066 del 1961. Calo demografico che da allora non si è più arrestato, al punto che, nell’anno 2026, sono 8.218 gli abitanti di Troina. Della costruzione del sistema idrico dell’Ancipa ne risentirono gli effetti, in misura minore di Troina, anche i comuni di Cesarò e San Teodoro, confinanti con Troina, perché parti delle opere realizzate ricadono nei territori di questi due comuni del messinese sui Nebrodi. Per Troina, il triennio 1949-1952 fu un periodo di grande trasformazione economica e sociale. La costruzione della diga Ancipa sgretolò il blocco agrario dominato dai grandi proprietari terrieri, che esercitavano con durezza e disprezzo il loro dominio sulle classi subalterne, dal momento che circa 2.000 contadini troinesi abbandonarono le campagne, dove conducevano una vita molto misera, per andare a lavorare nei cantieri dell’Ancipa.  Questi contadini poveri trasformatisi in operai entrarono in contatto con altri operai e tecnici provenienti da altre parti d’Italia e tutti insieme costituirono una mescolanza sociale di   grande interesse. Per la prima volta, i contadini troinesi trasformatisi in operai edili e minatori percepivano un salario regolare e lavoravano secondo orari fissi. Quelle trasformazioni sociali produssero un proletariato che acquisì subito una forte coscienza di classe. Il confronto delle nuove condizioni di lavoro nei cantieri e nelle galleria dell’Ancipa con quelle precedenti nella campagne (nessuna limitazione d’orario, fatica durissima e remunerazione scarsissima) accrebbe la disistima verso il lavoro agricolo e modificò gli antichi modelli culturali e le relazioni. In quegli anni, a Troina ci fu una modernizzazione senza sviluppo perché, conclusi i lavori della diga Ancipa, molti di quelli che vi avevano preso parte andarono via dal paese alla ricerca di lavoro e fortuna in Argentina, Venezuela, Brasile Germania, Francia e nelle regioni settentrionali industrializzate Piemonte e Lombardia. Finirono presto, a Troina, quei pochi anni di piena occupazione.  Le occasioni di lavoro si ridussero in misura consistente. Così molti scelsero di emigrare. La costruzione della diga e delle gallerie del sistema idrico dell’Ancipa fu una svolta decisiva nella storia di Troina del ‘900.

Silvano Privitera

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