Troina, attori, cinema e teatro. Personaggi poco noti.

Da qualche mesetto la cittadinanza ha appreso la notizia che, finalmente, dopo circa trent’anni la Città di Troina avrà nuovamente una sala cinematografico-teatrale: il “cine-teatro Andrea Camilleri”.

Dopo i lavori di riqualificazione ed adeguamento eseguiti in questi anni appena passati, quello che era il cinema Trionfo, sito nella parte alta del quartiere borgo, riaprirà i battenti sotto l’egida di un nome rilevante negli ambiti della letteratura, del cinema e del teatro nazionale e non solo, cioè quello dello scrittore d’origine empedoclina.

L’annuncio ha suscitato vari ricordi a molti cittadini che nella loro infanzia frequentavano il cinema in questione, ma anche le altre due sale cinematografiche operanti in paese: il “San Giorgio”, nei locali sottostanti l’attuale Pub “Black and White”, ed il cinema “Viola” che operava in quella che oggi è la “Sala Miani” presso il museo civico della Torre Capitania.

Fra questi ricordi molti suscitano ilarità, come quello della gente che usciva da una proiezione di un film di Bruce Lee eseguendo mosse delle arti marziali, oppure il racconto che durante una proiezione interrotta dalla sospensione dell’energia elettrica, il gestore della sala raccontava un finale inventato della pellicola; o ancora i bambini che cercavano furtivamente di intrufolarsi nelle sale.

Chiuse queste sale, i troinesi desiderosi di andare a vedere un film al cinema, sono stati costretti a recarsi presso le sale di Agira o di Nicosia, o nei multisala dell’hinterland etneo, oppure assistere a delle proiezioni all’aperto nel loggiato di Sant’Agostino, nei palatenda allestiti appositamente o presso l’auditorium Sciacchitano o la sala dei Cinquecento. Stesse strutture dove si sono svolte anche le rappresentazioni teatrali delle compagnie locali (Ass. “CaLas”, e Compagnia “I Viandanti”, ndr). Questa capacità di adattamento, specie nell’ambito delle maestranze artistiche, ma anche in termini di pubblico spettatore, che nella comunità è rimasta (per fortuna!) la voglia di assistere, produrre, recitare, che si può ricondurre alla vivacità artistica teatrale ottocentesca.

La Sicilia in quegli anni ospito diversi attori, produttori e registi teatrali, spesso discendenti da famiglie che tramandavano l’arte teatrale alle generazioni successive. Fra queste la famiglia Garzes, il cui capostipite Francesco intraprese la carriera teatrale abbandonando quella di diplomatico dello Stato Pontificio. Il primogenito Luigi, già sui palchi a soli 4 anni, diviene un bravissimo attore comico, girando in lungo e in largo i teatri degli stati preunitari, e si lego sentimentalmente alla Sicilia tanto da partecipare ai moti rivoluzionari del 1848. In quell’anno, la moglie Giuseppina Almirante (anch’ella discendente da una famiglia di tradizione teatrale) partorì a Troina il suo primo figlio, omonimo al nonno Francesco Garzes, e otto anni dopo, a Caltanissetta, il secondogenito Arturo.

I due fratelli, come anticipato, continuano la tradizione delle famiglie dei genitori, approntando la loro prima formazione culturale a Catania. Francesco li abbandonò presto, e da autodidatta iniziò calcando le scene dell’isola come attore della compagnia paterna, assieme al fratello, fino al 1870.

Negli anni successivi passo per le compagnie Benini e Vitaliani, per approdare nel 1873 come capo comico nella compagnia Bellotti Bon.

Trasferitosi a Berlino, per circa sette mesi si sperimentò come corrispondente giornalistico per testate italiane, ma a causa di una malattia rimpatriò. Rimessosi, torno a dedicarsi al teatro con differenti compagnie: la Morelli, la Pasta-Campi, la Pietriboni e infine la Pasta-Reinach nel 1891.

Circa tre anni dopo, decide di realizzare un sogno, quello di allestire una sua compagnia teatrale, assumendo attori di un certo spessore Enrico Belli-Blanes, Eleonora Duse,Teresa Mariani, Virginia Marini, e apportando importanti e costose innovazione per le scene teatrali.

L’attore-produttore romano, ma nato qui sui Nebrodi in un periodo turbolento per le sorti del Regno delle Due Sicilie, fu anche autore di commedie, quali: “Un episodio sotto la Comune” del 1873, “Corinna” nell’anno successivo, “Signor d’Albret”del 1885,“Lionetta” 1886, “Flirtation”1889, “Bianca d’Oria”1892;e altre tre commedie di cui non si ha la data: “L’articolo 130”,“Amore e sapere non hanno frontiere”, “Cercate l’uomo”.

La sua attività di impresario teatrale lo porto ad indebitarsi, negli ambienti teatrali veniva addirittura definito “pazzoide” e megalomane”. I Debiti lo portarono al fallimento, ed allora Francesco Garzes, proprio come il suo Maestro Luigi Bellotti Bon, il 13 aprile del 1895 a Mestre (Venezia) si puntò una pistola al cuore, lasciando sole la figlia Bona Garzes e la moglie Emma Lodomez. Questo breve scritto biografico ci da la possibilità, nei prossimi mesi, di aprire una nuova esperienza sui personaggi, le loro attività, la loro vita,  legati al nostro territorio.

Fabio Salinaro

Fotografia: Francesco Garzes in scena, fonte ICCD

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