Troina: artista argentina torna alle origini

Da Buenos Aires a Troina, per tornare alle origini, come avrebbe voluto fare il bisnonno Gaetano Bentivegna. Maria Del Valle Dellacasagrande, artista argentina, diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Buenos Airesdal 2019 ha deciso di trasferirsi nel paese originario del bisnonno, partito nel 1928, a soli 16 anni, per cercare fortuna in America, come tanti emigranti italiani.

“Quando ho visitato Troina per la prima volta, racconta Maria, mi sono subito innamorata dei paesaggi, della cultura dell’entroterra siciliano, molto diversa da quella del mio Paese. Sono venuta con mia sorella, poi mi ha raggiunto anche mio figlio Alessio. Troina ha fatto innamorare anche loro”.

Vincitrice di diversi premi a Buenos Aires e in Brasile, è professoressa di scultura. Un’artista girovaga, che porta la sua arte ovunque vada, Maria Del Valle Dellacasagrande, ha vissuto in Argentina e in Svizzera prima di far capolinea a Troina.

“Le gradi città offrono numerose opportunità a livello culturale, ma mancano spesso di umanità, racconta Maria, io vivevo in un quartiere di 80.000 abitanti e non conoscevo neanche i miei vicini di casa. A Troina, invece, la gente è molto cordiale. Inoltre, sento che la mia casa è vicina al cielo. È una città misteriosa, l’architettura delle case mi sorprende sempre, infatti, amo passeggiare per le viuzze del centro storico, da cui prendo spunto per creare la mia arte”.

Lungo il percorso che porta a casa sua, in pieno centro storico, Maria Del Valle ha realizzato una serie di opere su materiale riciclato. Tegole, vasi, pietre dipinte di volti fantasiosi o semplici fiori di campagna.

“Negli ultimi tempi, racconta ancora Maria, la mia arte ha avuto una svolta importante a livello concettuale, questo mi ha permesso di svolgere nuovi progetti in diverse aree artistiche, che prima non avrei immaginato. Ultimamente, per esempio, sto lavorando alle scenografie della prima “escape room” a Troina, un progetto affascinante e divertente. Ho appena finito di realizzare anche il mio primo libro illustrato, sulla storia del “lupo mannaro” a Troina. Ho scritto questa storia basandomi sui racconti del mio bisnonno, e su quelli di molti troinesi.  Fare arte in questo modo, mi ha permesso di far conoscere il territorio anche fuori. L’anno scorso, per esempio, ho presentato due opere su Troina a Venezia e a Barcellona, grazie al sostegno del comune di Troina e di Legambiente, con cui collaboro. Credo fortemente nella sostenibilità, nel riuso creativo,   e lo faccio attraverso una prospettiva multiculturale che mi rappresenta perfettamente”.

Una passione per il territorio trasmessa certamente dal bisnonno, morto negli anni 80, di cui Maria ha un fervido ricordo.

“Ci ha trasmesso i valori profondi della famiglia unita, racconta Maria. Lo ricordo con la canottiera bianca e la coppola in testa, mentre in dialetto stretto ci raccontava dei luoghi in cui aveva vissuto da piccolo, consapevole del fatto che non li avrebbe mai più rivisti. Ci raccontava della madre, Angela Di Marco, di cui custodiva gelosamente un’unica foto, che per portare avanti la famiglia, faceva il carbone nel bosco. Aveva visto morire due figli, uno in guerra e uno nel forno del carbone, ma che con forza e coraggio aveva rinunciato anche a lui, pur di saperlo felice. Arrivato in Argentina, lavorò prima al porto e poi come muratore. Amava ballare il tango e mangiare il coniglio. Parlare di lui mi emoziona ancora oggi, perché non c’è più, ma ora che sono a Troina, sento che il suo cuore è tonato a battere nel mio”.

Sandra La Fico

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