Troina: appeso un manifesto a sostegno di Mimmo Lucano

Domenico “Mimmo” Lucano dalle stelle alle stalle:  Dal quarantesimo posto nella classifica 2016 dei 50 leader più influenti del mondo della rivista americana “Fortune” alla condanna a 13 anni e due mesi di reclusione. La Legambiente di Troina fa sentire la sua voce con uno striscione – rivolto verso Piazza  Antonio Gramsci – con il quale manifesta pieno sostegno all’ex sindaco di Riace.

Mimmo Lucano, ormai ex sindaco del Comune di Riace, si è posto in prima linea nell’accoglienza dei migranti, a partire dalla fine degli anni ’90, quando ha accolto nel comune calabrese un folto gruppo di curdi. La parabola ascendente di una gestione di questo tipo, che sarà riconosciuta in tutta Europa come “modello Riace” – assunto in diversi paesi dell’Unione per affrontare la difficile sfida delle migrazioni dell’ultimo ventennio – non ha tardato a mostrare benefici per la stessa cittadina di Riace, demograficamente involuta e destinata a diventare una delle tante città fantasma. Lucano, infatti, si è impegnato nell’apertura di scuole, nel finanziamento di micro attività che potessero rendere autosufficienti i migranti, ha realizzato laboratori, bar e panetterie; ma tra i punti cardine – nonché tra quelli maggiormente discussi in tribunale – ha messo in piedi una raccolta differenziata porta a porta, quasi interamente gestita dai migranti. Insomma, un esempio virtuoso che ha posto sotto gli occhi di tutti la possibilità concreta di costruire un vero e proprio “villaggio globale”


Nel 2017, però, Lucano finisce nella lista degli indagati della procura di Locri per abuso d’ufficio, concussione e truffa a gravata; viene arrestato nel 2018  per aver organizzato un matrimonio di comodo tra un’immigrata nigeriana e un cittadino italiano, e per aver concesso l’affidamento della gestione rifiuti porta a porta senza una pubblica gara d’appalto. Annullata la misura cautelare per la mancanza di chiarezza e di fondatezza della richiesta, Lucano viene comunque sospeso dalla sua attività di sindaco e allontanato da Riace. Nel 2019, inoltre, viene accusato di aver fornito documenti falsi ad alcuni immigrati eritrei non provvisti di un regolare permesso di soggiorno e, sempre nello stesso anno, riceve un avviso di garanzia in merito allo stato degli alloggi in cui i migranti venivano accolti: tre appartamenti erano «risultati privi di collaudo statico e certificato di abitabilità, documenti indispensabili per come richiesto specificatamente sia dal manuale operativo Sprar che dalle convenzioni stipulate tra il Comune di Riace e la Prefettura». Lo scorso 30 settembre, Lucano è accusato a scontare una pena di 13 anni e 2 mesi nel processo “Xenia” per associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti. «Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso. Mi aspettavo un’assoluzione. Ho speso la mia vita per rincorrere ideali contro le mafie. Ho fatto il sindaco, mi sono schierato dalla parte degli ultimi, dei rifugiati che sono arrivati. Mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra ed è stata un’esperienza indimenticabile, fantastica. Però oggi devo prendere atto che è finito tutto», queste le dichiarazioni dell’ex sindaco di Riace, amareggiato dall’esito del processo.

«l’indignazione era fortissima per una sentenza che consideriamo completamente ingiusta», afferma Enza Pruiti, membro della Legambiente di troina, l’associazione ambientalista che ha manifestato vicinanza a Lucano con uno striscione di solidarietà. «Mimmo Lucano ha creato un sistema di accoglienza definito come modello da tutto il mondo. Era riuscito a far rinascere un paese che era quasi morto, dando anche delle opportunità lavorative e di crescita personale, oltre che ad agevolare i ricongiungimenti familiari. Un modello questo, che se impiegato su larga scala avrebbe contribuito alla risoluzione del problema dell’immigrazione mettendo in prima linea il rispetto e la garanzia dei diritti umani».
 «Questa condanna – conclude Pruiti – ci sembra  un crimine di natura politica, determinata da un clima di odio e di razzismo, a dispetto di un sistema che fa dell’umanità il suo punto cardine fondamentale».

CONCITA CARMENI

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