Sulla resistenza dei soldati troinesi nei campi di concentramento tedeschi   

Basilio Arona, cultore di storia locale, e due docenti di scuola media, Valeria Caputo e Maria Concetta Di Blasi, con i loro alunni, sono impegnati da qualche anno nella ricerca sui soldati troinesi catturati dai nazifascisti e deportati in Germania nei campi di concentramento. Di come hanno vissuto la seconda guerra mondiale i troinesi in paese si sa molto, grazie al libro di Luigi Anello sulla battaglia di Troina 31 luglio-5 agosto 1943, le foto di Robert Capa e gli articoli comparsi nell’agosto del 1943 sui giornali americani come il New York Times. Ma di quelli che allora a Troina non c’erano, ed erano molti, perché da militari erano sparsi in Francia, Russia, Grecia a combattere, si sa poco o nulla. Erano tutti giovani dai 20 i 30 anni. Di questi, dopo l’armistizio dell’8 settembre, una decina entrarono nelle formazioni partigiane in lotta contro i nazifascisti. Alcuni di loro, Angelo Arona e Salvatore Pellizzeri, morirono sul campo di battaglia. Di quelli che sopravvissero, ve ne furono alcuni che restarono al Nord ed altri che ritornarono a Troina. Angelo Santoro e Salvatore Liardo ritornarono in paese, ma della loro esperienza di partigiani parlavano solo se venivano sollecitati a farlo. Erano delle persone dal carattere mite, che non avrebbero fatto male neppure ad una mosca. Si sono trovati a vivere sicuramente il dramma dell’uccidere o dell’essere ucciso, dall’esito sempre letale. E di questo dramma non volevano parlare.

Di militari troinesi catturati dai nazifascisti ed internati in Germania negli “stammlager” (campi di concentramento) in Germania e Polonia, con il lavoro di ricerca che stanno conducendo, Arona, Caputo e Di Blasi fino ad ora ne hanno individuato circa duecento, molti dei quali persero la vita. Posti dai nazifascisti di fronte alla scelta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini o il campo di concentramento, quei soldati troinesi scelsero il campo di concentramento ed il lavoro forzato nelle industrie tedesche. Per aver resistito con la loro fermezza d’animo alle lusinghe, alle minacce e alle sevizie dei nazifascisti, questi militari troinesi internati dovrebbero essere considerati partigiani.

 

 

Silvano Privitera

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