STORIA E TERRITORIO

La città di Troina è un tipico paesino di montagna dell’entroterra siciliano, arroccato a 1120 metri di quota tra i due monti, Muganà e San Phanteon. Numerosi punti panoramici consentono di liberare lo sguardo per ammirare un ampio paesaggio che si allarga sul territorio delle provincie di Enna, Catania, Messina, Siracusa e Palermo. Le origini di questa città sono antichissime, e di ciò si è sempre avuta una netta percezione. La tradizione leggendaria, infatti, ritiene che la città fosse stata edificata dai Giganti, i quali cavavano rocce e sovrapponevano grosse pietre per effettuare imponenti costruzioni, realizzavano caverne e grotte scavate internamente alle pietre nude. Questa è certo la suggestiva spiegazione con cui la gente, anticamente, giustificava la presenza delle numerose tombe a grotticella sui fianchi rocciosi dei monti San Pantheon e Muganà, e della cinta muraria a grossi blocchi di arenaria, le cui tracce sono ancora visibili a valle dell’abitato attuale: la tecnica costruttiva è, infatti, molto caratteristica e i grossi macigni si sovrappongono gli uni sugli altri senza l’utilizzo di calce o di qualsiasi altro legante. Non si conosce il nome orginario della città. Alcuni la identificano con Imachera, altri, invece, utilizzando alcune citazioni di Plutarco e di Diodoro Siculo, pensano sia l’antica Engyon, città fondata dai Cretesi in cui si trovava il celebre tempio panellenico dedicato alle Dee Madri. Il nome attuale compare solo dopo l’arrivo dei Normanni. Alquanto singolare, comunque, è l’interpretazione sull’origine del nome che offre che Frate Antonino nel suo manoscritto del 1714, intitolato “Memorie antiche della vetustissima città di Troina”: si ritiene che i Troiani, condotti da Enea prima d’approdare nel Lazio, abbiano preso qui dimora e, in memoria della distrutta Troia, abbiano dato il nome Troina all’antica Imachera. Di certo, per la sua posizione strategica, Troina fu un importante centro militare sia in epoca greca che in epoca romana.
Durante il dominio Bizantino si diffuse il monachesimo orientale che influì a lungo sulla storia della città stessa. Durante la dominazione araba un castello sorgeva sulla cresta del monte, a 1120 metri sul livello del mare. Esso era dotato di tre inespugnabili torri e di fortissime mura sulle quali si aprivano quattro accessi: Porta di Baglio o Bajuolo, Porta del Guardiano, Porta di S. Nicolò, Porta di Ram. Il castello di Troina era veramente inespugnabile.  Infatti, racconta la leggenda, che solo con l’inganno fu possibile ai normanni, guidati dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla, espugnare la città nel 1061. Di notte, un mugnaio riforniva di farina la città; questi portava con sé il suo cane, i cui latrati erano una sorta di segnale convenzionale per farsi riconoscere dai saraceni. Il Conte Ruggero si accordò con il mugnaio che lo guidò sino a Porta di Baglio. Non appena i saraceni aprirono la porta, i normanni irruppero all’interno della città e la liberarono. Il castello piacque tanto a Ruggero che lo scelse per sua dimora, ampliandolo e migliorandone le opere difensive. Troina divenne di fatto la prima capitale normanna della Sicilia e la base militare della conquista per oltre trent’anni.