Storia del pittore Mariano Scorciapino, l’ “artigiano del colore”

“La pittura? È una cosa che ti prende, è ispirazione. A volte sento un autentico bisogno di alzarmi e andare a dipingere. Altre volte mentre dipingo sono costretto a smettere, non mi riesce neppure di preparare il colore”.

Mariano Scorciapino nasce a Troina il 25 ottobre 1916. Figlio maggiore di Paolo Scorciapino, calzolaio, e di Maria Furnò, da tutti chiamata Nedda (da Marianedda). I due, rispettivamente trentunenne e ventisettenne, si erano sposati due anni prima, nel 1914. In famiglia i figli saranno sei. Oltre a Mariano, Santina (7 dicembre 1914-18 gennaio 1992); Gaetana (5 gennaio 1920-25 settembre 2006), Angela (24 marzo 1922-5 gennaio 2007), Salvatore (6 novembre 1926-28 settembre 1989). Giuseppa, detta Pidda, era deceduta alla tenera età di 12 anni. Santina, casalinga, si sposerà ed avrà tre figlie. Gaetana e Angela resteranno nubili e vivranno assieme, sorelle legatissime, rispettivamente sarta e ricamatrice di straordinaria bravura. Salvatore, da tutti conosciuto con il secondo nome Pippo, sarà un apprezzato medico di base.

Mariano manifesta giovanissimo un talento naturale per il disegno e la pittura. Già molto avanti negli anni – novantaquattrenne – intervistato da cinque mini reporter del pluripremiato giornalino scolastico delle elementari di Troina “Io dico, tu dici egli dice…” alla domanda “Perché ha deciso di fare il pittore?” risponde: “Non l’ho deciso, sono nato per fare il pittore. Posso dire d’essere nato col “pennello in mano”. Quando ho eseguito il mio primo disegno e cosa ho disegnato? Fin da quando ho tenuto in mano la prima matita. Ricordo all’età di 7 anni, sulla porta verde della camera di casa che usavo come lavagna, con il gessetto ho disegnato mia nonna Santa Graziano che filava la lana. Non pensavo ad altro che a dipingere, mi immedesimavo in ciò che desideravo raffigurare. Infatti, la domenica o nel tempo libero invece di passeggiare con gli amici dipingevo”.

In famiglia è circolata anche una notizia sulla cui rispondenza nei termini nei quali la riportiamo – in mancanza di riscontri e di testimonianze dirette, essendo da tempo deceduti tutti i parenti di quella generazione – non abbiamo modo di effettuare verifiche. Pare che nel ventennio fascista Mariano abbia eseguito addirittura un disegno a matita di Benito Mussolini e glielo abbia spedito. Il Duce lo avrebbe apprezzato di buon grado e gli avrebbe proposto attraverso i suoi collaboratori di andare a studiare nell’Accademia di Belle Arti a Roma. Ma papà Paolo, essendo socialista, gli avrebbe negato questa possibilità. Sulla vicenda dei (mancati) studi di perfezionamento all’Accademia di Arte ritorneremo più avanti.

blank
Mariano Scorciapino. “Anziana”. Pittura a olio.

Mariano resta così l’ebanista che realizza camere da letto, da pranzo, salotti e anche mobili a intarsio e che dipinge nel tempo libero nella sua bottega di falegname a pianterreno della casa paterna (al civico 48 di via Napoli Bracconeri, nell’incrocio di quattro viuzze del centro storico che i troinesi chiamano “Crucivia”). E poi, cessata l’attività di ebanista, resta il commerciante che nel suo negozio di ferramenta e colori al civico 61 di via Garibaldi tiene a portata di mano la tavolozza in cui non mancavano mai il rosso, il verde e il blu. Da pensionato continua a dipingere, anzi ha più tempo a disposizione.

Nel 1985 ha esposto in città una sessantina di quadri. Una sua seconda mostra nel “Circolo Operai” ha avuto luogo una decina di anni fa nel corso della “Notte Bianca” nel quartiere Piazza.

Non si considera un artista ma un “artigiano del colore”. In un tempo in cui bastano due pennellate su una tela e un po’ di pubblicità per assurgere a Raffaelli di successo, con stampa e tv alle costole, l’affermazione è indicativa di un carattere schivo. Pittore per hobby e per passione.

blank
Mariano Scorciapino. “Calzolaio”. Pittura a olio.

Mariano Scorciapino – uno dei co-fondatori della sezione del PCI di Troina – negli anni ’50 del secolo scorso ha interpretato il suo impegno politico-amministrativo come servizio alla comunità troinese. Del vicesindaco e assessore comunista Mariano Scorciapino si ricordano la dedizione, lo scrupolo, il rigore, una integrità cristallina.

Nei suoi disegni troviamo la galleria dei “grandi” del comunismo, da Marx a Lenin, a Gramsci, Togliatti, Berlinguer. Ma troviamo anche, per così dire, “avversari” che hanno animato speranze, come John F. Kennedy. E persino Alcide De Gasperi, sebbene l’ammirazione per lo statista trentino …non sia mai stata tra i suoi sentimenti più intensi. La verità è che c’è nell’arte un messaggio che varca sempre gli steccati. Non poteva mancare in questa galleria di personaggi il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Né Giovanni XXIII, il “papa che più – sostiene Mariano – è stato vicino a noi, alla gente comune”.

blank
Mariano Scorciapino “Enrico Belinguer”. Grafite su carta.

“Chi mi ha insegnato a dipingere? Nessuno, non ho frequentato la scuola di disegno. Non so quanti quadri ho dipinto, probabilmente più di duecentocinquanta. Ne ho molti a casa. Decine li ho regalati a parenti e amici. Parecchi sono finiti anche nel NordItalia. Alcuni si trovano nel Palazzo Comunale, altri nei circoli di Troina e qualcuno nelle cappelle delle confraternite nel cimitero di Troina”. Così raccontava il pittore ai piccoli intervistatori del giornalino scolastico.

Qualche esperto d’arte sostiene che Mariano dia il meglio di sé nei paesaggi. Si è “concesso” un autoritratto. Ha dipinto il figlio bambino. L’intensità dello sguardo del Cristo in croce ricorre in più di un dipinto. Gli è particolarmente caro il tema della madre che allatta al seno il figlio. Non resta che concludere che “l’artigiano del colore” sfugge a schemi stereotipati. Rielabora con versatilità stilistica, filtrata attraverso la sua sensibilità di artista vero (checché ne dica lui) tutte le immagini che lo incuriosiscono, dai volti agli squarci di Troina, dal nudo alle immagini sacre, dalle marine ai paesaggi montani.

La moglie Fina è stata grande ammiratrice dell’artista Mariano: “Ho voluto nella nostra camera da letto un piccolo quadro di una madre che allatta al seno il proprio bambino. Quanta espressività e quanta precisione nel riprodurre anche piccoli dettagli, come il merletto della sottoveste della madre…”.

Dal matrimonio con Alfina (per tutti Fina) Plumari nel 1968 nasce un figlio a cui viene dato il nome del nonno paterno, Paolo. La famiglia vivrà nella casa al civico 23 di via Cavallotti dove tuttora dimorano Paolo, la moglie Mariella e le due figlie Martina e Damiana. Rimasto vedovo il 25 giugno 2004 della ottantunenne Fina, Mariano vivrà con il figlio, la nuora e le due nipoti che amorevolmente definiva i suoi “gioielli”.

Ha nutrito grande ammirazione per il maestro Renato Guttuso e non sono mancate sue riproduzioni di nature morte dell’immenso Caravaggio.

Torniamo sulla vicenda degli studi d’arte di Mariano a cui accennavamo all’inizio di queste pagine. Si fermano ai primi due anni della scuola di disegno, frequentata all’epoca da quasi tutti gli aspiranti artigiani di Troina, in particolare da falegnami, fabbri e muratori. Scrive Silvestro Messina nell’interessantissimo saggio “Una scuola d’arte per gli artigiani di Troina” (in “Incontri con la memoria. Le arti a Troina tra ‘800 e ‘900”, a cura di Giovanni Gaudio, CulturaNova Edizioni, 2026, pagine 99-116): «…frequentò questa scuola, dopo aver ottenuto la licenza elementare, il giovane troinese Mariano Scorciapino, incline alla pittura ed il disegno. Completò solo i primi due anni e non portò a termine l’intero percorso di studio per problemi economici della propria famiglia. Lui era il maggiore dei sei figli. Da quel momento si dedicò al mestiere di falegname, senza mai abbandonare la passione per la pittura. Aveva il desiderio di accedere all’Accademia delle Belle Arti di Roma». Messina, a quest’ultimo proposito, aggiunge in nota: «Si veda istanza del 1934 al Capo del governo Benito Mussolini». Il documento a cui accenna in nota Messina è reperibile nell’Archivio storico del Comune di Troina. Una precisazione: figlia maggiore è, di due anni, la sorella Santina. Quindi è da ritenersi comprovato che Mariano come studi non andò oltre, anzi meno, la locale scuola di disegno frequentata da tutti i “mastri” artigiani. E a ragione il pittore sostiene di non aver frequentato né una scuola specialistica in arte e tantomeno una Accademia delle Belle Arti. Rimarrà un mistero il mancato esito dell’istanza del 1934 alla Presidenza del Consiglio. A causa dell’opposizione del padre Paolo, tutt’altro che simpatizzante del regime fascista? O forse perché a Roma qualcuno chiese a Troina informazioni sull’orientamento politico della famiglia e, sulla base dei riscontri ricevuti, chiuse la pratica con un secco “No”? O, più semplicemente, perché a Roma l’istanza non fu ritenuta meritevole di accoglimento? Non lo sapremo mai. Sta di fatto che Mariano Scorciapino non frequentò l’Accademia delle Belle Arti. Né a Roma né in qualche altra sede più vicina, come Palermo o Napoli.

Nella parte finale della sua lunga esistenza Mariano si è anche cimentato nella scultura. Sia nella lavorazione dell’argilla per modellare teste e busti. Sia nella scultura del legno. Rappresentando la Pietà, Gesù, la maternità, personaggi storici, Adamo ed Eva, San Felice e altri soggetti.

blank
Mariano Scorciapino. “Corpo di donna”. Scultura in legno.

Molto legato agli affetti familiari, non ha mai rinunciato nella conversazione all’umorismo, all’ironia, al sarcasmo. Spesso graffiante nei giudizi.

Ha probabilmente ereditato dalla madre, donna di non comune bontà e statura morale, alcuni punti fermi del suo carattere. Coerenza e correttezza ad esempio. Una personalità, quella di Mariano, sempre spiccata. Ma di lui si ricordano soprattutto gli occhi ridenti quando incontrava i suoi cari affetti.

Mariano Scorciapino si spegne nella sua casa il 24 giugno 2015, un mercoledì. All’invidiabile età di 98 anni, lucido fino all’ultimo. I suoi resti riposano nella cappella funeraria della Confraternita Monte di Pietà. Alla Confraternita non aveva mancato di donare un suo quadro, appeso a una parete della cappella. Raffigurante le tre croci del Golgota.

Pino Scorciapino

Con la collaborazione di Piera Bentivegna e Martina Scorciapino.

(Adattamento e aggiornamento da Pino Scorciapino “Conterranei Miei”, Normanna Editrice, 2000, pagine 69-70).

Si ringraziano Silvestro Messina e Giovanni Gaudio.

Condividi su:

blank

Seguici su