Sagra da Vastedda: fra tradizione ed innovazione. Una critica costruttiva

È già il secondo anno che a causa della pandemia del Covid 19 sono saltati tutti gli eventi che segnano per i cittadini troinesi l’approssimarsi dell’estate: i tradizionali pellegrinaggi votivi sui Nebrodi in onore del compatrono San Silvestro, le processioni di Giugno e la tradizionale Fiera, ma anche il più laico e conviviale evento che segna quasi il passaggio dai giorni freddi ed impegnati a quelli più caldi e spensierati: la Sagra da Vastedda ccu Sammucu.

Prodotto tradizionale, che si fa risalire già al XV secolo, è tutt’oggi il piatto per eccellenza nelle classiche riunioni familiari, scampagnate fra amici, gite fuoriporta. Ma anche, e soprattutto, la vivanda che sostenta i pellegrini della festa dei rami e della ddarara durante il loro viaggio. Numerosi anziani ricordano come da piccoli i loro padri, i loro zii, o chi andasse a tagliare la legna nei boschi, partisse con almeno una Vastedda.

Il piatto fu gustato anche da Federico De Roberto durante i suoi soggiorni a Troina, che lo descrisse in una lettera alla madre come un focaccia poco leggera ma ben digeribile.

Nata sul finire degli anni 80 del secolo scorso, su impulso propositivo della locale sezione della Pro-Loco assieme ai produttori locali,  a cui negli anni si sono aggiunti altri soggetti, fra cui Slow Food, il Comune di Troina, la Provincia di Enna (oggi Libero Consorzio dei Comuni di Enna, ndr), l’assessorato regionale all’Agricoltura, la Sagra ha l’obbiettivo principale di valorizzare, e quindi tramandare la tradizione casearia del prodotto, far conoscere lo stesso a chi non lo conosce, ai turisti e quindi a far arrivare questo “sapore” troinese al di là di Troina e dei comuni limitrofi.

A tale scopo, nel 2007, viene costituito un “Comitato Promotore” allo scopo di ottenere il marchio I.G.P., l’Indicazione Geografica Protetta, una sorta di certificato Europeo a quei prodotti che conservano una particolarità, una determinata tradizione o qualsiasi altra caratteristica determinata dalla località geografica dove si svolge il processo produttivo.

Allo stesso tempo, il ministero dell’agricoltura inserisce la Vastedda, assieme alle ‘Nfasciateddi, alle cassatelle di Agira, o altri piatti tipici siciliani, nell’elenco dei prodotti tradizionali meritevoli di tutela.

Nel corso degli anni, l’evento ha variato modalità di svolgimento, partecipanti, periodo di svolgimento e durata, nonché la location: i primi anni in piazza Giacomo Matteotti, per poi spostarsi nel più consono Loggiato Sant’Agostino, estendendosi negli ultimi anni alle viuzze del caratteristico quartiere di Scalforio. Nelle prime edizioni si collocava sul finire di maggio, coincidendo col naturale periodo di fioritura del Sambuco, mentre poi si è via via adattata al calendario folkloristico troinese, al fine di evitare sovrapposizioni fra eventi. La durata è anch’essa divenuta variabile: da un giorno a due, a più fine settimana consecutivi.

Nel 2019, giunti alla XVIII edizione, la sagra della Vastedda ccu Sammucu ha finora perfettamente svolto il ruolo prepostogli, richiamando ad ogni nuova edizione numerosi turisti, troinesi emigrati, abitanti dei paesi vicini. Quest’ultima sagra si è riposizionata per vari motivi nella piazza che per prima la accolse, la piazza Matteotti, e sulla Via Umberto e le viuzze del quartiere san Basilio, che grazie ad una proficua collaborazione fra le varie realtà turistiche, la Pro-Loco, Cooltural-Mente, la Sorgente, e molti altri operatori economici, nonché l’assessorato al turismo del comune di Troina ha riscosso un successo abbastanza risonante da vari punti di vista. In quell’edizione diversi turisti sono giunti a Troina, richiamati oltre che dal prodotto anche dagli eventi culturali e musicali a corona della sagra, distribuiti in tutte le viuzze suddivise per temi: la strada delle “rosse” con un’esposizione a cura del Club delle auto storiche locali (Camost), il vicolo delle piante aromatiche, quello dei personaggi illustri troinesi (curato da Cooltural-Mente), l’esposizione di strumenti della vita agreste a cura di Giuseppe Tomasi e Giovanni Ruberto. Estemporanee di pittura con le opere raffiguranti soggetti troinesi e non del pittore sancataldese Fausto Rizzo, e quella curata sempre da Cooltural-Mente con la consolidata collaborazione del dott. Giovanni Gaudio che ha rivisto le Opere di Alberto Baumann lungo la via Umberto. Infine, evento clou di quell’edizione, il concerto in piazza dei Modena City Remblers che ha visto la piazza nuova strabordare di spettatori e fan del gruppo.

In quell’edizione si è avuto quindi uno dei massimi momenti di collaborazione fra le realtà locali al fine di raggiungere lo scopo della riuscita dell’evento. Evento che per fortuna è entrato nella tradizione annuale troinese, atteso pure da che vive nei paesi limitrofi. Evento che però, a mio modestissimo avviso risente della tradizione stessa: la sagra troinese, a differenza di altre, punta alla valorizzazione di un prodotto finito, un piatto completo. È vero che esistono altre sagre col medesimo interesse: quella delle cassatelle di Agira, del Cavatieddu a Cerami o altre similari; vi sono quelle che puntano su altri prodotti finiti che però possono avere ulteriori impieghi, come la Mostarda a Gagliano Castelferrato, ma vi sono quelle che puntano ai prodotti naturali del territorio, come la Pesca a Leonforte, il Pistacchio a Bronte e così via. Su queste punterei attenzione: a mio parere, dati i prodotti naturali che delineano “l’identità” troinese, che possono essere individuati nel sambuco (appunto!) e nell’alloro, premerei su una sagra che oltre a valorizzare la Vastedda, puntasse anche su questi prodotti, Una sagra di “Vastedda, del Sambuco e dell’Alloro”.

Si rimarrebbe quindi legati alla tradizione casearia troinese, proseguendo quindi con la XIV edizione, ma allo stesso tempo, ponendo l’attenzione alla miriade di prodotti, di qualsiasi impiego ricavabili da queste due piante: confetture, estratti, sciroppi, condimenti vari, bevande, tisane. E perché no, anche quella officinale.

In tal modo, si può ampliare la rete produttiva, quella economica ed anche quella turistica di qualsiasi genere: culturale, gastronomica, scientifica. Siamo una forte e solida comunità, abbiamo dato prova che quando si collabora tutti insieme si riesce negli intenti, e questa potrebbe essere una nuova sfida su cui puntare.

Fabio Salinaro

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