Domenica 8 marzo, alle ore 17, al cineteatro Andrea Camilleri, manifestazione della società civile a sostegno del No al referendum costituzionale di riforma dell’ordimento giudiziario con Alfio Giachino, Piergiacomo La Via, Antonio Malaguarnera, Antonio Allegra Filosico, Maria Stefania Marino e Fabio Venezia. I sostenitori del No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo su norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, sono contrari allo smembramento del governo della magistratura. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) è soppresso e smembrato in tre distinti organi per l’esercizio della relative funzioni: Csm dei giudici, Csm dei pubblici ministeri e Alta corte di disciplina. La separazione tra magistratura requirente e giudicante, che si sarebbe potuta fare fatta con legge ordinaria, anche creando due distinte sezione nell’ambito di un unico Csm, non ha nulla a che vedere con processi ed errori giudiziari. Nel 50 per cento dei casi, il giudice assolve l’imputato rinviato a giudizio dal pubblico ministero. Questo sta a dimostrare che il giudice non si lascia influenzare dal pubblico ministero. La separazione delle carriere poteva essere fatta senza toccare la Costituzione. La separazione delle carriere è un pretesto per manomettere l’assetto costituzionale del Csm. Per i sostenitori del No, è criticabile anche la modalità con la quale è stata approvata dal parlamento la legge di riforma costituzionale della magistratura. La legge di riforma costituzionale dell’ordine giudiziario è stata imposta dal Governo al Parlamento, che l’ha approvata cosi come gli è stata presenta, con il solo consenso dei deputati e senatori della maggioranza di governo senza alcuna discussione con le forze di opposizione. La funzione rappresentativa del Parlamento è stata mortificata dall’invadenza dell’esecitivo in un atto fondamentale che modifica l’equilibrio tra i poteri dello Stato a favore dell’esecutivo e a danno del legislativo e del giudiziario. La Costituzione Repubblicana è il patto stipulato 80 anni fa da tutte le forze politiche antifasciste di ispirazione diverse (democristiani, liberali, repubblicani, socialisti, comunisti) allora presenti all’Assemblea Costituente. La Costituzione Repubblica non dovrebbe essere modificata solo dalla maggioranza di governo, ma da tutte le forze politiche presenti in Parlamento che devono trovare una sintesi. Dal Parlamento e non dal Governo vanno fatte le modifiche alla Costituzione Repubblicana.
Silvano Privitera
