Riceviamo e pubblichiamo:
Sabato 24 Gennaio presso la sezione “Vittorio Fiore” si è riunita l’Assemblea del Partito Democratico di Troina durante la quale si è tenuto uno stimolante dibattito in vista del Referendum sulla Giustizia attualmente fissato per il 22 e 23 Marzo 2026.
La riforma costituzionale Nordio, il cui iter di approvazione in sede parlamentare restituisce pienamente il pessimo stato della democrazia in Italia, è stato puntualmente analizzato sotto il profilo tecnico-giuridico come anche sul piano delle sue ricadute politiche e istituzionali e l’Assemblea ha deciso di sostenere convintamente le motivazioni del NO.
La riforma dell’ordinamento giurisdizionale, infatti, non risolverà alcuno dei problemi che affliggono la giustizia in Italia: essa non inciderà sull’eccessiva durata dei procedimenti, sulla carenza di personale, sull’inadeguatezza di strutture e risorse.
La riforma Nordio nasce dalla ostentata diffidenza dei partiti della maggioranza di Governo nei confronti della magistratura, rivelatasi, nell’esercizio delle proprie funzioni, ostacolo per buona parte delle promesse elettorali.
Intervenire sulla Costituzione significa incidere sui rapporti tra gli organi costituzionali e tra lo Stato e i cittadini. Questa riforma altera significativamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato separando le magistrature, contribuendo al disegno di accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo e puntando all’impunità del potere politico.
La separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri con la sottrazione di questi ultimi alla cultura della giurisdizionalità, della terzietà e dell’imparzialità – come autorevolmente segnalato – rischia di trasformare la parte pubblica del processo, obbligata alla ricerca della verità e di tutte le prove, in un accusatore a tutti i costi, con evidenti conseguenze sulle garanzie dei cittadini e di politicizzazione del pubblico ministero.
Lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e la previsione del sorteggio quale nuova modalità di scelta dei componenti, oltre che minare e indebolire l’organo di autogoverno della magistratura, sostituisce con la causalità sbandierata come trasparenza la responsabilità della scelta. Inoltre, la riforma prevedere un meccanismo di estrazione a sorte diverso per i membri togati e per i membri laici: per i primi, il sorteggio secco tra magistrati giudicanti e requirenti; mentre per i secondi un sorteggio su un elenco di sorteggiabili eletti dal Parlamento in un numero che sarà definito con legge ordinaria. Inutile, dunque, qualsiasi riferimento al merito e, peraltro, appare alquanto discutibile pensare di risolvere il problema delle correnti, ampiamente riscontrato nel sistema elettorale del Csm, eliminando l’elezione.
Infine, la riforma prevede la sottrazione del potere disciplinare al Csm, accusato di lassismo in materia, e lo attribuisce all’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo competente in unico grado, la cui disciplina non è esente da criticità. I componenti togati dell’Alta Corte disciplinare saranno sorteggiati tra i magistrati ordinari più anziani o che svolgano funzioni di legittimità, i membri laici su un elenco di sorteggiabili eletti dal Parlamento, tre membri saranno nominati dal Presidente della Repubblica, mentre il Presidente del nuovo organo sarà scelto solo tra i membri nominati dal Capo dello Stato e dal Parlamento. La mancata previsione di una maggioranza togata nei collegi rischia di trasformare il potere disciplinare in strumento di condizionamento della magistratura e, oltretutto, sembra esclusa per i magistrati la garanzia, riconosciuta a qualsiasi cittadino, del ricorso per Cassazione per violazione di legge.
I pilastri su cui si fonda la maggioranza di governo – dichiara il segretario di circolo Maurizio Castano – sono noti: l’autonomia differenziata, la riforma della magistratura e infine il premierato. Il disegno politico è chiaro: il governo Meloni vuole accentrare tutti i poteri nelle mani dell’esecutivo. Il Parlamento è stato progressivamente svuotato delle sue funzioni, la riforma della giustizia mira a indebolire la magistratura al fine di garantire l’impunità di chi detiene il potere e, infine, la riforma sul Premierato avrà lo scopo di indebolire il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione.
Oggi inizia per noi la campagna referendaria a difesa della Costituzione, siamo già al lavoro per la costituzione del Comitato Civico a sostegno del NO e dei relativi eventi.
Invito le forze politiche, le associazioni e l’intera comunità civile a mobilitarsi aderendo al nascente comitato.
Uff. Stampa PD Troina
