Riceviamo e pubblichiamo in occasione del 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco, Patrono d’Italia, santo tra i più amati dai credenti (e anche dai non credenti) e delle manifestazioni per la presenza dall’1 al 4 ottobre della “Lampada di San Francesco di Assisi a Troina”
La pecunia è il vessillo dei nostri giorni, cioè il denaro.
Viviamo per consumare con voracità. Pensiamo a soddisfare i nostri piaceri, ma non pensiamo al male che stiamo facendo al nostro creato.
Il creato non è lontano da noi: è dentro di noi. È il nostro corpo, la nostra mente, che hanno bisogno dell’energia del sole, dell’atmosfera, dell’acqua, del fuoco, del suolo, degli esseri viventi, delle piante e della morte. Tutti questi elementi del creato costituiscono un’unità imprescindibile. Senza questi elementi non esisterebbe la vita.
Noi, piccoli mortali, per la nostra ingordigia e per il consumismo sfrenato, stiamo sobillando il mondo: i ghiacciai si sciolgono, il fuoco divora ettari ed ettari di vegetazione, il calore del sole diventa insopportabile, la terra produce poco, gli animali si estinguono. Questa è una guerra non dichiarata alla natura.
La natura è più grande di noi. In essa ritroviamo il passato, il presente e il futuro. È come la Biblioteca di Babele, testo di un racconto di Jorge Luis Borges, nel quale l’autore immagina una biblioteca con milioni e milioni di libri, incalcolabili, nei quali sono descritti il nostro passato, il presente e il futuro. Per me, questa è la natura.
La natura è più grande e fantasiosa di tutte le nostre teorie per comprenderla. La natura contiene in sé tutto ciò che noi riteniamo assurdo e abominevole e, allo stesso tempo, tutto ciò che ci pare bello, meraviglioso e armonioso.
In essa troviamo la storia della nostra vita; in essa troviamo il nostro sostentamento, le nostre medicine; in essa troviamo il futuro. È un laboratorio scientifico nel quale la ricerca ha trovato soluzioni e medicine per debellare l’ignoranza.
Eppure, nonostante la grande importanza che riveste per il sostentamento della nostra vita, la stiamo distruggendo per la nostra ingordigia. Siamo come delle rane in un pentolone che non si accorgono di finire lentamente bollite.
I nostri governanti, anziché guardare alle prossime elezioni, dovrebbero guardare ai veri problemi che stiamo affrontando, senza perdere tempo, perché tutto potrebbe diventare irreversibile.
“Piantate alberi”: questo dovrebbe essere il motto dei nostri giorni. È una metafora per significare: fate cose serie e durevoli nel tempo.
Il Cantico delle creature ha da poco compiuto ottocento anni. È uno dei testi poetici, direi anche scientifici, più antichi della letteratura italiana; è una preghiera, un inno alla vita e la consapevolezza dell’importanza del sole,della luna, dell’acqua, della terra, del fuoco, scritto da San Francesco d’Assisi.
C’è, in pochi versi, la sua sovrannaturale capacità di raccontare la sequenza necessaria a creare la vita. A ottocento anni dalla composizione di questo pilastro della civiltà occidentale e alla luce di un futuro che si preannuncia instabile, ossia non prevedibile, San Francesco ha pensato che fosse una buona idea ricordare quali sono i pilastri della nostra vita.
Vi ricordo che il Cantico delle creature è stato scritto nel Duecento, quando il mondo era ancora in preda all’ignoranza, ma si preparava al rinascimento:” il Medioevo”.
Per onestà intellettuale, molti temi toccati in questo testo sono tratti da splenditi libri che ho letto ultimamente.Soprattutto il libro del prof. Stefano Mancuso mi ha ispirato l’idea di farli conoscere. Inoltre, non potendo sintetizzare alcuni argomenti, li ho trascritti integramente. Il libro è pubblicato dalla casa editrice “Laterza”, è stato scritto dal prof. Stefano Mancuso ed è intitolato: “Il cantico della terra”:
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore
et onne benedictione.
A te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et preziose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano
per lo tuo amore et sostengo infirmitate et tribulazione.
Beati quelli ke ’l sosterranno in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore
et rengratiate et serviatelo cum grande humilitate.
“FRATE SOLE”
Il sole è il centro del sistema solare. È una sfera quasi perfetta, dal diametro di circa 1.400.000 km, e dista dalla Terra circa 152 milioni di km.
Il Sole è il motore principale del nostro pianeta. Immaginate un’automobile: per poter funzionare ha bisogno delle ruote, dello sterzo, della frizione, del freno, dell’acceleratore e di tanti altri componenti, ma ciò che fa muovere la macchina è il motore. Senza di questo non esisterebbe l’automobile.
Possiamo dire, per analogia, che senza il Sole non esisterebbe la Terra. Non sorprende, allora, che fin dall’antichità il Sole sia stato venerato come una divinità, se per divinità intendiamo un’entità da cui dipende la vita del nostro pianeta.
Grazie al Sole la vita ha potuto svilupparsi sulla Terra. Senza la luce e il suo calore, la Terra sarebbe uno sterile e gelido pezzo di roccia.
L’energia del Sole arriva sulla Terra sotto forma di radiazione luminosa e, grazie alle piante — alberi, arbusti, erbe e fiori — viene trasformata in energia chimica. Il cibo, ad esempio, è energia chimica: il corpo umano usa l’energia chimica degli alimenti per muoversi e vivere attraverso la digestione.
Qualunque cosa mangiamo, frutta, carne, pesce eccetera, l’energia che ci permette di vivere deriva dal Sole ed è stata trasformata dalle piante in sostanze organiche. Le piante, meravigliosi esseri vegetali, hanno la virtù di trasformare l’energia luminosa in energia chimica attraverso la cosiddetta fotosintesi clorofilliana.
Infatti, per il Sole, Francesco prova una felicità che porta significazione, che ha il sapore stesso di Dio. Il Sole che riscalda, che illumina, che nutre.
L’importanza del Sole si tocca con mano durante le eclissi totali: ogni rumore scompare, cala una cappa di silenzio e di buio, gli animali si azzittiscono, il vento cala, non una foglia si muove sugli alberi. Sembra la fine del mondo.
È lui, il Sole, che tiene in mano la vita sulla Terra, il creato al quale Dio dà significato.
SORA LUNA
San Francesco ora sposta la sua attenzione del suo canto di lode dal grande al piccolo. Ma entrambi sono necessari perché la vita sulla Terra possa esistere.
Non parlerò delle varie teorie sulle origini della Luna, perché sono lunghe e non realistiche, ma vi parlerò invece della sua funzione nei confronti del nostro pianeta.
Intanto, fino al 1962, non sapevamo con precisione quale fosse la distanza che intercorre tra la Terra e la Luna. Grazie al fisico italiano Giorgio Fiocco, che puntò un raggio laser verso la Luna e calcolò, in base al tempo di andata e ritorno del raggio, che viaggiava alla velocità della luce, fu possibile determinare la distanza.
Oggi la distanza media tra la Terra e la Luna è di circa 384.000 km.
Questo esperimento è stato propedeutico per altri usi. Infatti, attualmente, soprattutto nel campo geodetico-catastale, i rilievi vengono eseguiti utilizzando i segnali satellitari, tramite antenne di ricezione poste sulla Terra.
Quali sono i motivi per cui la Luna influenza la vita? A parte le storielle sulla crescita dei capelli, sulla germinazione dei semi, sui licantropi che escono con la luna piena e sulle donne in attesa del parto che partoriscono con la luna piena, escludendo questi racconti popolari, narrati per allietare le serate, la Luna esercita un’azione stabilizzatrice nei confronti dell’asse terrestre.
Vi siete mai chiesti perché ci sono le stagioni: primavera, estate, autunno e inverno?
L’asse terrestre è inclinato di circa 23,5 gradi rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita terrestre. Questa inclinazione fa sì che i raggi del Sole non arrivino perpendicolarmente sulla Terra, ma inclinati, dando origine alle stagioni.
Senza questa obliquità non ci sarebbero le stagioni e il clima sarebbe del tutto differente.
La Luna ha un effetto stabilizzante sulla Terra perché la sua forza di gravità contribuisce a mantenere relativamente stabile l’inclinazione dell’asse terrestre e influenza la velocità di rotazione del pianeta. Se non ci fosse la Luna, l’inclinazione dell’asse della Terra potrebbe variare maggiormente e, di conseguenza, il clima potrebbe subire variazioni più estreme.
Aggiungo ancora un’altra funzione che svolge la Luna nei confronti della Terra: la sua influenza sulle maree e, indirettamente, sui sistemi naturali costieri.
San Francesco, avendo compreso, nel Duecento, l’importanza della Luna nell’ordine naturale, la mette nella lista delle lodi, tra i fattori fondamentali del funzionamento e della conservazione della vita.
FRATE VENTO
Frate vento non è soltanto l’aria che respiriamo: è anche l’aria che ci protegge dalle radiazioni dello spazio inospitale; è l’atmosfera che rende le temperature sulla Terra compatibili con la vita.
La specie umana è entrata in una fase della sua storia in cui ha la capacità di cambiare le sorti del pianeta tramite il consumismo sfrenato. L’uomo, per la Terra, è diventato una forza dirompente.
Alterare la composizione dell’aria del pianeta è una delle più pericolose fra le attività praticate e portate avanti dall’uomo. Di ciò vediamo le conseguenze.
Tra i fattori scatenanti vi è stato il problema del buco dell’ozono. L’ozonosfera è uno strato della nostra atmosfera, che si trova a un’altezza variabile fra i 20 e i 40 km, nel quale si concentra la maggior parte dell’ozono atmosferico.
Grazie alla presenza di questo strato, la Terra è schermata dall’effetto delle pericolose radiazioni ultraviolette, le quali, qualora la raggiungessero senza alcuna limitazione, causerebbero enormi danni alla maggior parte delle specie viventi.
Frate vento non è soltanto l’aria che respiriamo: è l’aria che ci protegge dalle radiazioni dello spazio. È l’atmosfera che rende la temperatura sulla Terra compatibile con la vita.
Chi avrebbe mai potuto immaginare che dei gas prodotti per raffreddare o per alimentare le bombolette spray potessero avere la capacità di innescare una reazione a catena che avrebbe danneggiato l’ozonosfera e messo a rischio il nostro scudo contro le radiazioni UV?
La stessa cosa sta accadendo oggi con il riscaldamento globale. L’effetto serra, infatti, è dovuto alla presenza nell’atmosfera di CO₂ e di altri gas che agiscono in parte come il vetro di una serra, permettendo alla luce del Sole di entrare e riscaldare la superficie terrestre, ma ostacolando la fuoriuscita di una parte del calore.
Dove potrebbe arrivare la temperatura del pianeta qualora dovessimo continuare a produrre questi gas senza alcuna limitazione?
La cosa più saggia che potremmo fare sarebbe limitare le nostre emissioni, riportando il più possibile l’equilibrio del sistema climatico verso condizioni compatibili con la vita.
San Francesco ha sempre ragione.
SORA ACQUA
San Francesco ce la descrive come molto utile, umile, preziosa e casta. Penso che, dopo questa frase, non ci sarebbe bisogno di altro per descrivere questo elemento naturale: l’acqua.
Una volta bastavano pochi litri d’acqua per la pulizia e il sostentamento del corpo umano. Quando si calcolavano le condotte idriche per le zone urbane, si prevedevano, più o meno, 120 litri d’acqua a persona; adesso si è arrivati a circa 250 litri.
Ma non è questo il problema. L’acqua per uso umano sarà sempre sufficiente; il problema è il consumismo sfrenato.
Per soddisfare le esigenze dell’uomo di oggi sono necessarie grandi quantità d’acqua per l’industria, l’agricoltura, il turismo eccetera.
Pensate che solo per le attività agricole l’umanità utilizza circa il 70% dei prelievi globali di acqua dolce. Insomma, volendo riassumere in maniera brutale: ciò che mangiamo e il modo in cui lo produciamo sono alla base del nostro consumo di acqua.
Nei prossimi anni, la popolazione umana, sempre in crescita, e gli effetti del riscaldamento globale esigeranno un uso meno scriteriato della nostra cara sora acqua.
L’acqua è presente sul pianeta in quantità tali che ne potremmo godere tutti e per sempre, qualora la trattassimo con un po’ più di rispetto.
L’uomo non riconosce l’importanza di ciò che lo circonda e attribuisce valore alle cose soltanto in funzione della loro rarità o del lavoro necessario a produrle.
Le cose che hanno il massimo valore d’uso spesso hanno poco o nessun valore di scambio; al contrario, quelle che hanno il massimo valore di scambio hanno frequentemente scarso o nessun valore d’uso.
Nulla è più utile dell’acqua; ma con essa non si potrà acquistare quasi nulla e difficilmente si potrà ottenere qualcosa in cambio di essa. Un diamante, al contrario, non ha quasi nessun valore d’uso; ma con esso si può spesso ottenere in cambio una grandissima quantità di altri beni.
Il reale valore di sora acqua, senza la quale la vita svanirebbe, è quindi molto sottovalutato. Francesco aveva ragione nell’amarla e lodarla.
FRATE FOCU
All’inizio della vita dell’uomo sulla Terra, frate foco non era conosciuto e la sopravvivenza era difficile persino da immaginare.
Prima che iniziassimo a generarlo, a gestirlo e a controllarlo, molte delle nostre attività di base, come scaldarci quando fa freddo, cuocere gli alimenti, illuminare le notti e difenderci dai predatori, erano di fatto precluse all’uomo.
Per renderlo docile e disponibile ai nostri bisogni c’è voluto molto tempo, millenni e millenni, direi.
Perché si possa creare il fuoco sono necessari un combustibile, un comburente, generalmente l’ossigeno, e una fonte di energia sufficiente ad avviare la combustione. Questo vuol dire che, senza l’ossigeno prodotto e mantenuto nell’atmosfera dai processi naturali, il fuoco non potrebbe esistere nelle forme che conosciamo.
Qualunque sia il combustibile che vi può venire in mente, o è direttamente costituito da materiale vegetale o deriva, in modo più o meno diretto, da esso.
Con l’arrivo del fuoco cambia tutto: l’uomo può riscaldarsi, difendersi dai predatori, costruire nuovi attrezzi, forgiare il metallo, cucinare i cibi con cui nutrirsi.
Oggi è difficile immaginare un modo in cui la paura arrivava puntuale al calar del sole.
All’aperto, senza alcun riparo contro i predatori e gli altri pericoli che arrivano con il buio, la nostra specie ha passato gran parte della sua storia alla ricerca di soluzioni che evitassero che, con il calar della notte, arrivasse la paura.
La paura che qualcosa in agguato, lì fuori, di notte, invisibile, potesse mangiarti.
Grazie al fuoco, l’uomo esce per sempre dalle tenebre. Con il fuoco arrivano la sicurezza, la luce, il calore, la cucina.
Grazie al fuoco nasce la civiltà.
SORA NOSTRA MATRE TERRA
Navighiamo nell’universo a bordo del pianeta che ci ospita. Siamo come marinai di una nave diretta in ogni dove e possiamo fare affidamento, per la nostra sopravvivenza, soltanto sulle risorse della cambusa della nave.
Non ci sono altri porti in cui attraccare e fare rifornimenti.
La vita è concepibile sul nostro pianeta solo perché esistono i diversi fructi che la Terra ci offre.
La Terra ci sustenta et governa. Francesco ci dice che è la Terra la vera governante dell’umanità. Grazie ai suoi frutti e in virtù delle sue leggi, la vita può prosperare.
Data l’importanza del suolo, che è poco, fragile e prezioso, bisogna imparare a proteggerlo, evitando qualunque consumo che sia inutile o superfluo.
Il suolo non si è formato in pochi anni, ma in centinaia e migliaia di anni. È difficile immaginare il tempo necessario per ricreare il suolo; tuttavia, il valore medio della sua formazione è estremamente lento, tanto che uno strato di pochi centimetri può richiedere centinaia o migliaia di anni per formarsi, mentre una ruspa può distruggerlo in pochi secondi.
Il calcestruzzo e l’asfalto, che occultano il suolo, bisognerebbe limitarli il più possibile nelle attività umane.
Il problema, come al solito, sta nel comportamento di noi esseri umani, che quotidianamente consumiamo enormi quantità di questa risorsa unica e non rinnovabile per realizzare cose di cui non abbiamo alcuna necessità e il cui unico fine è quello di aumentare i profitti di pochissimi.
Non è ammissibile che dei beni fondamentali per il sostentamento dell’uomo siano dissipati semplicemente perché poche persone ne traggano profitto.
Il profitto va benissimo solo se è ottenuto da un capitale di proprietà e se, per ottenerlo, non si calpestano i diritti di nessuno.
Non va affatto bene quando, per ottenerlo, si consuma il capitale di tutti: il suolo, l’aria, l’acqua, le foreste, i mari, le montagne.
Queste risorse non sono nostre, ma appartengono a ogni essere umano e non umano presente oggi sulla Terra.
Qualunque cosa facente parte dei beni fondamentali della natura non può appartenere esclusivamente a qualcuno.
Il frate francescano Pietro di Giovanni Olivi scrive: “Le risorse del pianeta vanno usate poveramente”, nel senso che vanno usate con moderazione, come se si trattasse di una cosa non propria.
QUELLI CHE PERDONANO
Quelli che perdonano sono coloro che, attraverso la cooperazione — quindi, attraverso il perdono — sopportano l’infermità, la debolezza di qualunque natura e la tribolazione, cioè i problemi, di una comunità di individui.
La cooperazione può essere definita come l’insieme dei comportamenti che portano reciproco vantaggio fra individui della stessa specie o fra specie diverse.
La vita è una continua lotta contro le avversità che si presentano giorno dopo giorno per tutti gli esseri viventi.
La cooperazione è stata l’antidoto per alleviare le sofferenze.
Ovunque si vedono esempi di collaborazione tra gli animali: sui laghi, dove decine di specie e milioni di individui si riuniscono per allevare la propria prole; nelle migrazioni degli uccelli; nella caccia.
Anche tra gli uomini troviamo esempi di cooperazione: nell’agricoltura, nella pesca, nel commercio, nella ricerca scientifica eccetera.
La cooperazione si può definire anche “mutuo appoggio” ed è il motore del progresso.
San Francesco, con chiarezza, avverte nel suo Cantico: “quelli ke perdonano”, ossia coloro che cooperano, che non vivono come all’interno di un’arena di gladiatori e non si lasciano trascinare dalle pulsioni alla competizione: sono da lodare.
SORA NOSTRA MORTE CORPORALE
La morte è l’interruttore che permette un nuovo giro del ciclo della vita.
Francesco loda la morte, perché senza di essa non ci potrebbe essere la vita.
Senza la morte, le risorse non basterebbero per soddisfare le necessità della vita.
In conseguenza della morte di un essere vivente — vegetale, animale o umano — si mettono al lavoro un numero infinito di esseri viventi, soprattutto microrganismi, che lo decompongono.
La decomposizione è di vitale importanza. I decompositori, funghi e batteri, estraggono dai morti quei materiali che servono a nutrire i vivi.
Senza questo legame fra vita e morte, la vita finirebbe.
Infine la morte, per Francesco, è un dispositivo che la vita adopera per dare vita.
La morale di questo racconto si sintetizza in poche parole: la natura ci permette di vivere e l’interesse primario dell’umanità è quello di rispettarla, senza se e senza ma.
Donato Pettinato
