L’università al tempo del Covid-19

Sembra già essere tutto definito per l’apertura del secondo semestre dei corsi di studio dell’Università degli studi di Catania. Come approvato dal rettore lo scorso 9 febbraio, le lezioni riprenderanno ufficialmente l’1 Marzo, in modalità mista. Gli studenti avranno la possibilità – tramite il Portale studenti – di prenotare il proprio posto in aula con una settimana di anticipo. L’Università, tuttavia, continua a garantire anche le lezione in remoto, per tutti quegli studenti che a causa dei posti ridotti, non riusciranno a frequentare fisicamente i corsi. Nessuna novità, invece, sul fronte delle sedute di laurea, le quali continueranno ad essere svolte esclusivamente a distanza. In merito alle biblioteche, esse rimarranno aperte limitatamente alle operazioni di prestito e restituzione, consentendo in tal modo ai laureandi di poter usufruire del materiale necessario per la stesura delle tesi.
Sarà possibile continuare a svolgere in presenza le attività di ricerca e tirocinio, qualora i locali siano sufficientemente ampi per garantire il rispetto delle norme di distanziamento. Infine, gli spostamenti relativi ai programmi di mobilità internazionale incoming e outgoing saranno consentiti previa sottoscrizione di una opportuna liberatoria.
Buone notizie, invece,  in merito alla possibilità di prorogare l’anno accademico 2019/2020 dal 31 marzo al 15 giugno: ciò consentirà a molti studenti e studentesse di laurearsi senza doversi re-iscrivere all’anno accademico corrente, considerato dall’onorevole Alessandro Fusacchia « uno strumento di flessibilità a favore dei cittadini e degli studenti. »
Sebbene, dunque, si sia aperto uno spiraglio che lascia ben sperare sul futuro dell’ateneo catanese, molti sembrano essere gli interrogativi degli studenti – i quali in questo difficile periodo si sono sentiti “abbandonati”  dagli organi istituzionali – soprattutto per quanto riguarda il pagamento delle tasse universitarie:  le organizzazioni politiche studentesche, infatti, non sono riusciti ad ottenere nessuna riduzione nei pagamenti, ma solo una dilazione. Un traguardo importante, certo, che ha dato respiro a molte famiglie nel periodo più difficile di questa pandemia, ma che comunque non ha determinato, secondo molti, un’equità tra servizi offerti ed effettivamente ricevuti.

FABRIZIO TOMASI

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