La (non) storia di Borgo Giuliano (Seconda e Ultima Parte)

 

10.La prima relazione Floridia

La relazione geologica del professore Floridia merita un approfondimento per la sua valenza tecnica, l’accuratezza delle analisi, la portata delle prescrizioni: “Il 10 Gennaio 1955 fu stilata una relazione sullo stato del Borgo dal consulente Geologo Giovani Battista Floridia dopo il sopralluogo del 7, in cui si faceva un’attenta e approfondita analisi – divisa in ben 8 punti – dove si valutavano e criticavano i lavori manutentivi svolti nel corso del tempo. Furono considerate, ad esempio, sufficienti le opere di drenaggio eseguite intorno al Borgo, sia per ridurre le infiltrazioni di acqua nel sottosuolo, sia per prosciugare quelle che riuscivano a permearlo. Non adatte, invece, sembrarono essere le opere di imbrigliamento dei torrenti, specialmente a valle della SS 120 e a SudOvest del Borgo.

Probabilmente, i punti chiave per capire quali siano stati i problemi strutturali di Borgo Giuliano vennero chiariti nei punti 7 e 8 della relazione Floridia. Riprendendo le considerazioni dello studio del 1942, il geologo sottolineava che i maggiori danni subiti dagli edifici “a valle” furono causati perché costruiti sul terrazzo ricavato con il riporto e la discarica dei materiali, non opportunamente assestato, di risulta dello sbancamento fatto a monte per ottenere il piano sul quale costruire il Borgo. La Delegazione Municipale – una delle strutture che presenta ad oggi i più seri dissesti insieme alla Chiesa – risente di cospicui avvallamenti sul pavimento dei portici che si affacciano sulla piazzetta del Borgo. Secondo alcune fonti, ciò fu causato dallo stazionamento di alcuni autocarri pesanti che, alloggiati momentaneamente per il riparo da qualche temporale invernale, minarono la stabilità dell’opera”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in www.vacuamoenia.net, opera citata.)

E in effetti, come già riportato, i lavori di consolidamento ad opera della ditta messinese Franza vengono avviati. Ma il punto è: su cosa si interviene?

“L’ERAS, dopo aver valutato il resoconto dettagliato del Floridia, decise di affidare i lavori all’Impresa Franza di Messina e di completare l’imbrigliamento dei valloncelli per “ottenere un’integrale sistemazione idraulica superficiale interna al Borgo”, creare delle zone boschive – soprattutto a eucalipti specifici per l’accrescimento rapido – intorno all’area del Borgo stesso e, infine, provvedere alle opere di riparazione degli edifici. Va detto che alcune proposte mosse dal perito non furono prese in considerazione dai tecnici dell’Ente portando al peggioramento graduale del Borgo.

Alla luce delle necessità riscontrate, l’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste predispose un programma esecutivo riguardante opere pubbliche di bonifica, avvalendosi dei fondi di cui all’Art. 2 della Legge Regionale 5 Aprile 1954 n.9, che riguardarono Borgo Giuliano con una cifra di 20 milioni di lire per opere di rispristino e presidio. La cifra assegnata però non sembra essere stata sufficiente se, come si legge nel documento redatto dall’ERAS, “conseguentemente, ed in relazione alla esiguità della somma rimasta disponibile (circa il 50% dell’assegnazione di 20.000.000 di Lire) si è prevista la completa messa in efficienza dei fabbricati ubicati nella zona più stabile del Borgo (a nord) e cioè dei fabbricati Alloggio Impiegati, Caserma dei Carabinieri ed Ambulatorio Medico, e l’esecuzione delle opere strettamente indispensabili ad assicurare la conservazione dei fabbricati rimanenti posti nelle zone a sud-est e a sud-ovest del Borgo e cioè Chiesa e Canonica, Scuola e Delegazione Municipale”.

Così, i lavori che avrebbero interessato le sole costruzioni, come detto nello stralcio del documento, avrebbero influito sulla spesa totale per 9.126.770Lire, circa la metà esatta dei fondi a disposizione del piccolo centro rurale. La parte, invece, relativa alle opere più urgenti – imbrigliamento e sistemazione agro-forestale – avrebbe inficiato per 9.654.150Lire così da avere un margine per le spese generali e oneri vari di 1.129.050Lire, il 6% sul totale complessivo. In attesa dei lavori si decise con nota 79612 del 15 novembre 1956 di adibire l’edificio dell’alloggio impiegati alla scuola e all’alloggio dell’insegnante”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “www.vacuamoenia.net”, opera citata)

 

11.La seconda relazione Floridia

“È del 20 Aprile 1957 la seconda relazione Floridia in cui si constatava che lo sviluppo del movimento franoso era stato in parte arginato ma che le opere eseguite non erano sufficienti a ottenere una risoluzione del problema. Di conseguenza era sconsigliabile eseguire qualsiasi tipo di restauro sulla scuola e sulla chiesa – un intervento anche parziale si poteva pianificare solo dopo aver bloccato le frane dei valloni A e B – che erano “i più direttamente minacciati e interessati, dovendosi ancora ritenere molto instabile il terreno sul quale essi sorgono”.

(…) La conclusione del Floridia è dura, quanto mai reale e lucida: per recuperare Borgo Giuliano si sarebbe dovuto procedere ad un “intervento massiccio, graduato in tempo molto breve, spendendo le decine di milioni che occorrono per rimettere in sesto il Borgo e garantirne la stabilità, la durata e l’abitabilità, oppure si rinunzia al Borgo stesso procedendo alla sua demolizione, sia allo scopo di evitare danni o vittime, sia allo scopo di recuperare quei materiali che sarà possibile recuperare: altre alternative non ne esistono ed è bene che si sappia chiaramente che illudersi, cercando chi possa o come si possa formularne delle altre, equivale a rinunziare al Borgo”.

Alle parole nette dell’Ing. Floridia seguì in data 25 settembre 1957, una perizia di variante sul progetto di 3.903.156 lire approvato e finanziato dall’Assessorato Agricoltura e Foreste (della Regione, n.d.r.) (…) I lavori interessarono la demolizione di un muro di contenimento nella zona Sud Est ai piedi della Delegazione Municipale e la ricostruzione dello stesso ma con dimensioni di fondazione e murature in elevazione più adeguati ai carichi, nonché alla costruzione di opportuni drenaggi a ridosso del muro stesso. A sottolineare l’importanza dell’intervento anche il Genio Civile di Messina che con nota (…) del 12 luglio 1957 sosteneva la necessità e l’urgenza di integrare ai lavori principali quelli di consolidamento del Borgo”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “www.vacuamoenia.net”, opera citata)

Il tempo intanto scorre e siamo già nel decennio ’60. “Il primo Aprile 1965, l’ESA attraverso la nota n. 16939 richiese all’Assessorato Agricoltura e Foreste il consenso per far redigere un’ennesima perizia di manutenzione straordinaria che valutasse le condizioni degli edifici e della Chiesa – indicata come pericolante – ed ottenerne un finanziamento relativo per i lavori di riparazione. La perizia accertò che la Canonica, l’Ambulatorio Medico, la sede dell’Ente e la trattoria si trovavano in buone condizioni strutturali, tuttavia era necessaria una manutenzione stimata in circa 60 milioni di lire. Per le altre strutture – che poi sono le stesse indicate dalle relazioni precedenti – si consigliò “in via provvisoria la dichiarazione ufficiale di inabitabilità e in via definitiva la demolizione o quantomeno il puntellamento”. Nelle stesse righe della nota, inoltre, si escluse la possibilità di ricostruire ex novo gli edifici.

Seguendo questa linea decisionale, sia l’ESA che l’Assessorato competente condividevano nella nota n. 5260 del 2 Settembre 1965 l’opportunità di “dichiarare inabitabili, o meglio demolire, la Chiesa, la Scuola e la Casa Comunale”. Le altre strutture, invece, avevano risentito dei danni causati “dalla mancanza di aereazione e dell’abbandono in cui rimasero dopo la riparazione, ultimata dall’Impresa Vincenzo Franza il 28 giugno 1965 per l’importo di 20.804.000Lire”. Tali considerazioni erano affiancate però dalla presa di coscienza che Borgo Giuliano e l’area circostante stava subendo una “rarefazione della popolazione agricola” e che la stessa scuola rurale era frequentata da un numero sparuto di scolari (undici in tutto). (…) Benchè l’ESA avesse deciso, dopo tutte le varie problematiche di cui abbiamo accennato finora, di procedere con il ripristino delle funzionalità del Borgo, un duro colpo di arresto inatteso e perentorio avvenne l’1 Febbraio 1967 quando la nota n. 223 decretava che i lavori dovessero essere bloccati a causa degli esigui fondi accessibili per il ripristino e il recupero delle strutture del Borgo.

Il problema del movimento franoso, mai realmente risolto nonostante le perizie e le analisi condotte, continuò ad essere oggetto di svariate missive tra l’Ufficio Gestione Borghi Rurali (dell’ESA, n.d.r.) e l’Assessorato regionale competente”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “www.vacuamoenia.net”, opera citata)

 

12.Si era addirittura ipotizzato un ampliamento di Borgo Giuliano

Pensare che si era addirittura ipotizzato un ampliamento di Borgo Giuliano! Anche questo risvolto è ben narrato dal documentatissimo blog “Vox HUMANA”: “Un ampliamento, ovviamente mai realizzato, fu commissionato all’ing. Baratta dall’ECLS. Questo prevedeva la costruzione di ulteriori (nove) edifici, e la realizzazione di due aree all’aperto, contigue, allo scopo di ospitare fiere e servire da campo giochi ed esercitazioni.

Il prof. Sapienza farebbe risalire il progetto intorno al 1950. Desidererei però avanzare un’ipotesi alternativa riguardo alla datazione, basata su alcune osservazioni. Nella perizia relativa ai lavori di manutenzione straordinaria del 1955, viene più volte sottolineata l’esiguità delle somme stanziate per le riparazioni, sia per ciò che riguarda le riparazioni attuali, sia per le precedenti. Tra le varie fasi che ho ritenuto di dover individuare riguardo ai borghi rurali di Sicilia, ve ne sarà una in cui verrà eseguito ogni sorta di progetto con la certezza quasi assoluta che non verrà mai realizzato; ma questo accadrà dopo. E’ improbabile che nel 1950, ed in un momento di ristrettezze finanziarie, venisse commissionato, ad un professionista esterno all’Ente, un lavoro da retribuire a parte e per il quale vi era l’assoluta certezza dell’irrealizzabilità. Queste sono determinazioni tipiche di periodi successivi. Inoltre il fatto che venga conservata la denominazione di “Organizzazione P.N.F.” per l’edificio che sarebbe poi divenuto “Delegazione Municipale”, e la presenza di un campo che, oltre che per i giochi, servisse anche a delle “esercitazioni” collocherebbe molto più probabilmente il progetto in un periodo antecedente alla caduta del regime fascista. Ma quando, esattamente? La presenza della caserma dei carabinieri e dell’ala dell’edificio scolastico, eliminate nella primavera del 1941, porterebbe a pensare che il progetto debba essere antecedente a tale periodo, mentre la presenza di strutture pertinenti all’impianto idrico (fontana e lavatoio) condurrebbe a ritenere che la planimetria debba essere successiva al progetto dell’acquedotto. E’ pertanto possibile che la planimetria dell’ampliamento possa essere stata redatta a cavallo tra il 1940 ed il 1941”. (“Borgo Giuliano: Cronaca di una morte annunciata” in “wwwvoxhumana.blogspot.com”, opera citata)

 

13.Come una gigantesca mannaia sulla chiesa

“La particolarità del borgo, oggi abbandonato, sta nell’aver conservato quasi tutta la struttura degli edifici: magazzini, scuola, ufficio postale sono in rovina ma ancora in piedi. La chiesa, invece, si è letteralmente spezzata in due. La parte centrale è crollata, nel tempo, e le due fiancate man mano si aprono a ventaglio sempre più. Il campanile, sulla sinistra osservando la facciata, resiste eroicamente anche se pende sempre più verso l’edificio vicino”. Questa efficace descrizione di Grazia Musumeci (“Troina e Borgo Giuliano” in “www.go-etna.it”, 30 maggio 2022) ci aiuta ad introdurre un importante episodio dell’agonia di Borgo Giuliano: il crollo della chiesa. “Il continuo movimento del terreno provocò un progressivo allontanamento reciproco dei muri della chiesa, fin quando il tetto crollò; l’effetto finale sulla fu simile a quello del colpo di un’enorme mannaia, lasciando l’edificio senza tetto e con i muri laterali divergenti.

L’ascia gigantesca si abbatté dal cielo sulla chiesa in una notte di fine ottobre del 1964, come può desumersi dalla comunicazione che il custode del borgo relazionò in data 2 novembre. Il fatto che siano passati giorni dall’evento alla denuncia di esso è evocativo del fatto che già a quell’epoca il custode fosse divenuto l’unico abitante del borgo. Ulteriori movimenti si determinarono due anni più tardi, in seguito ai quali venne richiesta la demolizione di chiesa, scuola e delegazione municipale, in quanto pericolanti, allo scopo di poter in qualche modo ripristinare l’agibilità dei fabbricati a Nord e consentirne l’uso senza mettere a repentaglio l’incolumità di coloro che si trovassero nei pressi degli edifici a rischio di crollo. La richiesta evidentemente non fu mai esaudita, ed il borgo cadde nell’oblìo; probabilmente, l’oblìo interessò anche l’unico abitante rimasto, il custode, al quale per mesi non venne corrisposto lo stipendio, come se non esistesse”. (“Borgo Giuliano: Cronaca di una morte annunciata” in “wwwvoxhumana.blogspot.com”, opera citata)

Il custode si chiama Silvestro Antonino Romano. È nato a Cesarò il 16 aprile 1920 ma risiede a San Teodoro. Nella raccomandata indirizzata all’Ufficio Personale dell’ESA nel settembre del 1969 lamenta di non ricevere lo stipendio “da parecchi mesi”. L’episodio del custode lasciato per mesi senza stipendio è indicativo sia dell’oblio in cui scivola Borgo Giuliano sia della sua agonia.

 

14.La (ben poca) vita a Borgo Giuliano

Tenuto conto delle pluridecennali traversie una domanda si fa strada, sempre più determinante nel nostro racconto: ma Borgo Giuliano è stato o non è stato mai abitato? I suoi edifici, se non altro quelli meno devastati da crepe e lesioni, sono stati mai utilizzati? Fruiti? Risposta: poco, davvero poco. Ecco cosa leggiamo al riguardo su “Vacua Moenia”: “Il 22 giugno 1949, quando a fatica si tentava di tornare alla normalità dopo il conflitto mondiale, si indicava il nome di Placido Vittorio Virzì, un trentottenne di S. Teodoro, coniugato e soprattutto possidente, il che era garanzia di affidabilità, per la consegna dei locali trattoria-locanda. La situazione richiedeva quanto prima l’avvio del punto di ristoro richiesto sia dalle popolazioni rurali ma soprattutto dagli operai che lavoravano nel cantiere del borgo e in quelli per la costruzione della strada finanziata con fondi ERP (sono i finanziamenti dell’European Recovery Program, meglio noto come Piano Marshall americano, n.d.r.) (…). Così, pochi giorni dopo, con nota n. 11 del 9 Luglio 1949 la gestione venne affidata a Virzì che scalzò Giuseppe Famiani non reputato all’altezza del compito per le sue “condizioni economiche non floride”.

Prima di aprire i battenti, però, era necessario che il mobilio recuperato dopo la guerra venisse riportato al Borgo. In una lettera dell’11 Agosto 1949, indirizzata al Commissario Straordinario dell’ECLS, si portava a conoscenza che un impiegato dell’Ente – un certo Guido Guidini – fu inviato a Borgo Giuliano per recuperare quegli oggetti messi al riparo dal Sirna anni prima. L’incarico però non poteva essere espletato se non con la concessione di 25.000 lire per coprire le spese di trasporto. Completate queste formalità, si sarebbe potuto riavviare il servizio di spaccio-locanda-trattoria vivamente sollecitato dalle famiglie rurali residenti nel comprensorio del Borgo. Secondo le stime, l’avvio delle attività commerciali avrebbe richiesto una spesa di 250.000 lire per tavoli, panche, armadi, credenze e perfino comò che sarebbe dovuta gravare sulle casse dell’Ente e non di certo su chi avrebbe gestito i locali “costretto già ad affrontare delle non indifferenti spese per i rifornimenti alimentari”. Così il 29 novembre 1949, il Capo Servizio Amministrativo Salvatore Corselli con nota n. 195 sollecitava l’Ufficio Borghi Rurali di Palermo perché venisse definito il preventivo di spesa della ditta Andrea Ciaramitaro che era stata incaricata di reperire la fornitura necessaria per il ripristino del servizio.

Le richieste di gestione del servizio di ristoro furono diverse nel corso degli anni e la scelta non fu sempre facile. Successivamente al Sirna, la domanda di concessione fu inoltrata all’Ente il 20 febbraio 1951 da Giuseppe Risita, profugo d’Africa e residente a Cesarò. Nella lettera si legge della volontà di prendere in carico gli spazi del Borgo per rimediare alla “disoccupazione causata dalla malattia” che gli fu riscontrata nel 1949 quando tornò dalla Tripolitania.

La redenzione del latifondo passava anche dalla redenzione degli agricoltori e delle loro famiglie attraverso l’esercizio spirituale. Il Sacerdote Giorgio Caputo, per onorare la sua missione, cercò in tutti i modi di spronare l’ERAS affinchè venisse riaperta al culto la Chiesa, “manifestando l’intenzione a sue spese alle piccole riparazioni eventualmente occorrenti”. Iniziò, così, una lunga serie di lettere tra il parroco di San Teodoro – la prima risale al Luglio 1951 – e gli uffici dell’Ente di Riforma che si concluse il 20 Marzo 1952 co la nota n. 2022 in cui si comunicava che non era possibile “aderire alla richiesta dell’Autorità religiosa in merito all’apertura al culto della Chiesa in quanto l’edificio si trova notevolmente danneggiato”.

Il 16 Novembre 1954 venne consegnata agli uffici dell’ERAS una missiva alquanto inconsueta scritta da Roberto Di Giovanni. Questi, figlio dell’illustre pittore Luigi Di Giovanni (già professore emerito presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo), essendo a conoscenza che erano in “corso di costruzione in varie parti della Sicilia Borghi rurali comprendenti, fra le varie opere, anche la Chiesa”, era disposto a consegnare per 150.000 lire un dipinto del 1938 raffigurante una “Madonna del Rosario ed anche delle rose”. L’opera, di dimensioni notevoli (2,07 x 1,26 con cornice), avrebbe dovuto dunque abbellire la Chiesa del Borgo ma il Di Giovanni non era al corrente che quell’edificio era sotto continuo monitoraggio da parte dell’Ente per la sua instabilità. Pochi mesi dopo l’offerta del quadro, venne disposta una nuova perizia geologica che continuava a interessare gli edifici a valle del Borgo”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “www.vacuamoenia.net”, opera citata)

Anche Enzo Catania si sofferma con i suoi ricordi e la sua prosa da scrittore prima ancora che da giornalista sulla pressochè inesistente animazione di Borgo Giuliano: “Da ragazzini e adolescenti, a Borgo Giuliano ci andavamo anche per fare “Pasquetta”, portandoci dietro il pranzo a sacco con le immancabili “cuddure” (dolci dalle forme svariate, tipici delle festività pasquali spesso guarnite di uovo sodo ben incastonato) che le nostre mamme ci mettevano nei piccoli e rudimentali tascapani oppure in ampi fazzolettini annodati. (…)

Qualche volta andavo a Borgo Giuliano anche perché invitato da Calogero Capizzi e Maria Catena Virzì, titolari assieme al fratello ed alla di lui moglie della fattoria-modello costruita nei pressi del Borgo e loro affidata. (…) Ma a Borgo Giuliano ci tornai più volte anche da grande quando, durante la primavera o le settimane che precedevano l’estate, scendendo per un periodo di ferie a San Teodoro, andavo a trovare Alfio Pittalà, che affettuosamente chiamavamo “Fino”, emigrato poi a Catania e negli anni 1964-1965 Gabriella Chinnici, la quale allora – insieme a molti altri insegnanti, si alternavano in periodi di supplenza a scuola dove, per le elementari accorrevano tutti i ragazzi delle campagne vicine, rasentando in alcuni anni scolastici anche le quindici unità che gradualmente diminuirono sino a diventare quattro, addirittura due. (…)

 

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In sostanza però Borgo Giuliano già negli anni Cinquanta incominciò a perdere la sua importanza. E negli anni Sessanta era più che altro un riferimento logistico e scolastico per quanti ancora abitavano nei dintorni. Nel 1952, quando a San Teodoro scoppiò una epidemia di tifo, l’allora sindaco Gaetano Lipari, il popolare e amato “Tanino casalotu”, dispose con saggezza che nel borgo nascesse un lazzaretto per il ricovero degli ammalati. (…) Finita l’emergenza del tifo (…) a Borgo Giuliano dal 1956 in poi iniziò un graduale abbandono. L’ultimo che tentò inutilmente di richiamare l’attenzione sul suo deperimento fu Antonino Romano (è il custode di cui abbiamo già scritto, n.d.r.). Con grande lungimiranza, già alcuni mesi dopo che gli era stata affidata la responsabilità e la custodia, la prima volta in cui andai a trovarlo al Borgo con altri due amici per i quali imbandì la tavola con gustosi prodotti locali e ottimo vinello rosso, mi disse: “Tu te ne sei andato a Milano e non puoi neppure immaginare. Ma se qui non intervengono presto, tutto andrà alla malora. Credimi, devo fare già i salti mortali per impedire che demoliscano le case e si portino via pure le pietre. Il giorno in cui io me ne andrò qui resterà un cumulo di pietre”. Da tempo immemorabile nessun prete celebrava ormai messa nella bella chiesetta. D’altronde l’unico sacerdote che ancora prima della nascita di Borgo Giuliano si era visto da quelle parti, era stato don Basilio Lipari. (…) Piano piano sparì anche il distaccamento fisso di un sacerdote al Borgo, che ci scendeva un paio di volte la settimana. Alla fine dunque rimase solo la scuola: gli insegnanti, per lo più supplenti, affluivano da San Teodoro e da Cesarò, ma a un certo punto non ci andò più nessuno per mancanza di alunni. In sostanza le scuole di Borgo Giuliano operarono dall’anno scolastico 1946-1947 all’anno scolastico 1971-1972. E si verificò esattamente quanto Antonino Romano (…) mi aveva detto: “Le case diventarono ruderi, gradualmente di notte visitatori notturni incominciarono a portarsi davvero anche le pietre”.” (Enzo Catania, “San Teodoro perla dei Nebrodi”, opera citata)

Aggiunge il blog Vox HUMANA”: “Per un periodo di tempo esso fu, almeno parzialmente, funzionale. Che lo sia stato è certo; vi sono diverse testimonianze, sia orali, sia documentali, al riguardo. Tra le prime vi è quella riportata dal prof. Sapienza nella sua monografia e che viene dal prof. Gliozzo, l’autore della pubblicazione “Antonio Canepa e l’esercito per l’indipendenza della Sicilia”, da cui sono desunte le informazioni citate all’inizio del post. Egli riferisce come abbia insegnato presso il borgo agli inizi della sua carriera, mentre la moglie avrebbe prestato servizio presso l’ambulatorio. Tra le prove documentali vi sono, ad esempio, le richieste di trasferimento della scuola nei locali “Alloggi Impiegati” (ex botteghe artigiane), o quella di apertura al culto della chiesa. Mentre la prima venne avanzata nel novembre del 1956 ed è quindi contemporanea ai lavori di manutenzione iniziati nel 1955 e terminati nel 1958, la seconda è antecedente all’inizio dei lavori. È chiaro quindi che negli anni Cinquanta il borgo, in qualche modo, era frequentato”. (“Borgo Giuliano: Cronaca di una morte annunciata” in “wwwvoxhumana.blogspot.com”, opera citata)

“Gli affidamenti di custodia del Borgo si susseguirono e dal primo Settembre 1962 a prendersi cura del centro rurale toccò a Domenico Cama, coniugato e con quattro figli a carico (…). Nella nota del 24 settembre 1962 in cui si ufficializzava l’incarico, si legge che al custode doveva essere corrisposto un compenso mensile di 35.000 lire, oltre all’indennità integrativa speciale. A questa cifra si aggiungevano gli “assegni familiari dovuti ai dipendenti di questo Ente per aggiunta di famiglia, al lordo delle ritenute di legge”.

In Italia è consuetudine affidare locali e spazi ad organizzazioni cattoliche o a gruppi dipendenti direttamente dalle istituzioni religiose. Così il 24 giugno 1964 l’Arcivescovo Alfonso Sidoti di Patti scrisse una lettera all’Ente di Riforma Agraria in cui richiedeva il permesso – incoraggiato anche dal Sindaco di S. Teodoro – di usufruire di Borgo Giuliano per organizzare “un campeggio estivo per adolescenti” della durata di quindici giorni. Il periodo sarebbe andato dal 4 al 18 luglio di quell’anno e il prelato si disse pronto ad assumersi la responsabilità degli eventuali – anche se poco probabili – danni arrecati ai locali. Questi, evidentemente, non era a conoscenza dello stato in cui le perizie avevano relegato il Borgo e assumersi la responsabilità dei danni provocati da un gruppo di ragazzini sarebbe stato un peso molto meno gravoso di quello che l’Ente doveva accollarsi per il centro rurale messinese.

(…) Nel 1972 al custode veniva corrisposto un compenso di 60.000 lire oltre ad altri benefici di legge, a patto di sottostare alle condizioni del regolamento redatto dal CDA dell’ESA. Queste condizioni prevedevano la custodia degli immobili, del mobilio e di tutto ciò che si sarebbe trovato nell’area del borgo, comprese le piantagioni, consideravano la permanenza continua al Borgo e includevano la cura nel segnalare eventuali danni o eventi dolosi ai beni posti sotto la loro custodia al centro zonale ESA più vicino”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “www.vacuamoenia.net”, opera citata)

 

15.Borgo Giuliano? Rientra nel territorio comunale di San Teodoro e quindi appartiene a quel comune

“Nel 1994 Borgo Salvatore Giuliano fu ceduto col vincolo di destinazione perpetua ad uso di pubblica utilità al vicino comune di appartenenza; questo purtroppo non scongiura la sua lenta e inesorabile distruzione”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “AscosiLasciti.com”, 15 gennaio 2017)

Detto così, questo nuovo status amministrativo sembra una cessione facile, realizzata in quattro e quattr’otto. In realtà l’ultimo passaggio di proprietà di Borgo Giuliano, o più correttamente dei ruderi che ne rimangono, parte da ben ventisette anni prima. Per la serie i soliti tempi infiniti della burocrazia. Prima ECLS, poi ERAS, poi ESA. Una domanda sulla quale ci si arrovella a lungo: a chi trasferire gli immobili realizzati da un ente dello Stato? Al Comune nel territorio del quale il borgo insiste. A chi altri? Sembra l’uovo di Colombo. Eppure di anni ne trascorsero, e tanti, prima di approdare alla più logica delle scelte e, in particolare in Sicilia, ad individuare quale struttura burocratica dovesse occuparsi delle fasi tecnico-amministrative del trasferimento. Questo lungo percorso decisionale è ben documentato dal blog “Vacua Moenia”: “(…) si era sollevato il problema della consegna del Borgo al Comune di competenza secondo la Legge n. 890/1942. Qui, inoltre, fu mosso un altro problema spinoso che riguardava la destinazione dei borghi costruiti in base alla legge di Riforma Agraria di cui non si prevedeva fino ad allora alcuna regolamentazione. Come successo, però, per altri borghi rurali si adotterà anche per quelli di R.A. (Riforma Agraria, n.d.r.) la legge stilata nei primi anni quaranta. Il dato fu confermato nella nota n. 25969 del 18 aprile 1967 in cui l’Ufficio Gestione Borghi prende ad esempio il caso di Borgo Schirò ceduto al Comune di Monreale. Secondo la legge del 1942, l’organo statale competente per il trasferimento dei borghi – che erano stati costruiti a totale carico dello Stato – sarebbe dovuto essere l’Intendenza di Finanza. Quando, però, nel 1946 la Sicilia divenne regione a statuto speciale, e quindi autonoma in materia di trasferimento di immobili statali, non si riuscì a stabilire quali dei due enti (Stato o Regione) dovesse occuparsi della questione. La soluzione coinvolse il Demanio dello Stato che la risolse passando ai comuni di riferimento i borghi dell’Ente di Colonizzazione.

Le pratiche per il trasferimento di Borgo Giuliano a S. Teodoro furono affrontate già ad inizio del 1970. Esclusa la possibilità che si procedesse alla consegna all’Assessorato regionale del Turismo o a quello della Sanità (…) si sollecitava il comune di S. Teodoro a risolvere in tempi brevi l’acquisizione (nota n. 1441 del 9 Aprile 1970). Nella nota del 28 Settembre 1970, l’Ufficio Gestione Borghi Rurali (dell’ESA, n.d.r.) indicava la possibilità di una riattivazione di alcuni locali di Borgo Giuliano – ovvero Ambulatorio Medico, Casa dell’Ente e Trattoria – escludendo, invece, quelli colpiti dal movimento franoso che continuava a fare peggiorare la stabilità delle precedenti strutture. A questo proposito si organizzò un servizio di guardiania (…) “per prevenire danni a persone, cose o animali”, dato che la frana continuava nella sua evoluzione.

Infine, secondo la legge n. 890 del 1942, Borgo Giuliano è stato ceduto col vincolo di destinazione perpetua ad uso di pubblica utilità in data 29 Ottobre 1994, approvata con delibera consiliare n. 107. Ciò inoltre revocava l’ordinanza precedente n. 903/C.E. del 20 Luglio 1988, con la quale erano stati concessi gli edifici e gli impianti alla cooperativa “Borgo Giuliano Soc. Coop. a.r.l.” costituitasi l’8 Febbraio 1987”. (“Borgo Salvatore Giuliano” in “www.vacuamoenia.net”, opera citata)

 

16.Una nuova perizia. E ruderi, tanti ruderi

“Credo che sia proprio in funzione del trasferimento al comune di San Teodoro che nel 1996 venne eseguita un’ulteriore perizia da parte di funzionari delle sede provinciale di Messina dell’E.S.A.. Abbastanza stranamente, i periti confusero il piccolo edificio adibito a “Ricovero Equino” con la caserma dei carabinieri demolita nel 1941. Nella perizia si legge infatti: “Si evidenzia che il fabbricato contrassegnato con la part. 43, erroneamente riportato nello stralcio catastale allegato, nella realtà, non ha né quell’ingombro né occupa quella posizione, bensì quella ridisegnata con velatura rosa”.

Ciò, se da un lato dimostra come per più di mezzo secolo non si siano aggiornate le mappe catastali, dall’altro non denota forse uno studio particolarmente approfondito, da parte di chi ha redatto la perizia, della storia e quindi della condizione preesistente del borgo.

(…) Attualmente tutti i fabbricati sono considerati pericolanti. Gli edifici meno danneggiati restano ovviamente quelli più a Nord.

Tra essi, quella che doveva essere la sede trattoria e botteghe, e dove fu spostata la scuola, resta quello apparentemente in migliori condizioni, senza evidenti compromissioni strutturali.

Anche quella che era originariamente la sede degli uffici dell’ECLS, e che fu poi trasformata in caserma, non presenta grossolane lesioni sui muri perimetrali, sebbene la copertura, contrariamente a quella delle botteghe, risulti fortemente danneggiata. E così è anche per l’ex dispensario, il cui tetto a terrazza però, anche se appare ancora integro, soffre per l’ossidazione delle strutture in ferro. La copertura è invece assente sul lavatoio, sulla canonica, e ovviamente sulla chiesa. La canonica, inoltre sembra aver subito danni strutturali di una certa gravità. Della chiesa si è già detto; le mura fuori piombo non puntellate, sono destinate a crollare. La torre campanaria, forse anche per la differente struttura delle fondazioni, è ancora in piedi.

La scuola, o meglio quel che ne resta, manifesta notevoli danni soprattutto nelle parti più a Sud. Sono visibili i resti dell’ala demolita dell’edificio, lasciati, come specifica il prof. Sapienza, a fare da contrafforti sulla parete Sud. È possibile che la loro presenza sia riuscita a limitare i danni, mantenendo ancora in piedi i muri, che altrimenti sarebbero crollati. La copertura è estesamente danneggiata. La sede del PNF presenta anch’essa danni strutturali imponenti; vi è un crollo relativo all’angolo NordOvest, che corrisponde alla linea di frattura manifestatasi nel 1941, e che condusse alle demolizioni su scuola e caserma. Anche il “Ricovero Equino” appare seriamente danneggiato e privo di copertura”. (“Borgo Giuliano: Cronaca di una morte annunciata” in “wwwvoxhumana.blogspot.com”, opera citata)

 

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17.L’esperienza dei borghi rurali siciliani: un giudizio storico conclusivo

Non si può avviare una valutazione conclusiva sull’esperienza storica dei borghi rurali siciliani senza partire dalle parole – pesanti come macigni – scritte da Giuseppe Grazzini in un articolo che abbiamo richiamato all’inizio di questo saggio: “Così il giornalista Giuseppe Grazzini descriveva sul settimanale “Epoca” il 23 giugno 1963 l’abbandono e la rovina dei borghi rurali in Sicilia costruiti per lo più durante il regime fascista: “Ho visto i paesi fantasma della Sicilia, i paesi costruiti non si sa perché e non si sa per chi, case, strade, piazze, chiese, monumenti, scalinate, fontane. Nessuno è mai andato ad abitare in queste case, nessuno ha percorso queste strade e queste piazze. Fra gli archi dei portici, che sembrano ritagliati da un quadro metafisico, il passo richiama un’eco allucinata nella profondità del silenzio. Qui avrebbero dovuto cominciare una nuova vita i contadini siciliani riscattati dal latifondo: ma i borghi sono stati costruiti a distanze insuperabili dalle terre loro assegnate. Oppure erano vicini alle terre, ma allora mancava l’acqua. Oppure c’era anche l’acqua, ma sarebbe stato troppo costoso far arrivare la luce. Così l’opera è restata a metà, mentre si è messo mano ad un’altra impresa, che anch’essa non è arrivata a compimento perché una nuova autorità rivale ha conquistato il potere e non ha voluto confondere l’iniziativa propria e l’altrui: e pertanto, per la terza volta, si è ricominciato tutto daccapo, da un’altra parte, e ancora non è finito”. (Ernesto Oliva “I borghi fantasma dell’isola” in “ReportageSicilia.blogspot.com”, opera citata)

Meno “tranchant” sull’esperienza storica dei borghi rurali siciliani, anche in una prospettiva di recupero, è il professore Vincenzo Sapienza: “Costituiscono un lascito rilevante; un patrimonio il cui reimpiego potrebbe essere una carta strategica nel rilancio dell’economia delle aree agricole interne della Sicilia, e ciò anche in considerazione della elevata qualità architettonica e costruttiva dei borghi. Essi infatti costituiscono un documento ancora ben leggibile dell’architettura del ventennio, nella sua accezione antiurbana, visto che, il mancato impiego, li ha preservati da trasformazioni o manomissioni. Oltre la cifra architettonica vanno tenute in considerazione le numerose singolarità costruttive che li caratterizzano”. (Vincenzo Sapienza, “Autarchia e innovazione nella costruzione della città rurale dell’ECLS”, opera citata)

“Oggi il degrado strutturale e l’abbandono dei borghi agricoli siciliani – osserva Ernesto Oliva – raccontano la storia di uno dei molti fallimenti della politica regionale, capace di mortificare energie e potenzialità economiche.

La metafisica e funzionale architettura di quei manufatti stride con l’aspetto odierno; quasi uno specchio dell’irrazionale spinta dei siciliani a deprimere ogni progetto di razionale ed organizzato sviluppo: un lusso ai nostri giorni non più tollerabile”. (Ernesto Oliva “I borghi fantasma dell’isola” in “ReportageSicilia.blogspot.com”, opera citata)

 

18.Ipotesi di recupero. “Le Vie dei Borghi”

“Il comune di San Teodoro, dopo aver ricevuto Borgo Giuliano, lo ha rimesso nelle disponibilità dell’E.S.A., che ha provveduto ad inserirlo nel programma “La Via dei Borghi” (su cui ci soffermeremo poco oltre, n.d.r.). Ma, in tutto ciò, la condizione resta quella appena descritta, in quanto gli ultimi interventi sono sempre quelli di mezzo secolo fa, e condotti in economia; nelle intenzioni dell’E.S.A. vi sarebbero il recupero dei fabbricati a Nord (la storia si ripete) e la limitazione dell’accesso alle aree che potrebbero risultare pericolose. Di fatto, poiché nulla ha arrestato la progressione del processo di smottamento, il fatto che i fabbricati finiranno per crollare è inevitabile; come altrettanto inevitabile è il fatto che questo deteriorerà irrimediabilmente l’aspetto del sito. E questo sempreché i fabbricati a Nord resistano indefinitamente. E nonostante le cifre spese per realizzazione e manutenzione”. (“Borgo Giuliano: Cronaca di una morte annunciata” in “wwwvoxhumana.blogspot.com”, opera citata)

Invero non sono mancate anche per il malconcio Borgo Giuliano proposte di recupero. A cominciare da una (ormai inattuabile ma merita di essere riportata) che ha direttamente a che fare con Troina. Raccontata da Enzo Catania nel suo libro “San Teodoro perla dei Nebrodi”: “(…) finchè nella primavera del 2003, il pubblicista avvocato Gaetano Rizzo Nervo, classe 1920, nativo di Tortorici nonché messinese d’adozione, papà del valente giornalista professionista Antonino Rizzo Nervo, già in forza alla Rai di Palermo, poi direttore a Roma del TG3, poi membro del CdA Rai, non puntò gli occhi su Borgo Giuliano. Per l’appunto il 14 agosto 2003, mentre il presidente del “Circolo Culturale” avvocato Nino Granata, mi consegnava una targa di benemerenza a nome dei soci e della “Consulta Giovani”, presieduta da Giuseppe Famiani, si alzò proprio Gaetano Rizzo Nervo per dire: “Ho incontrato in queste settimane i rappresentanti della Pro Loco. Ho dimostrato loro come per il suo sviluppo all’interno del parco dei Nebrodi, San Teodoro abbia una grande freccia all’arco che è proprio Borgo Giuliano…”. Ecco così che Borgo Giuliano tornò alla ribalta delle cronache, della politica e delle attenzioni generali. (…)

Nel 2005 infatti la Giunta comunale di San Teodoro, con a capo il sindaco Salvatore Sirna, anziché far disperdere il patrimonio che poteva ancora costituire Borgo Giuliano, ha disposto che per la sua utilizzazione e valorizzazione il borgo venisse per alcuni decenni assegnato all’Oasi di Troina, fondata a presieduta dal benemerito sacerdote padre Luigi Orazio Ferlauto. Poiché ho avuto l’onore e il piacere d’aver realizzato il primo libro-intervista, dal titolo “Faccia a Faccia con padre Ferlauto –Nel cuore dell’Oasi di Troina” e poiché alla sua presentazione a “La Cittadella” dell’Oasi, sia per il valore storico in se stesso del volume, sia per l’autorevolezza del personaggio, affluirono decine di amministratori locali del Parco dei Nebrodi, tra cui il sindaco di San Teodoro Salvatore Sirna ed il vicesindaco Tina Bua, ricordo che ci fu un accenno anche a Borgo Giuliano. “Cercheremo – disse padre Ferlauto – di realizzare qualcosa davvero di grande che sia utile innanzitutto alla zona, a cominciare quindi da San Teodoro e poi dell’intera Sicilia, facendone una struttura di grande richiamo per idee e realizzazioni utili alla collettività”. (…) Poiché, quando sono giù in Sicilia, ho il piacere di parlare con Padre Ferlauto e ho anche l’onore di sedere a volte alla sua tavola, so che il fondatore e Presidente dell’istituzione di Troina, è innanzitutto grato al sindaco di San Teodoro e all’Amministrazione comunale per la fiducia posta nell’Oasi. Cosa fare di Borgo Giuliano, si deciderà nel tempo, anche perché forse sarà necessario abbattere tutto e costruire ex novo. Però a Padre Ferlauto, non dispiacerebbe il progetto di far nascere a Borgo Giuliano una Scuola di Arti e Mestieri dove, da tutta la Sicilia, possano venire ad imparare tanti di quei mestieri artigiani che fecero celebri e diedero da vivere ai nostri antenati, ma che ormai sono sulla via dell’estinzione. (…) Un centro-scuola di “arti e mestieri a livello regionale”.” (Enzo Catania, “San Teodoro perla dei Nebrodi”, opera citata)

Proposta progettuale rimasta sulla carta. Anzi forse neppure sulla carta. Solo tra le buone intenzioni.

Per “Le Vie dei Borghi” l’Ente regionale di Sviluppo Agricolo (ESA) più volte chiamato in causa in questo saggio ha redatto un dettagliato studio tecnico-agronomico anche dell’area geografica alla confluenza delle province di Messina, Enna e Catania e dei Nebrodi intitolato “Borgo Giuliano. Lo scrigno dei profumi, sapori e saperi della montagna”, firmato da Filippo Interdonato, Francesco Caruso, Giuseppe Città, Salvatore De Pasquale.

 

19.Cosa prevedeva il piano dell’ESA “Le Vie dei Borghi” sul territorio siciliano

Prima di entrare nel progetto specifico per Borgo Giuliano vediamo di capire a quale proposta complessiva di pianificazione si ispira l’iniziativa dell’ESA “Le Vie dei Borghi”. “«La Via dei borghi», un percorso storico e architettonico lungo 200 chilometri da percorrere a cavallo, in bicicletta o a piedi per gli appassionati di trekking. È il nuovo progetto avviato dall’Assessorato alle Risorse agricole e alimentari della Regione Siciliana, preparato e presentato pubblicamente nel 2009 dall’Ente di Sviluppo Agricolo, per recuperare i borghi rurali costruiti durante l’epoca fascista dall’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano e, negli anni cinquanta, dall’Ente per la Riforma agraria. «Destinarli a un utilizzo coerente alla trasformazione delle aree rurali interne – secondo l’assessore alle Risorse agricole, Elio D’Antrassi – significa innescare un processo virtuoso di rivalutazione del settore agricolo in grande difficoltà. Una volta ristrutturati, mantenendo le peculiarità dell’area del territorio in cui si trovano, rivitalizzeranno l’economia delle aree interne, orientando nuovi flussi turistici verso la Sicilia più disagiata, destagionalizzando le visite nell’isola». All’interno di ogni borgo, il progetto prevede strutture ricettive, stazioni di sosta e di ricovero animali. Ma anche locali per esposizioni e vendita, attività didattiche e promozionali. In alcuni borghi, come quelli di Schirò, Borzellino, Petilia e Lupo, storicamente e architettonicamente più importanti, saranno realizzate anche attività di studio e didattico-museali legate al mondo rurale. Nel disegno complessivo, saranno trasformati i borghi di Bruca, Borzellino, Schirò, Portella della Croce, Vicaretto, Petilia, Baccarato, Lupo, posti lungo un asse trasversale che, partendo dalla provincia di Trapani fino a quella di Catania, attraversa Palermo, Caltanissetta ed Enna. I borghi di Bonsignore, San Giovanni, Schisina e Giuliano, esterni all’asse principale del percorso, saranno riadattati per il collegamento in rete con altre iniziative del territorio e per rendere omogeneo il progetto dell’asse che coinvolge l’area dei monti Nebrodi e Sicani.

Le tappe tra un borgo e l’altro non supereranno i 40 chilometri, ma l’Assessorato intende coinvolgere altre amministrazioni per realizzare altri punti di ristoro. In particolare, per i percorsi in bicicletta e a cavallo saranno coinvolti enti locali, aziende per il turismo, operatori turistici, associazioni e privati, che permetteranno di realizzare itinerari e collegamenti con altre aree di interesse o attrezzate del luogo, ristorazione, maneggi, bevai, assistenza per i cicloturisti e i trekker, segnaletica. I percorsi saranno differenti a seconda dei mezzi utilizzati e sfrutteranno la rete di regie trazzere, i tratti percorribili delle dismesse ferrovie, i sentieri delle riserve naturali, i tracciati carrabili per raggiungere le località e i luoghi di maggiore di interesse”. (“La Via dei Borghi” in www.entesviluppoagricolo.it)

 

20.Ecco cosa si prevede nello specifico per Borgo Giuliano

Veniamo ai contenuti del documento programmatico riguardante Borgo Giuliano. In premessa notizie che già abbiamo riferito: “Il borgo in origine era posizionato in un terreno poco stabile ma furono fatte opere di consolidamento fra il 1940 e il 1950; esso come tutti i borghi nasceva come centro di aggregazione per i contadini del territorio e comprendeva delle strutture quali la scuola, la chiesa, l’ufficio postale, la stazione dei carabinieri e delle case coloniche per gli operatori agricoli del territorio, nonché, negozi per gli artigiani come calzolaio e barbiere e un piccolo emporio per la vendita di beni di prima necessità.

Da informazioni si è appreso che di tutti i fabbricati solo le scuole vennero utilizzate”. (“Le Vie dei Borghi – Borgo Giuliano. Lo scrigno dei profumi, sapori e saperi della montagna” – Regione Siciliana – Ente di Sviluppo Agricolo)

Ecco quali realizzazioni propone per riqualificare Borgo Giuliano il progetto dell’ESA: “La ristrutturazione del borgo potrebbe risultare un volano per poter promuovere alcune attività turistiche, ambientali, sociali e culturali; infatti intorno ad esso opportunamente restaurato e valorizzato, potrebbero sorgere delle attività per il potenziamento di laboratori artigianali per la valorizzazione dei prodotti agricoli, e di strutture ricettive per la fruibilità turistica dei comuni che orbitano attorno al borgo”.

Entriamo ora nel dettaglio delle proposte di utilizzazione di Borgo Giuliano in base allo scenario dell’ambiente rurale di riferimento: “La posizione strategica del borgo, in prossimità di una delle aree protette più belle e importanti della

Sicilia (catena montuosa dei Nebrodi), la vicinanza dell’Etna, della costa Tirrenica e Jonica potrebbe essere un punto di riferimento per i tanti turisti che, in tutto l’arco dell’anno visitano questi luoghi.

La struttura in esame, opportunamente riqualificata, potrebbe essere utilizzata con finalità varie, quali:

– centro di accoglienza agrituristica (escursioni naturalistiche, relax, parco giochi per i più piccoli);

– punto di incontro per i fruitori delle aree attrezzate e protette;

– riferimento per i percorsi natura, trekking, ippovie, piste ciclabili, campi di volo per deltaplani;

– accoglienza per i visitatori, stazione di sosta;

– sede di attività didattiche e promozionali legate al mondo contadino;

– centro congressi;

– centro benessere (piscine, cura del corpo e della mente);

– punto di ristoro che utilizza prodotti agricoli tipici della zona, centri di assaggio e promozioni di prodotti locali;

– luogo di raccolta, spaccio o vendita delle produzioni locali sia agricole che artigianali;

– creazione di un mercato contadino che abbia anche lo scopo di valorizzare e mantenere in vita le tradizioni e le risorse agro culturali del territorio.

La gestione della struttura dovrebbe essere di tipo pubblico-privato con figure altamente professionali (organizzativo, gestionale, tecnico, marketing) al fine di valorizzare nel breve, medio e lungo periodo il borgo.

In questo contesto sarebbe utile approfondire la conoscenza dei luoghi vicini al borgo per potere meglio indirizzare i visitatori alle bellezze naturalistiche, architettoniche e tipiche dei paesi limitrofi.

La struttura ricettiva del borgo Giuliano determinerebbe:

– un forte impulso per lo sviluppo economico–sociale con conseguente permanenza degli addetti sul territorio e aumento dell’occupazione;

– un incremento delle offerte turistiche promuovendo la qualità del territorio e dei prodotti tipici agricoli ed artigianali locali;

– la creazione di associazioni e/o consorzi di produttori per valorizzare le produzioni, il territorio, l’economia e le bellezze architettoniche e storiche del territorio;

– un risultato positivo sulla commercializzazione dei prodotti e una ricaduta per le piccole e medie imprese artigianali e per le attività commerciali ad esse legate;

−la promozione di iniziative culturali, fiere, convegni, mostre e quant’altro che possa determinare la valorizzazione socio economica del territorio.

Tutto ciò determinerebbe un miglioramento dei servizi incentivando ulteriormente l’aspetto turistico ma anche sociale e culturale”. (“Le Vie dei Borghi – Borgo Giuliano. Lo scrigno dei profumi, sapori e saperi della montagna” – Regione Siciliana – Ente di Sviluppo Agricolo, opera citata)

Intenti lodevoli che necessiterebbero di enormi investimenti, innanzitutto per consolidare definitivamente l’area del borgo e sottrarla ai suoi movimenti franosi e poi per un radicale intervento di consolidamento, ristrutturazione funzionale e recupero di tutti gli edifici.

Abbiamo molti dubbi sulla possibilità che il programma complessivo dell’ESA “La Via dei Borghi” sarà mai concretizzato su scala regionale come itinerario completo attrezzato di oltre duecento chilometri.

E per Borgo Giuliano non mancano perplessità anche di carattere escursionistico o semplicemente estetico. Così li riassume, con franchezza, “Vox HUMANA”: “Ma quale sarebbe stato l’aspetto originario del borgo? Che tipo di atmosfere avrebbe evocato? Che impatto visivo o emozionale avrebbe offerto?

Il borgo, sebbene si trovi a poco più di tre chilometri, in linea d’aria, da Cesarò e da San Teodoro, sorge in una zona tuttora estremamente isolata, dove le accentuate asperità dell’orografia locale nascondono alla vista anche i centri abitati relativamente vicini, ed accentuano il senso di solitudine. In questa cornice, compariva, inaspettato e surreale, Borgo Salvatore Giuliano. Sebbene, analogamente a quanto avvenuto per Borgo Cascino, gli interventi di manutenzione non abbiano alterato l’architettonica originale del borgo, il degrado del tempo gli ha sottratto parte del fascino. Infatti, nonostante l’aspetto da “paesino di collina” più volte citato sia marcato per borgo Giuliano, l’ingresso nella piazza del borgo avrà probabilmente ispirato altre sensazioni, generate dalla presenza dei porticati, dall’arengario del PNF sormontato dai simboli ed aggettante sulla piazza, dalla presenza di un’architettonica che in quel contesto paesaggistico risulta, appunto, surreale”. (“Borgo Giuliano: Cronaca di una morte annunciata” in “wwwvoxhumana.blogspot.com”, opera citata.)

 

21.Il finanziamento di mezzo milione di euro del PSR 2014-2020 per avviare il recupero di Borgo Giuliano

Malgrado queste riserve, tanto legittime quanto comunque non esenti da soggettività, Borgo Giuliano nel 2019 ha beneficiato di un finanziamento di mezzo milione di euro.

Scrive Giuseppe Salerno il 12 agosto 1919 su “NebrodiNews”, una testata on line capillarmente diffusa nel Messinese e non solo: “C’è Borgo Giuliano del Comune di San Teodoro, risalente all’epoca fascista in una zona periferica prevalentemente agricola, in cui era concentrata l’economia commerciale, al secondo posto della graduatoria definitiva, approvata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, inerente la sottomisura 7.6, “Sostegno per studi/investimenti relativi alla manutenzione, al restauro e alla riqualificazione del patrimonio culturale e naturale dei villaggi, del paesaggio rurale e dei siti ad alto valore naturalistico, compresi gli aspetti socioeconomici di tale attività, nonché azioni di sensibilizzazione in materia di ambiente”, del PSR Sicilia 2014-2020. (Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Sicilia 2014-2020, prorogato fino al 2022, rappresenta lo strumento di finanziamento e attuazione del Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale (FEASR) dell’isola, e ha una dotazione finanziaria complessiva di poco meno di tre miliardi di euro di spesa pubblica, n.d.r.). Il borgo nel territorio santeodorese si è piazzato infatti al secondo posto tra gli interventi finanziati con il massimo punteggio (100 punti) per i lavori di recupero di tre edifici ed aree esterne al borgo stesso, per un importo pari a 504.022,50 euro.

Una cifra non bastevole per riportare allo splendore di un tempo il suggestivo Borgo – commenta Valeria Costantino, sindaco di San Teodoro – ma che comunque rappresenta il primo segnale importante che rientra in un programma di tutela e salvaguardia capace di trasmettere i valori dell’identità locale nonché una nuova vitalità a luoghi destinati a rimanere in uno stato di abbandono e decadimento progressivo, consentendo la sopravvivenza nel tempo a testimonianza, per le future generazioni, del grande valore storico. Un progetto – spiega con soddisfazione il primo cittadino santeodorese – inseguito dall’amministrazione precedente, sin dall’anno 2011, che ha dato oggi i suoi frutti grazie all’impegno, alla caparbietà e alla determinazione dell’intera squadra amministrativa (…)”. (Giuseppe Salerno “San Teodoro, attribuiti 504 mila euro per il restauro di Borgo Giuliano” in “NebrodiNews”, 12 agosto 2019)

I lavori, di cui è stata aggiudicataria, l’impresa “Emanuele Capizzello srl” di Gela, sono iniziati il 26 agosto 2020. Concentriamoci sui tre edifici recuperati, tirati a nuovo. Puntando su Borgo Giuliano dal bivio sulla 120 (il breve tratto di strada di poche decine di metri dalla statale agli edifici si presenta asfaltato di recente) eccoli nell’ordine: 1) primo edificio del lato nord, ovvero alla destra di chi percorre la strada, quello con i portici, che in origine avrebbe dovuto comprendere trattoria, botteghe e abitazioni degli artigiani; 2) la palazzina successiva, sede degli uffici dell’ECLS, poi destinata a stazione carabinieri a seguito della demolizione dell’originaria caserma sul lato opposto della strada, a sud, compromessa dallo smottamento del terreno; 3) la terza palazzina a seguire del lato destro, ovvero il dispensario medico.

Andando avanti nella nostra escursione a Borgo Giuliano (fine settembre 2024) abbiamo riscontrato come anche il minuscolo edificio del lavatoio, nei pressi dei pericolanti ruderi della chiesa, fosse cinturato sui quattro lati da ponteggi per l’edilizia e dunque sarà oggetto di recupero assieme alle tre palazzine.

Si è così messo in scena un curioso mix di edifici ristrutturati sul lato destro della strada e un paesaggio di ruderi di recente archeologia rurale sul lato sinistro, peraltro pericoloso per i rischi di crolli sebbene transennato. Il pericolo senz’altro più incombente viene dai resti dell’edificio di culto in fondo alla strada. Non tanto dalla canonica né dalla solitaria parete a nord della chiesa quanto dal campanile, stante l’altezza e l’inclinazione che ne fa una mini torre di Pisa di questa area. La visione dei ruderi non rilassa ma inquieta.

Ci si fermerà ai tre edifici ristrutturati – e per farne cosa? – o si cercherà, consolidamento del suolo e geologia permettendo, di rimettere in sesto anche la chiesa e il fabbricato di quella che in origine doveva essere la Casa del Partito Nazionale Fascista?

Potrebbe essere questo intervento sulle tre palazzine la precondizione per l’avvio di una storia diversa dopo tanta non-storia per Borgo Giuliano? La speranza ha un pregio. Non costa nulla. Speriamo che possa essere così. Speriamo che possa cancellarsi quella frase tanto poetica quanto cupa con la quale “Etnanatura.it” conclude l’escursione a Borgo Giuliano: “Oggi è abitato da fantasmi che sollevano la polvere del tempo negli arsi pomeriggi.

 

Pino Scorciapino

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