Emergenza incendi: Sicilia in una bolgia infernale

Sono 177 su 390 i comuni che in questi torridi mesi estivi hanno dovuto affrontare le indomabili fiamme che stanno martoriando l’isola. Nessuna tregua per il Corpo Forestale, la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco.  

Fiamme, distruzione e morte: potrebbe sembrare il set di un film apocalittico, ma purtroppo è la funerea realtà di queste ultime ore in Sicilia. La mano ostile dell’uomo e le torride temperature hanno fatto dell’isola una bolgia infernale di dantesca memoria. Stavolta, però, vittime della legge del contrappasso – a differenza del XXVI canto dell’Inferno – non sono i consiglieri fraudolenti: nelle lingue di fuoco, infatti, sono stretti i sacrifici degli agricoltori, la natura innocente e, soprattutto, la vita umana.

Nel Troinese, dopo gli incendi delle settimane scorse nelle aree naturalistiche di Monte Salice e dell’Ancipa, è contrada Scalvi a subire ingenti danni: in fumo la macchia mediterranea e diversi ulivi secolari. «Più di duemila ettari di territorio sono stati distrutti negli ultimi quaranta giorni» afferma il primo cittadino. «Un dramma che scuote le coscienze e ci fa comprendere che, in questa difficile partita, c’è in gioco la sopravvivenza di interi territori e che gli interventi di prevenzione e di spegnimento da soli non bastano a fermare quella che si preannuncia una vera e propria catastrofe di dimensioni globali». Venezia, all’indomani di questa ennesima catastrofe, ringrazia il Corpo Forestale, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, l’Azienda Speciale Silvo Pastorale di Troina e tutti coloro i quali – direttamente o indirettamente – hanno contribuito alle operazioni di spegnimento. «Occorre una nuova “religione ecologica”, che su superi l’ormai logora retorica dell’ambientalismo del secolo scorso, ed ispiri la politica in ogni suo ambito di azione», conclude il sindaco di Troina.


Purtroppo, però, questa religione ecologica è di là da venire e diversi altri territori dell’entroterra ennese, in questi giorni, sono stati travolti dalle fiamme: indomabili per lunghissime ore quelle che hanno devastato Pergusa (Enna) e la riserva naturale pergusina; i roghi si sono espansi velocemente, causando altresì la distruzione di due aziende agricole nei pressi di Valguarnera.
Particolarmente critica la situazione anche nel palermitano, soprattutto nella zona delle Madonie: ardono le fiamme a Polizzi Generosa, Castellana Sicula e Geraci Siculo; il fuoco non ha risparmiato neanche le Petralie: sono incalcolabili i danni alla vegetazione mediterranea e alle imprese zootecniche locali.
Martoriato anche il ragusano: A Giarratana sono stati impiegati, oltre al Corpo Forestale e ai Vigili del Fuoco, anche i volontari del gruppo Alfa e le forze di Polizia per domare il vasto incendio divampato in C.da Calaforno.
A Caltabellotto, nell’agrigentino, le fiamme sono partite in alcune zone adibite al pascolo e si sono propagate nei pressi del centro abitato seminando terrore tra gli abitanti, alcuni dei quali sono scesi in strada per paura che il fuoco travolgesse le loro abitazioni. 
Nel Messinese ad essere state colpite dalle fiamme sono state soprattutto le zone collinari: incendi a Giampilieri superiore, Molino, Gravitelli, Camaro e a Campo Italia. Inoltre, nella porzione di terra comprendente Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, le forze del territorio stanno lavorando in sinergia con contingenti della Protezione Civile delle province autonome di Trento e di Bolzano per coadiuvare operazioni di prevenzione e di sorveglianza.
Neanche il Catanese è stato risparmiato da questo inferno: sono state spente sull’Etna le fiamme che interessavano il bosco di Monte San Leo, in territorio di Belpasso. Nella giornata di ieri, inoltre, i Vigili del Fuoco sono stati impegnati nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio nella frazione di Presa di Linguaglossa, un’area boschiva a ridosso del parco dell’Etna. Amarezza, sconcerto, disperazione e rabbia: questo è il tumulto di sentimenti che alberga nei cuori dei siciliani. L’auspicio generale per i responsabili è che non escano “a riveder le stelle” prima di aver pagato per le loro colpe.

CONCITA CARMENI

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