In occasione dell’arrivo a Troina delle spoglie del prof. Giovanni Pettinato il 30 giugno 2022, pubblichiamo il ricordo di Silvano Privitera

Del prof. Giovanni Pettinato, morto a Roma il 19 maggio 2011 all’età di 77 anni, molti troinesi suoi concittadini ricordano la conversazione da lui tenuta nel 1997 nell’aula consiliare sull’epopea di Gilgamesh, in occasione della manifestazione pubblica organizzata dalla municipalità per esprimergli la stima e l’apprezzamento della città di Troina per i risultati di grande rilievo scientifico conseguiti nella sua attività di assirologo. Pettinato è stato uno dei massimi studiosi a livello mondiale dell’antica Mesopotamia e, in particolare, un esperto della civiltà sumero-assiro-babilonese e della scrittura cuneiforme. In tale scrittura sono redatti documenti dei più svariati generi, letterari, storici, lessicali ed economici sia dei sumeri prima sia degli assiro-babilonesi dopo, per un periodo di tempo che va dal 3000 a.C. al 100 d.C., rinvenuti nei siti di scavo di tutta la Mesopotamia. Come i grandi scienziati, Pettinato riusciva a coniugare il rigore scientifico con la padronanza di un linguaggio di straordinaria chiarezza espositiva. Tenere per un’ora e mezza viva l’attenzione di un pubblico molto eterogeneo sul significato del poema di Gilgamesh, che parla del viaggio, dell’amicizia, della vita e della morte e della ricerca vana dell’immortalità, non è un’impresa da poco. Richiede doti di brillante divulgatore, che Pettinato possedeva in sommo grado. Il poema, che anticipa molti temi, come il diluvio, che ritroviamo nell’antico testamento, è scritto su tavolette d’ argilla in caratteri cuneiformi, che Pettinato è riuscito a decifrare e tradurre nella lingua che parliamo oggi. Di questa sua riconosciuta ed apprezzata competenza in lingue mesopotamiche, Pettinato ne ha dato prova quando, nel 1974, ha decifrato la lingua eblaita studiando le tavolette d’argilla ritrovate tra i resti di Ebla, la ricca città commerciale, di cui non si conosceva l’esistenza, che prosperò nel III millennio a.C. nel nord della Siria, vicino all’attuale Aleppo. Su quelle tavolette d’argilla erano scritte in carattere cuneiforme opere di natura diversa: trattati di economia, opere politiche e storiche, dizionari bilingui e poemi epici. Pettinato nacque a Troina il 27 settembre 1934. Avviato agli studi, entrò in seminario per farsi prete. Ma ben presto abbandonò quest’idea per dedicarsi agli studi di Assirologia a lui più congeniali. Nei primi anni ’60, è ad Heidelberg, in Germania, dove consegue la laurea in Assirologia. Rimane ad Heidelberg dove, dal 1968 al 1970, insegna Sumerologia e Assirologia. Dal 1970 al 1974, è all’Università di Torino dove tiene cattedra in Assirologia e Storia Orientale Antica. Dal 1974, è ordinario di Assirologia alla Sapienza di Roma. Partecipa a molte missioni archeologiche nei paesi arabi del Medio Oriente. Nel 2004, per incarico del ministero degli Esteri e su sollecitazione del rettore dell’Università di Roma, Giuseppe D’Ascenzo, è a Baghdad per il progetto di catalogazione di tutti documenti cuneiformi dell’Iraq Museum e anche per verificare danni e furti di tavolette durante il saccheggio. Di quella esperienza a Baghdad ne fa una racconto nel saggio dal titolo “Il diario di un archeologo” comparso nel 2004 sul n. 2 della rivista di geopolitica Limes. Pettinato, che era un osservatore attento, aveva colto i cambiamenti che la guerra aveva prodotto: “…attraversando la città, i miei occhi guardano le rovine ancora evidenti dell’ultima guerra, i palazzi sventrati dalle bombe. La mia impressione è totalmente negativa….Guardo la gente per strada e noto quanto avevamo appreso dai mass media, e cioè che il costume delle donne è profondamente mutato: al tempo di Saddam le donne irachene portavano i capelli sciolti e si vestivano all’occidentale, mentre adesso quasi tutte indossano lunghe vesti nere e vanno a capo coperto, così come impone la legge islamica. Mi rendo conto che qualcosa è veramente cambiato nell’atteggiamento degli iracheni”. Con la scomparsa di Giovanni Pettinato, Troina perde uno dei suoi migliori e più prestigiosi cittadini di cui ne è orgogliosa. Di Pettinato conservo ancora vivo il ricordo delle conversazioni che ho avuto con lui in quel lontano 1997 per definire alcuni aspetti organizzativi dell’iniziativa pensata dalla Municipalità per manifestargli la stima dell’intera città di Troina. In una di quelle conversazioni gli parlai di un articolo, che lo riguardava e che avevo letto su “l’Espresso” nel 1975. Un’organizzazione politica araba aveva accusato Pettinato di essere “un agente del sionismo internazionale” per aver detto che gli eblaiti di 5 mila anni fa erano di etnia ebraica. “Ma quale agente del sionismo internazionale, io sono siciliano da Troina”, spiegava Pettinato al giornalista de “l’Espresso”. Ma come sia stato possibile che si ingenerasse quest’equivoco? Pettinato mi disse che non si trattava di un equivoco e non ebbe alcuna esitazione a confidarmi il nome della persona che aveva aizzato contro di lui un’organizzazione politica araba facendolo passare per “un agente del sionismo internazionale”. Le intenzioni di quel tale non erano per nulla amichevoli, come si può facilmente intuire.

Silvano Privitera

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