In libreria a ricamare incontri a punto pieno

Cronaca di un pomeriggio di gennaio con la scrittrice Simonetta Agnello Hornby.

Per chi ama leggere, recarsi in libreria è come andare a casa di un amico intimo e speciale: con lui chiacchiererai di mille svariati argomenti e le parole non saranno mai abbastanza come non sarà mai sufficiente il tempo vissuto insieme.

Per chi ama leggere, conoscere uno dei propri scrittori preferiti è un’opportunità più unica che rara, certamente imperdibile.

Quest’opportunità ci è stata offerta la settimana scorsa dalla nostra infallibile “librivendola”, così ama definirsi Concetta, una piccola grande entusiasta ed entusiasmante donna che guardando lontano, ammira orizzonti di bellezza e ci invita al suo fianco. In una piccola cittadina come Troina, porta avanti da diciotto anni la sua bella attività con professionalità e intuizione non comuni vivendo i suoi clienti come amici di cui prendersi cura, tanto che in molti abbiamo il piacere di spostarci dalle zone limitrofe.

In questi anni la nostra librivendola ha organizzato diversi momenti culturali per grandi e piccini con idee sempre originali e intriganti. Ci è riuscita anche questa volta ospitando in una dimensione così intima ed a misura d’uomo la più grande scrittrice siciliana: Simonetta Agnello Hornby.

E se Concetta chiama, gli amici rispondono. Eccome. Le code annoiano, affaticano, innervosiscono. Ma ci sono code che rappresentano l’attesa, l’attesa di un attimo che resterà prezioso ricordo, un’emozione talmente unica che, come dice Concetta, è ‘come fare un giro in Ferrari’.

Una lunga fila di appassionati lettori dell’autrice di best seller come La Mennulara e La zia marchesa, si è messa in coda per passare qualche momento in sua compagnia e farsi autografare la propria copia dell’ultimo suo romanzo Punto pieno, capitolo conclusivo della trilogia che comprende Caffè amaro e Piano nobile in cui appare sempre inconfondibile lo stile elegante e ricercato dove le parole riflettono spaccati di vita passata danzando tra suoni antichi e nuovi.

A causa della pandemia, avrebbe dovuto essere un semplice incontro di firma-copie e invece è diventato un vero appuntamento con la donna, l’intellettuale e la scrittrice. La Hornby ha riservato un tempo personale ad ognuno, ha ascoltato e raccontato, ha osservato, intuito e coinvolto. Si è raccontata in tanti e molteplici aneddoti intrattenendo i suoi ospiti da vera romanziera: ci ha raccontato del suo passato in Africa; di come, in attesa di un volo in ritardo di ben quattro ore, è nata La Mennulara, dedicata per questo motivo alla British Airways; di un divertente aneddoto sulla scelta del nome di suo figlio Giorgio, affetto da sclerosi multipla, coautore del libro Nessuno può volare, nel quale affrontano insieme con coraggio e determinazione il nuovo percorso ad ostacoli dopo la scoperta della sua malattia e di cui ha sottolineato quanto fosse comunque felice, nonostante tutto; di suo padre e del rapporto coi nipoti; di argomenti divertenti e interessanti come quello della poliginia di una principessa africana di cui sottolineava quanto il suo comportamento fosse identico a quello di un uomo con più mogli, vera dimostrazione della parità dei sessi; della tenacia della regina madre inglese; di una serata passata in compagnia del principe Carlo; di Boris Johnson e della politica inglese; e ancora: dei tempi della sua vita universitaria a Palermo; della sua amata Sicilia; del suo prossimo libro (shhhhh!!!) e sul più bello di una delle tante chiacchierate, mi scappa un nome, Camilleri, il mio scrittore siciliano preferito e lei aggiunge ‘il più grande scrittore siciliano’ e allora ci racconta aneddoti del suo rapporto con l’amico Andrea (permettetemi: qui mi sono anche commossa) e di un libro mai editato che spero non resti solo per pochi e di quella memorabile, calda sera al Teatro Greco di Siracusa in cui, sotto un cielo ammantato di stelle, il maestro ci donò il suo indimenticabile monologo Chiamatemi Tiresia e degli avvenimenti che lo anticiparono. Racconti su racconti come se fossero quattro chiacchiere tra amici.

In quell’atmosfera così intima e confortante, la Hornby ha affermato la sua presenza di donna distinta, libera, determinata e colta. E i suoi ammiratori? Hanno accantonato per un po’ il timore del contagio pur di conoscerla. Molti hanno accennato un inchino; tanti hanno voluto una foto ricordo; alcuni hanno portato l’intera collezione di libri raccontando i propri aneddoti di lettura e le proprie preferenze (assolutamente preponderante La zia marchesa di cui ha svelato che la donna in copertina è il ritratto di una zia); tanta la voglia di complimentarsi, ringraziare questa donna per i suoi scritti e restare ad ascoltarla per un po’; evidente l’emozione sui volti di ognuno, nonostante le mascherine; tra tutti, una giovane donna, esile, avviluppata nel suo cappotto, celata da mascherina e cappello, sembrava volersi fare trasparente, mi si affianca nel privilegiato angolo da cui osservo quanto mi accade intorno, resta in attesa e poi mi dice ‘è come trovarsi al concerto rock davanti alla mia rockstar preferita’ eppure non riesce ad avvicinarsi fino a quando sarà la Hornby stessa a coinvolgerla in una chiacchierata che, ne sono certa, resterà indimenticabile.

Ebbene, se la Hornby avesse fatto musica sarebbe stata sicuramente una vera rockstar.

Alida Brazzaventre

Condividi su:

Seguici su