Il progetto ArcheoTroina: riprendono le indagini nell’Area della Catena

Breve excursus sulla ricerca archeologica a Troina.

Dallo scorso 23 agosto 2021, si è aperta la nuova campagna di indagini archeologiche presso l’area archeologica della Catena, sotto la direzione scientifica  di Caterina Ingoglia, professoressa di Metodologia della ricerca archeologica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, coadiuvata dal Dott. Lorenzo Zurla. L’area archeologica della Catena  è stata oggetto di indagini, per espresso interessamento di Vincenzo Squillaci, allora ispettore onorario alle antichità della città di Troina sul finire degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 del secolo scorso: si svolsero nell’arco di tre anni e furono affidate dall’allora Soprintendenza alle Antichità di Siracusa, cui Troina afferiva, all’Istituto di archeologia dell’Università di Catania, diretto dal professor Paolo Enrico Arias, con cui collaboravano i professori Giovanni Rizza e Litterio De Gregorio. In quegli anni, fu presente sul campo l’archeologo Elio Militello, che pubblicò il resoconto dei ritrovamenti in “Notizie degli Scavi d’Antichità” nel 1961. L’indagine sui monumenti archeologici da parte dell’Università etnea interessò le fortificazioni d’età ellenistica dell’area urbana e della rocca di San Pantheon, le necropoli su monte Muanà e i resti di costruzioni, dentro e fuori le mura, sempre nell’area della Catena. Negli anni ‘70, si ha una nuova ripartizione delle Soprintendenze siciliane, Troina ricadde in quella della Sicilia Centromeridionale di Agrigento, diretta dal professor Ernesto De Miro. Quest’ultimo, nel 1974, affida le indagini archeologiche all’archeologo Giacomo Scibona, docente presso l’Università di Messina che nel corso della sua carriera si dedicò alla ricerca in numerose località site sull’appennino siculo.  La ricerca del professore Scibona si svolsero in diversi periodi nell’arco di tre decenni, negli anni ’70, ’80 e ’90, riuscendo ad apportare importanti informazioni sul quadro dell’ellenizzazione dell’isola. Nelle tante campagne di scavo, assieme ai suoi studenti dell’università di Messina, proseguì gli scavi  già iniziati da Militello, dedicandosi in particolar modo alla cinta muraria e alla sua tecnica costruttiva, con blocchi pseudoisodomi ed a telaio, e alla sua estensione; indagò le torri di fortificazione sulla Rocca di San Pantheon e le eventuali strategie difensive con esse attuabili; prosegui lo scavo degli edifici nell’area della Catena. Scibona ebbe  la meticolosità di allargare le indagini a varie zone dell’odierno centro abitato: ampliò la ricerca, infatti, su vari tratti di corso Vittorio Emanuele II, individuando un altro probabile impianto termale nei pressi del Convento dei Carmelitani, tratti di pavimenti in mosaico, in signino o cocciopesto, varie cisterne di diverse epoche in diverse proprietà private lungo Via Umberto e  nel rione Scalforio,  e lembi della vasta necropoli distrutta durante l’edificazione in emergenza dei complessi abitativi popolari del quartiere San Michele e della Cittadella dell’Oasi. Negli anni ’80 lo scavo interessò principalmente le strutture murarie dirimpetto l’edificio scolastico del quartiere “Corso”. Le sue ricerche proseguirono fino alla metà degli anni ’90, con il subentro della Soprintendenza archeologica di Enna, neoistituita. Altre indagini archeologiche nel territorio troinese si ebbero a partire dal 1997, con il “Troina Project” del McDonald Institute for Archaeological Research, dirette da Simon Stoddart e Caroline Malone che si interessarono principalmente dell’area del bacino imbrifero del Fiume di sotto Troina, dove in contrada Scarvi misero in luce il sito eneolitico di “Casa Sollima”, un’ azienda casearia del 3600 a.C. Nel 2016 dopo più di venti anni, l’Università di Messina torna a lavorare a Troina, iniziando dallo studio dei  materiali in magazzino recuperati dagli scavi del professor Scibona, venuto a mancare nel gennaio 2009. Dal 2017, gli studenti dell’ateneo peloritano, guidati dalla Professoressa Ingoglia, hanno riportato alla luce alcune strutture già indagate ma interrate ed hanno esteso le indagini nell’area intra moenia, nonché effettuato  un survey  nella rocca adiacente di San Pantheon. Alla fine di ogni campagna di scavo, i ricercatori hanno presentato alla cittadinanza i risultati delle indagini.  Allo stato attuale delle ricerche spiccano i resti di un edificio in blocchi, con probabile funzione cultuale cristiana, ed un cimitero adiacente. Questo edificio di culto potrebbe riferirsi alla chiesa di Santa Maria della Valle o a quella di Sant’Anna, ivi localizzabili grazie al  riscontro documentario lasciatoci dal frate cappuccino Antonino da Troina, vissuto fra il XVII ed il XVIII secolo. Forzatamente interrotte nel 2020, a causa della pandemia di Covid19, le indagini sono riprese in questo agosto 2021,  in convenzione con il Parco Archeologico di Morgantina e della Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Il team di ricerca, oltre che dagli archeologi, è composto da paleoantropologi e paleopatologi per lo studio dei reperti ossei del cimitero recentemente rinvenuto. Quest’anno, le indagini avranno corso fino alla prima decade di ottobre, e si approfondiranno all’interno e intorno all’edificio di culto e alla relativa necropoli; si amplieranno poi verso sud, in continuità con i già attestati edifici d’età tardoantica/bizantina. Per la professoressa Caterina Ingoglia, dirigere lo scavo archeologico della Catena rappresenta un motivo di grande orgoglio, in quanto, da studentessa partecipò alle indagini di scavo dirette dal professor Giacomo Scibona, grande maestro di archeologia e di vita.

È possibile tenersi informati sull’andamento delle ricerche seguendo la pagina facebook “ArheoTroina”, dove il team comunica le novità più rilevanti dallo scavo!

Fabio Salinaro

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