Il matriarcato: è questo l’antidoto per porre fine al patriarcato? Dal mito alla civiltà Mosuo

Di patriarcato si parla tanto: ci sono donne che lottano nel senso di un suo superamento e detrattori che negano la sua esistenza.
Ma c’è mai stato qualcosa che possa considerarsi opposto al patriarcato? Recuperiamo il concetto di matriarcato.
Il mito narra della presenza di amazzoni – donne guerriere per eccellenza che vivevano separate dagli uomini, con i quali entravano in contatto esclusivamente per fini riproduttivi nel periodo primaverile. Sebbene non si possa prendere per oro colorato tutto ciò che in esso si ritrova, vi è pure qualche fondo di verità. Deve, in effetti, essere esistito, specialmente in epoche preistoriche, una qualche forma di matriarcato, del quale restano tracce anche nel mondo contemporaneo.
Una di queste si può osservare nella Cina comunista, nella regione Yunnan, sulle rive del lago Lugu, dove vive una comunità di 25 mila persone conosciuta con il nome Mosuo. Contrariamente a quello che a primo acchito ci verrebbe da pensare, i Mosuo non sono una comunità primitiva. Una testimonianza diretta è quella di Ricardo Coler, un medico e scrittore argentino con la passione della fotografia. Su questo suo viaggio in Cina ha scritto un libro dal titolo “Il regno delle donne. L’ultimo matriarcato”. Le donne dei Mosuo ci vengono descritte con una spiccata propensione al comando. Sono loro, in questa società, a gestire i soldi, a trasmettere il cognome ai figli e, per di più, a scegliere con chi passare la notte. Non esistono legami matrimoniali, così come è del tutto assente la figura paterna.
Nonostante i tentativi della Cina Comunista (dal 1949 ad oggi) di modificare questo assetto sociale, le tradizioni e la cultura matriarcali di questa civiltà rimangono ben salde. Alcuni dei funzionari e dei quadri del Partito comunista cinese, che erano stati inviati per modificare il matriarcato dei Mosuo, finirono addirittura per integrarsi in questo ordine societario guidato dalle donne.

Silvano Privitera

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