I tamburinari

C’è un suono che riecheggia in lontananza nei giorni di maggio a Troina e che si fa sempre più forte man mano che passano i giorni, fino all’arrivo della grande festa. È il suono dei tamburi. Annunciano il Festino del Santo patrono di Troina, San Silvestro Monaco Basiliano.
A realizzare questi capolavori è Giuseppe Giuliano, 35 anni, sposato, e troinese doc, che nella vita lavora in un’azienda metalmeccanica, e che ha un grande sogno, realizzare tamburi per professione.
“Ho sempre avuto la passione per la musica, ma suonare il tamburo non era una cosa che tutti potevano fare, racconta Giuseppe Giuliano, così ho cominciato a fantasticare sulla possibilità di costruirmi un vero e proprio tamburo, dopo aver tamburellato per anni, su strumenti improvvisati. Se imparare a suonare il tamburo era impossibile, ancora di più lo era imparare a costruirne uno. Con pazienza, cominciai a studiare un tamburo che avevo comprato, racconta Giuseppe Giuliano, cercando di comprendere come incastrare i vari componenti. Capita la tecnica, però, ho cominciato a sperimentare come realizzarne uno, e non solo ci sono riuscito, ho realizzato un prodotto qualitativamente superiore a quelli in circolo”.
La realizzazione di un tamburo è laboriosa. Tutto parte dalla lavorazione dell’intestino della capra, che si differenzia da quello degli altri animali perchè ha una particolare elasticità. L’intestino va pulito, lavato e asciugato al sole. Servono poi il rame o l’ottone, per la cassa di risonanza, del legno di faggio per realizzare i cerchi e le bacchette, della pelle di bovino per i tiranti, i così detti “budduna”, ovvero lacci realizzati sempre con l’intestino della capra, ed infine il cuscino, che serve ad ammortizzare il peso del tamburo durante il cammino.
“Il mio primo lavoro lo realizzai dodici anni fa, racconta Giuseppe Giuliano, mio padre aveva comprato una capra da mangiare, e gli chiesi di darmi l’intestino. Da quel momento ho iniziato a sperimentare la costruzione del tamburo. Ho fatto tutto da solo, affinando le tecniche apprese, sperimentandone nuove, fino ad ottenere un tamburo che ha un suono diverso, migliore. Questo grazie anche all’ottone martellato, che rispetto ai tamburi lisci, ha un suono migliore, oltre ad essere esteticamente più bello. Anche i cerchi intarsiati, continua Giuliano, sono una mia idea, e rendono il tamburo elegante da vedere”.
Per la realizzazione di un tamburo occorrono dai due ai tre mesi di lavoro.
“Dopo due anni di ferma, spiega Giuseppe Giuliano, sono oberato di lavoro, perché in vista della festa, tutti vogliono fare la manutenzione al proprio strumento. Ma sapere che il mio lavoro avrà un ruolo fondamentale durante la festa, mi inorgoglisce”.
Un tempo chiamati “I vanniaturi”, i tamburinari scomparirono quasi del tutto nel dopoguerra. Oggi i tamburi sono tornati al avere un ruolo primordiale nel panorama musicale, ma in occasione del festino di San Silvestro di Troina, assumono un ruolo fondamentale grazie al “Gruppo dei tamburinari”.
A riportare in auge questo antico mestiere a Troina, è stato Giuseppe Tomasi nel 2000, legato morbosamente alle tradizioni e alla cultura del proprio territorio.
“Quando dissi a mio padre che volevo fare il tamburinaro, racconta Giuseppe Tomasi, lui non ne fu contento. Un tempo questo mestiere era relegato a persone umili, di ceto sociale molto basso, e sottopagato. Ma il mio desiderio di poter riportare alla luce antichi riti, musiche e tradizioni, mi ha spinto a proseguire e a invogliare altri ad intraprendere questa passione”.
Oggi il “Gruppo dei tamburinari” è composto da circa 30 elementi, tra cui bambini.
“Ho imparato ad orecchio a suonare il tamburo, racconta Giuseppe Tomasi, da un vecchio tamburinaro di fuori paese, che veniva chiamato a suonare a Troina. In verità lui non era propenso a insegnare a qualcun altro ciò che sapeva fare, così lo registravo di nascosto, per potermi esercitare in privato. Un tempo gli anziani intesi come professionisti, cercavano di tutelare il loro lavoro e non volevano condividerlo con altri, volevano essere i detentori unici di quel sapere.
Oggi che ho imparato, sono io che insegno agli altri come fare, soprattutto ai bambini, perché è giusto che conoscano le nostre tradizioni, e le possano a loro volta tramandare”.
Tre le musiche tradizionali la più suonata è “A troinisa”.
“Recuperare queste musiche non è stato semplice, spiega Giuseppe Tomasi, sapevo che un vecchio ramaro che si era trasferito in Germania, ne conosceva una, e gli ho chiesto di riprodurla affinché potessi suonarla. Mi mandò una registrazione fatta con le forchette, non aveva più il tamburo, ma nonostante queste difficoltà, siamo riusciti a riportare alla luce l’antica musica, che suonavano i nostri nonni”.
Stanotte questi ragazzi partiranno per il bosco dei Nebrodi insieme ad altri 400 fedeli Ramara, circa. Con la loro musica accompagneranno il loro viaggio votivo, che dopo due anni di fermo, diventa ancora più toccante e suggestivo, non solo per coloro che partecipano in prima persona, ma per tutto il paese che aspetta con trepidante attesa questo momento, quello in cui li vedrà partire carichi di preghiere e aspettative, per poi tornare, sabato pomeriggio, stanchi, provati, ma con un volto nuovo, illuminato da una nuova fede.
Gli stessi tamburi che accompagneranno la sfilata di domenica, in cui i Ramara sfileranno per il paese portando l’alloro raccolto nei boschi in onore del Santo, chiamando in adunata tutti coloro che vogliono partecipare ad una festa che quest’anno ha un significato nuovo, è una rinascita a vita nuova.

Sandra La Fico

Condividi su:

Seguici su