George Biddle (1885–1973) era già un celebre artista americano – formatosi a Parigi all’Académie Julian, a Filadelfia alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts e fortemente influenzato nei suoi lavori dal muralista e attivista politico messicano Diego Rivera – quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, gli fu chiesto dal governo americano di creare e presiedere il Comitato Consultivo del Dipartimento della Guerra con il compito di scegliere ed inviare artisti al fronte. Lui stesso partecipò, al seguito dell’esercito americano impegnato nel teatro di guerra nel Mediterraneo, all’operazione Husky e, durante lo sbarco in Sicilia e la liberazione dell’isola dai nazi-fascisti, realizzò un’ampia serie di dipinti e disegni. Tra i diversi disegni che realizzò, durante o immediatamente dopo la cruenta Battaglia di Troina (1-6 agosto 1943), spicca un dipinto a olio su tela attualmente conservato nella collezione d’arte dell’esercito degli Stati Uniti (US Army Art Collection) intitolato “Troina ‘43”.
I bombardamenti su Troina e le sofferenze di popolazione e soldati
Biddle raccontò i giorni di guerra in Sicilia in diversi libri di memorie, illustrando le sue cronache con i suoi disegni, in particolare in “War drawings” e in “Artist at War. Tunisia, Sicily, Italy”. In quest’ultimo libro, una sorta di diario, alla data del 5 agosto 1943 annotò: “Troina era molto bella, tutta in ombra con il sole alle spalle, ma le esplosioni di granate si ergevano come fontane bianche e nere lungo la cresta. Sotto di me un soldato si stava facendo strada lungo un pendio, issandosi sopra i muri grigi terrazzati con il braccio sinistro. Il braccio destro era al collo. Più tardi lo vidi seduto sul portico di una casa in attesa di un camion della Croce Rossa. Aveva il braccio bendato e la mano coperta di sangue. I pantaloni erano sporchi di sangue. I bombardieri della Settima Armata attaccavano Troina. Dodici bombardieri sorvolavano la città con grande deliberazione e diverse volte. Non c’era fuoco antiaereo nemico. Proprio in quel momento qualcuno mi prese il binocolo e persi i bombardieri tra le nuvole. Un ufficiale gridò: ‘Guardateli scendere. Sono proprio sopra il loro obiettivo’. Circa cinque secondi dopo, del fumo nero cominciò a salire, molto lentamente, come una fotografia a movimento rallentato, sopra Troina. Poi si udì il fragore devastante dell’esplosione. La cortina di fumo nero aleggiava ancora sulla città bombardata. Alcuni ufficiali come Gibbs e Porter ritennero che a Troina il bombardamento aveva avuto un completo successo nel disorganizzare lo stato maggiore nemico e i posti di osservazione, nell’ interrompere le comunicazioni e nel distruggere carri armati e postazioni di artiglieria situate in alto nella città. Il capitano Nick Malitch ha osservato invece che avremmo potuto prendere Troina con un attacco frontale una settimana prima, con il solo reggimento di fanteria. Sostiene che avremmo di sicuro subito pesanti perdite, ma inferiori a quelle subite nei non pochi giorni di combattimenti. Ma, altrettanto sicuramente, non avremmo sacrificato la città e i civili e avremmo guadagnato tempo prezioso”.

Mesi dopo, Biddle, attraversando sempre al seguito degli americani i luoghi dei combattimenti e vedendovi dappertutto macerie e morti, sofferenza e miseria, in una pagina del suo diario scrive: “Mi sento come il giorno in cui sono entrato Troina, quando il reportage diventa, se non un atto sacrilego, almeno una violazione del gusto. A inibirmi non sono i morti, i morenti, i feriti e gli stanchi. È il mio coinvolgimento personale nel dramma. Per disegnare bisogna rimanere distaccati”. E quando Biddle riusciva a trovare la giusta distanza tra il “dramma” della guerra e la sua vocazione artistica, realizzava i suoi disegni, a Troina, come a Cerami, come a Nicosia, come in tutti i luoghi grandi e piccoli che attraversava, documentando la guerra nelle linee, a matita o a china, che tratteggiavano le figure dei soldati, che la guerra combattevano, e della gente e dei paesaggi dei luoghi che la subivano.
Nei giorni precedenti scene altrettanto strazianti a Nicosia e Cerami
A Cerami Biddle disegna gli effetti di un bombardamento in un disegno che intitola “La casa di pietra tremò e le pietre tremarono”. E, del paese, in quei giorni di guerra, ricorda: “Praticamente non rimase nessuno dentro Cerami: solo il prete nominato Sindaco dopo la fuga del Podestà fascista, alcuni carabinieri e alcuni vecchi contadini. Tutti gli altri si erano rifugiati nelle montagne, ma quando torneranno, dovranno affrontare la fame, perché non c’è carne né grano. Il Capitano Malitch ha dato un lasciapassare a un anziano, Giuseppe Ferrato, che si è offerto volontario per trovare il macellaio nascosto in una grotta sulle colline. Aiuterà il macellaio a portare grano e bestiame. Il Comando militare americano ha rilasciato dal carcere un contadino di ottant’anni. Era stato condannato a tre anni per sabotaggio. Aveva tagliato del filo spinato tedesco vicino a un deposito di munizioni per usarlo come lacci per le scarpe”. E, ancora, nelle sue memorie, Biddle ricorda, citandole, diverse persone di Cerami e in particolare si sofferma a lungo sulla tragica morte, a seguito dei bombardamenti, di un’anziana nonna e della sua piccola nipote che avevano cercato rifugio alla violenza distruttiva delle bombe, in una grotta fuori paese. Della bambina appena morta, della quale fa una commossa descrizione nel suo libro riportandone il nome, Maria Lucia De Angelis, Biddle volle fare il ritratto, molto apprezzato, in quel momento di dolore, dai genitori.

A Nicosia, Biddle disegna un contadino ferito durante un bombardamento. Tra le note che rievocano i suoi giorni trascorsi nella cittadina, dove assiste all’arresto e alla messa in prigionia di decine di soldati tedeschi, riporta del suo incontro con il Generale Roosevelt al Municipio: “Era seduto su un tavolo con le gambe penzoloni. Quando mi ha visto, ha emesso un grido amichevole. Mi ha chiesto del mio programma artistico. Gli ho detto che volevo ritrarre ogni fase della guerra in prima linea, ma non l’eroismo bellico, piuttosto le piccole contraddizioni nella vita dei soldati, riprese sempre nel contesto locale in cui combattono. Gli ho spiegato che quando osservo una scena di battaglia, non vedo la violenza, il dinamismo o l’eroismo, vedo piedi pesanti, spalle curve e lo sguardo, vuoto e inespressivo degli automi, di soldati, stanchi e cadenti, che vogliono vincere la guerra e non perché combattano per nobili ideali, ma per poter tornare a casa, a casa, a casa; e non lasciarla mai più”.

Fare arte come riflessione sulle ingiustizie della condizione umana
Biddle rinforzava così, con l’esperienza diretta della guerra, i suoi convincimenti sul senso del fare arte come riflessione sulle ingiustizie della ‘condizione umana’.
Finita la guerra, nel 1946 la rivista ‘Look’ assunse Biddle come corrispondente artistico per il processo di Norimberga, durante il quale suo fratello Francis fu uno dei quattro giudici. Nel 1950 il presidente Harry Truman lo nominò membro della Commissione per le Belle Arti e un anno dopo, nel 1951, Biddle ricoprì una cattedra presso l’Accademia Americana di Roma. Le opere di Biddle sono presenti nelle collezioni di molti musei prestigiosi, tra cui il Metropolitan Museum of Art, il Whitney Museum of American Art e il Museum of Modern Art.
Silvestro Livolsi
