Le conoscenze sugli effetti a Troina del catastrofico terremoto del 1693 erano fino a pochi decenni fa molto lacunose, liquidate in qualche rigo. Vincenzo Squillaci in “Chiese e conventi” (1972) scrivendo della Cattedrale osservava che “anche il terremoto del 1693 fece molti danni a Troina ed è da presumere che anche allora la vetusta costruzione sia stata fra le più colpite. Ma di ciò nessuna notizia sicura ci è stato possibile rinvenire”.
Il sistematico lavoro di ricerca nell’archivio storico comunale condotto dallo storico Basilio Arona ha prodotto nel primo decennio di questo secolo un risultato importante. Nel fascicolo 84 della “Corte Giuratoria” (ossia, fatti i dovuti distinguo, l’Amministrazione cittadina del tempo) Arona ha rinvenuto un documento che elenca i danni del terremoto e ne quantifica i costi. È una relazione presentata il 12 maggio 1693 da tre “marasmari” (mastri muratori) – Angelo Ascone, Antonio Cortese, Francesco Passarello – e da un “mastro legnamini” (falegname), Michele Dell’Arte.
Il terremoto si verifica l’11 gennaio 1693 (le prime avvisaglie dello sciame sismico erano iniziate il 9). Il 23 febbraio i quattro tecnici – oggi li definiremmo così – ricevono dai Giurati l’incarico di verificare i danni e presentare la relazione “ad effetto di riconoscere tutti li fracassi fatti dal trascorso tremoto tanto nelle chiese quanto ancora nelle case della suddetta Città di Troye”.
La quantificazione dei danni
Il rapporto si sarebbe dovuto mandare ai collaboratori del Duca di Camastra, incaricato in Sicilia della ricognizione e poi della ricostruzione. I quattro, “avendo per tutto passeggiato e diligentemente considerato tutte le case e chiese suddette fracassate, dicano e declamano esservi in questa Città tra case e chiese fracassate e dirupate il numero di duecentonovantasette per reparo delle quali vi è bisogno la somma di onze 68.994 circa”.
Nell’elenco finale le case diventano 307 con l’aggiunta di altri edifici prima non ricogniti nel quartiere Ramosuso. La disamina è per rioni: 47 abitazioni distrutte o danneggiate nel “quartiero” Piazza, 73 nel “quartiero” Scalforio, 77 nel “quartiero” San Procopio, 73 a San Basilio, 28 nel “quartiero dello Burgo”. “Considerato che un fuoco, ossia un nucleo familiare, era di circa sei persone – osserva Arona – grosso modo 1.800 abitanti sono rimasti senza tetto o comunque con la casa lesionata. Da tenere presente che le abitazioni delle nostre famiglie erano quasi tutte ad un piano, i cosiddetti “catuoij””.
Gravissimi i danni al patrimonio ecclesiastico e monumentale. Solo per legname e materiale occorrente per intervenire sulla Regia Madre Chiesa sarebbe necessaria l’ingente somma di “6.452 onze”. Danni subiscono anche i monasteri di San Giorgio, Santa Maria degli Angeli, Santa Chiara nel quartiere Piazza, la chiesa di San Nicola a Scalforio e quella di San Nicolò alla Piazza, le chiese di Santa Lucia e di San Silvestro nel quartiere San Basilio, le chiese di San Sebastiano, San Domenico e dello Spirito Santo nel quartiere Borgo. Per tutti questi edifici religiosi una stima di intervento compreso, caso per caso, tra 300 e 600 onze. Nel documento non si accenna ai danni subiti dalla case sparse nelle campagne.
Un dato balza subito agli occhi: le distruzioni alle abitazioni sono quantificate complessivamente in 18.996 onze, quelle a chiese e conventi in 9.280 onze. In tutto 28.276 onze. E allora perché per ben due volte nella relazione si scrive che per il recupero vi è bisogno della somma di 68.994 onze? Sostiene Arona: “Una possibile spiegazione è che si sia voluto quantificare non solo il danno fisico alla costruzione ma anche quello economico patito, alle attività quotidiane e correnti, alla viabilità, come in una sorta di indennizzo. Insomma, di quanto Troina avrebbe avuto bisogno per rialzare la testa, per riprendersi da una mazzata così”.
Dalla lettura della relazione è evidente che il quartiere Borgo era ancora in espansione, considerato il limitato numero di edifici colpiti. “Ed è verosimile che sia stato popolato dopo l’evento sismico del 1693” aggiunge Arona.
Il rapporto dei quattro periti è presentato “cum debito jurando”. Oggi la definiremmo una perizia giurata presentata da una commissione tecnica. Con un dettaglio da rimarcare, certo non raro in quell’epoca: i periti firmano con una croce. Ossia sono analfabeti. La dichiarazione però è raccolta e così “autenticata” dal notaro Michele Angelo Migliacci che con sua firma ne attesta la veridicità.
Un terremoto catastrofico
Il terremoto del 1693 – il più forte terremoto dell’intero catalogo sismico italiano, di magnitudo Mw. (Magnitudo del Momento) 7.3 – devastò la Sicilia orientale (in particolare sud-orientale, la Val di Noto) seminando lutti e distruzioni. Si calcola che abbia provocato 54.000 vittime e causato devastazioni in 70 centri abitati. Una catastrofe. Queste le stime dei morti nei centri più colpiti: Catania circa 12.000-16.000 (63 per cento della popolazione); Ragusa circa 5.000 (51per cento della popolazione); Modica circa 3.400 (su 18.200 abitanti); Lentini circa 4.000 (su 10.000 abitanti); Siracusa circa 3.500-4.000 (30 per cento della popolazione); Noto circa 2000-3.000; Militello in Val di Catania circa 3.000; Augusta circa 1.800 (30 per cento della popolazione); Grammichele 52 per cento degli abitanti (circa 1.500); Mineo 1.355; Licodia Eubea 258; Monterosso Almo oltre 200.
Paradossalmente, come unico rovescio della medaglia, ha un merito: la ricostruzione ed il riordino urbanistico di città e borghi che ne segue dà vita in tanti centri del Ragusano, del Siracusano e del Catanese alle meraviglie architettoniche del barocco siciliano, ormai patrimonio dell’umanità. Ma a Troina – meno colpita, non cratere ma periferia dell’area sconvolta dall’evento sismico – non si seppe sfruttare la ricostruzione. A Troina l’intensità del terremoto è compresa tra i 7 e gli 8 gradi della Scala Mercalli. Gli interventi sugli edifici, specie religiosi, degli anni e decenni seguenti non vanno oltre nella migliore delle ipotesi una sorta di barocco minore, assai modesto. Niente a che vedere con le meraviglie architettoniche della Val di Noto. Spesso le scelte architettoniche sono discutibili con una alterazione del patrimonio monumentale preesistente, a cui il terremoto aveva assestato un duro colpo.
Quante vittime a Troina?
Peccato che se finalmente vengono alla luce i danni al patrimonio monumentale ed abitativo, rimangono avvolte nel buio del passato paura, sofferenze e lutti tributati alla furia della natura da parte della popolazione troinese in quella terribile domenica 11 gennaio 1693. Nella relazione non si accenna al numero dei morti e feriti che comunque, dato il numero dei crolli, sicuramente dovettero contarsi. Che il tributo possa essere stato elevato sembra testimoniarlo la serie storica dei dati sulla popolazione residente. Troina conta 4.858 abitanti nel 1570. Aumentano a 5.258 nel 1583 ed a 5.610 nel 1653. Sessant’anni dopo, nel 1714, la popolazione non è aumentata, anzi è diminuita di alcune decine di individui: 5.588. Evidentemente perché ventuno anni prima il terremoto aveva stroncato vite e provocato danni dai quali la comunità locale si era ripresa con tante difficoltà e in parecchio tempo.

Pino Scorciapino
Articolo ripreso, con modifiche per attualizzarlo, dal volume:
Pino Scorciapino “Conterranei Miei Atto II” Volti e storie di Troina e dintorni dall’antichità ai giorni nostri – TipoEdizioni 2009, pagine 191-193.
