Green Pass: tutto quello che c’è da sapere

Con l’avvicinarsi dei primi allentamenti della morsa, abbiamo spesso sentito parlare di Green Pass: il famoso certificato verde che, nel rispetto delle misure previste dall’ultimo decreto, permetterebbe finalmente di viaggiare, partecipare ad eventi pubblici e a cerimonie, riaprire discoteche e locali notturni anche al chiuso. Ma come funziona esattamente e quali sono i requisiti per poterlo richiedere?

Per Green Pass si intente, anzitutto, una certificazione che attesti uno dei seguenti stati della persona:
-Avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2;
-Guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2;
-Referto negativo di un tampone molecolare o antigenico rapido effettuato nelle 48 ore precedenti;

I tempi di validità del suddetto sono però differenti, infatti: la certificazione verde di avvenuta vaccinazione ha validità di 9 mesi a partire dal quindicesimo giorno dopo la somministrazione della prima dose del vaccino o dal completamento del ciclo vaccinale; la certificazione verde di avvenuta guarigione al momento, ha validità di 6 mesi a partire dalla data di fine isolamento; la certificazione verde di effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare ha validità di 48 ore dal prelievo del materiale biologico.

All’atto pratico, possedere il Green Pass italiano permetterà di spostarsi liberamente in entrata ed in uscita anche in territori collocati in zona rossa o arancione e consentirà altresì di partecipare, in zona gialla, a cerimonie civili o religiose- anche al chiuso- nel rispetto delle linee guida specifiche.

Diverso è il Digital Green Certificate (DGC) o Green Pass europeo, che oggi è stato varato dal Parlamento Europeo ed entrerà in vigore a partire dal 1 luglio 2021 in tutta l’Unione Europea e rimarrà in vigore per un anno. Si tratta di un certificato cartaceo o digitale, in lingua italiana o inglese, che verrà rilasciato gratuitamente dalle strutture sanitarie o enti competenti e attesterà lo stato della persona richiedente- avvenuta vaccinazione, guarigione o test negativo- la differenza con quello italiano sta nella sua operabilità a livello europeo. Il certificato verde europeo, infatti, funzionerà attraverso un sistema di codice a barre bidimensionale (QR-Code), associato ad una firma digitale per impedirne la falsificazione, che renderà i certificati compatibili e verificabili in tutta l’Unione Europea. La sua finalità sarà quella di facilitare la circolazione dei cittadini nei Paesi dell’Unione Europea evitando un’eventuale obbligo di quarantena, test antigenici rapidi e molecolari o ulteriori misure restrittive previste per chi arriva dall’estero. Spetterà comunque a ciascuno Stato membro decidere se accettare un certificato di vaccinazione dopo una dose o dopo il completamento dell’intero ciclo di vaccinazione e potranno imporre misure diverse dalle linee guida europee qualora lo ritenessero necessario per la tutela della salute pubblica. L’Italia al momento, pur avendo già sviluppato il certificato verde a livello nazionale, non è ancora collegata al sistema europeo ma dal Governo arrivano conferme circa l’imminente collegamento del database italiano a quello dei paesi europei già aderenti.

Tirando le somme, i certificati verdi italiani sono rilasciati in ambito regionale e sono validi solo sul territorio nazionale fino all’entrata in vigore del Green Pass Europeo, che verrà invece emesso da una piattaforma nazionale, alimentata con i dati trasmessi dalle Regioni. È importante sottolineare che possedere questo certificato non è un prerequisito obbligatorio per viaggiare ma agevola solo gli spostamenti.

Lorena Garofalo

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