«Qui riposa nella fiduciosa speranza della misericordia di Dio colui che fu nella vita Lo Cascio Giacomo, sacerdote canonico della colleggiata, Prof. Dott. in Lettere, Parroco, Monsignore, Croce di bronzo al merito di guerra, Cav. di Vittorio Veneto, Ricostruttore e presidente degl’Istituti assistenziali educativi raggruppati del Collegio di Maria e Napoli Bracconeri, Zelante restauratore delle chiese della guerra colpite. Ora è soltanto polvere. Alfa 6 novembre 1887 Omega 3 aprile 1978». Nel cimitero di Troina la tomba della famiglia Lo Cascio è una costruzione a vista basata sul terreno, non una cappelletta. Le parole citate sono scolpite su una superficie in marmo a forma di pergamena srotolata. In alto a sinistra la classica foto funeraria ovale. Sbiadita dagli agenti atmosferici. Testo ancora leggibile ma a fatica, eroso da decenni di neve, ghiaccio, pioggia, vento. Non si può non pensare che l’epitaffio – rivelatore della consapevolezza di quanto realizzato e della caducità della vita (colpisce quell’“ora è soltanto polvere”) – sia stato voluto sulla tomba da chi vi giace.
Su Lo Cascio ha scritto un breve profilo Paolo Giansiracusa in “Troina Civitas Vetustissima”, Oasi Editrice 1999. Anche Nicola Schillaci ha scritto su Lo Cascio nel periodico della Diocesi di Nicosia “In…dialogo” in due occasioni, nel 2008 e nel 2010. In precedenza, nel 1981, in “Troina Città Demaniale” Basilio Arona citava sette pubblicazioni di Lo Cascio. Arona è lo studioso che meglio conosce e possiede più opere del sacerdote. E hanno scritto Silvestro Livolsi e Fabio Venezia. Livolsi, allora giovane docente di Lettere nel “Majorana” di Troina, cominciò a seguire il percorso letterario di Lo Cascio già negli anni ’90 con una ricerca sugli autori locali che fa fare ai suoi allievi: nel dattiloscritto “Troina tra Otto/Novecento: autori ed immagini di letteratura” Gaetana Bellummia e Maria Trovato Monastra dedicano alcune righe al sacerdote. Nel 2000 su “La Fionda”, giornalino della parrocchia del Carmine voluto dal parroco Pietro Antonio Ruggiero, il laicissimo Livolsi pubblica a puntate una interessante “Storia della parrocchia” e nell’allegato numero 8 intitolato “La vice parrocchia del Carmine nei primi quarant’anni del 900” per la prima volta l’opera culturale e religiosa (ma non meno sociale e politica) di Lo Cascio ottiene un meritato riconoscimento.
Nel 2003 Venezia, giovanissimo e brillante autore, in “Troina. Itinerario culturale ai confini del provincialismo (secc. XIX-XX)” La Normanna Editrice, scrive: “Personalità di rilievo, quasi sempre impegnata nelle lotte politiche cittadine, nonostante l’attività ecclesiale, fu Giacomo Lo Cascio (1887 – 1978), sacerdote con una curiosa passione verso la letteratura classica. Si occupò di storia locale con un saggio sulla Troina al tempo della conquista normanna, scritto come una chiara apologia religiosa sui Normanni che liberarono Troina dalla dominazione saracena. Fu il primo studioso ad occuparsi del poeta Giuseppe Di Napoli, rivalutandone la figura e l’operato: talune notizie biografiche del “poeta paesano” se ci sono pervenute lo si deve senz’altro allo studio di Lo Cascio. Fu anche profondo conoscitore di testi biblici, scrivendo alcuni singoli episodi profetici, dando a questi un’impronta, oltre che religiosa, letteraria e morale. Interessante lo studio condotto su San Girolamo attraverso il suo epistolario, nel quale l’autore ricostruisce alcuni tratti essenziali della vita e dell’opera di Girolamo. Degna di nota l’attività di politico. Rivestì più volte la carica di consigliere comunale. Dapprima, entusiasta, aderì al nuovo movimento fascista, manifestando un ardente elogio a Mussolini per l’inaugurazione del “Parco delle Rimembranze”. Successivamente, spinto dalla sua attività di sacerdote, si allontanò nettamente dal partito fascista. In seguito ad alcune intimidazioni e alle continue minacce di morte dovette trasferirsi prima a Bronte, poi ad Acireale ed infine a Catania, dove non trascurò l’attività letteraria”.
Una vita intensa
Lo Cascio attraversa quasi l’intero Novecento troinese. E non da comparsa o solo da uomo di chiesa o da studioso. Diversi episodi rendono la sua vita avventurosa e, in alcune vicende, pericolosa.
Entra nel seminario di Nicosia nell’ottobre 1903. È ordinato sacerdote il 10 luglio 1910. Ricorda: “Dopo pochi giorni mi pervenne dalla Curia la nomina a cappellano della vice parrocchia del Carmine (…) Scoppiata la guerra 15 – 18 mi venne affidato l’ufficio della distribuzione dei sussidi alle famiglie dei richiamati, che tenni fino alla chiamata alle armi anche per quelli di terza categoria. Assegnato alla 12a compagnia di sanità di residenza a Palermo, il 17 novembre 1915 fui mandato a prestare servizio all’ospedale militare “Rosolino Pilo” (…) Partii per il fronte il 26 maggio 1916; fui in diversi posti: San Ulderico del Tretto, Piane di Schio, Buzzoni, Arsero, al Cimone, Trento, Lavis… Essendo stato ucciso il Cappellano militare del 217° fui mandato sull’Altopiano di Asiago, ove rimasi per diversi mesi, fino all’arrivo del nuovo cappellano. (…) Pur essendo soldato semplice, ebbi diverse incombenze: l’assistenza ai militari condannati alla fucilazione; la missione delicatissima presso gli arditi… Essendosi rifiutati di continuare a combattere, tutti si aspettavano che sarebbero stati mandati alla fucilazione dai capi. Chiamato la notte al quartier generale, (…) ebbi una lunga discussione col Generale, sostenendo di non ricorrere alla decimazione, perché avrebbe ottenuto l’effetto contrario, inasprendo di più l’animo dei soldati. (…) Dopo l’armistizio mi fu affidato il posto di medicazione alla stazione di Trento, dove affluivano i prigionieri austriaci”. È congedato il 9 aprile 1919.
Si apre un nuovo capitolo nella vita di Lo Cascio, di politico ed amministratore durante la sindacatura dell’avvocato Antonino Polizzi. “Contro la mia volontà fui eletto consigliere e tenni per circa tre anni la carica di assessore delle foreste e della pubblica istruzione”. Su ventiquattro consiglieri comunali due sono sacerdoti (allora era possibile): lui e Silvestro Conti. Di carattere energico, Lo Cascio si attiva per la sezione del bosco sui Nebrodi dove sussiste l’uso civico e la carbonizzazione gratuita per le classi meno abbienti. A proposito della delega alla pubblica istruzione, racconta: “Essendomi laureato in Lettere, per venire incontro alla gioventù ed anche alle famiglie, ho voluto iniziare le prime classi della scuola media, coadiuvato dai professori Rizzo Silvestro, Vasquez Enrico, dall’ingegnere Russo Luigi ed anche dal pittore, per quelli che volevano studiare disegno. L’iniziativa fu molto bene accetta ai giovani ed alle famiglie (…)”. Si intesta una piccola campagna contro i castighi corporali, allora eccessivi fino quasi al sadismo, nei confronti degli alunni.
Viene anche eletto presidente del Circolo Operai, il più antico di Troina, fondato nel 1862. Come amministratore comunale si impegna nell’esecuzione di opere pubbliche, in particolare l’attuale piazza Conte Ruggero, che si realizza allora: “Per mio interessamento si costruì la facciata della chiesa di San Giorgio che per negligenza dell’ingegnere D’Amico era caduta nella demolizione del monastero, e si ultimarono i lavori della piazza che forse, e senza forse, è stata l’opera più bella e maggiormente accetta al paese”.
Nel 1923 cura la stampa della sua tesi su San Girolamo. Una pubblicazione che ha il sapore di una rivincita perché la discussione della tesi era stata piuttosto agitata. Nelle memorie ricostruisce quella vicenda.
Il “professore” Lo Cascio
Come letto nel saggio di Venezia, con il fascismo inizia un periodo tormentato nella vita di Lo Cascio. Va via da Troina, quasi una sorta di esilio. “Ma anche ad Acireale non mi lasciarono in pace. Il reverendo Arciprete ed il Canonico Fiore, che faceva da segretario al vescovo, cominciarono a tempestare di lettere il Direttore del Collegio “Padre Leonardi Filippino” [dove insegnavo] perché mi licenziasse essendo ivi senza regolare permesso del vescovo”.
Anche lui fa i conti con le drammatiche giornate di fine luglio ed inizio agosto 1943 quando la guerra si combatte in Sicilia ed il fronte passa per il territorio di Troina. Ricorda: “Per essere più sicuro con le due sorelle […] me ne sono andato in campagna, in contrada Lavanche. La casa colonica era diventata un centro di riunioni, tanto più che io celebravo ogni giorno e quindi venivano dai dintorni per ascoltare la Messa, confessarsi ed attingere notizia e nello stesso tempo avere anch’io notizie da loro. Si amministrarono anche alcuni battesimi che io ho scrupolosamente trascritto per passarli poi ai loro parroci”. Rischia di essere mitragliato da un aereo americano ed ha un curioso colloquio in latino con una pattuglia di soldati tedeschi.
Nel dopoguerra con il banditismo che imperversa nelle campagne corre il rischio di essere sequestrato dalla banda Barbera.
Ricostruttore di chiese
Nell’opera di ricostruzione delle chiese distrutte dai bombardamenti padre Lo Cascio anticipa denaro di tasca propria e, da personalità debordante quale è, si attira critiche e si ritrova in mezzo a litigi. Anche in famiglia. Annota nelle memorie: “Il Reverendo arciprete (Silvestro Siciliano, con il quale è ai ferri corti, n.d.a.) non sapeva come contrariarmi. Siccome avea iniziato i lavori di costruzione, senza fondi ma a spese mie, del Collegio di Maria raso al suolo con la casa di Mimmo Polizzi dallo scoppio di una granata, mi mise in urto con la famiglia, dicendo a mia sorella, che sfortunatamente avea sposato un suo nipote, e quindi avea occasione di vederla spesso, che io stavo rovinando il patrimonio familiare, spendendo per il Collegio tanti milioni, anzi gettandoli al vento. Non dico poi quando iniziai i lavori nella parrocchia, nelle chiese distrutte dai bombardamenti del 43 e specialmente del Santuario del Soccorso. Apriti cielo! Mio fratello non mi scrisse più da Roma, mia sorella non venne più a casa (…) Restaurata la chiesa (di San Matteo, n.d.a.) a nuovo, la dotai di ampi locali: cinema, salone per i matrimoni con entrata da via Abbate Romano, ampia sacrestia con porta d’ingresso da via San Matteo; a primo piano locali per il parroco (…) Ultimati i lavori in parrocchia, volli ricostruire dalle fondazioni il Santuario dedicato a Maria SS. del Soccorso. (…) Liberatomi del Collegio, (la “pupilla dei miei occhi” lo definisce in un’altra pagina, n.d.a.) mi sono potuto dedicare di più della Parrocchia e del Santuario (…)”. Alla fine degli anni ’60 e nei primi anni del decennio seguente il cinema parrocchiale di San Matteo proietta centinaia di film, purché in regola con la censura e la morale cattolica.
Nel 1972 padre Lo Cascio viene operato di cataratta. L’età avanza. Si percepisce un senso di stanchezza e solitudine. Scrive tanto, riordina appunti. Sempre più è tempo di bilanci: “Non avendo potuto insegnare nella scuola statale perché rifiutai sempre la tessera fascista, ho dovuto insegnare negli istituti pareggiati, come il Capizzi di Bronte o parificati come il San Michele di Acireale ed il Leonardo da Vinci di Catania. Solo gli ultimi anni potei insegnare al magistrale Lombardo Radice, due anni al Cutelli ed il resto alle Spedaleri, da dove mi sono messo a riposo”.
Il suo ritiro da parroco a San Matteo è accompagnato dall’ennesima polemica. Forse ritenendolo inadeguato, lascia le redini della parrocchia non al giovane viceparroco, il concittadino Salvatore Castellano – che ne rimarrà profondamente deluso e se ne andrà da Troina in un’altra cittadina del Catanese – ma fa in modo che torni da Sperlinga un altro sacerdote troinese, Salvatore Chiavetta. Padre Chiavetta subentra così a Lo Cascio.
“Monsignor” Lo Cascio
Nel 1974 muore la sorella Gaetana. Silvestrina era morta nel 1962. Annota: “Ed ora sono rimasto solo e per giunta sofferente… Pensai andarmene a Troina. Ma fu peggio. Concelebrata la Messa col parroco, passavo giornate intere senza vedere anima viva, senza parlare con alcuno. Ed allora il 28 tornai a Catania, anche per fare stampare i ricordini (…) Ritornato a Troina, vi sono rimasto fino al 23 ottobre. Ritornato a Catania non mi sono più mosso”.
Il 31 dicembre 1974 annota ancora: “Anche il 74 è passato, ed è passato come la tempesta che ha imperversato nei suoi due ultimi giorni, seminando rovine e morti quasi in tutta l’Italia meridionale e in molti punti della Sicilia, non esclusa Troina. È passato ed ha lasciato una tristissima eredità al 75, che difficilmente potrà saldare. Anche per me è stato l’anno più triste della mia lunga vita, rendendomi solo per la morte della sorella, malfermo nella salute, per l’artrite agli arti inferiori, e sfiduciato nell’avvenire”.
Nel 1976 riceve un importante riconoscimento dalla Santa Sede. “6 marzo. Mi telefonò il vescovo che mi voleva a Nicosia. Date le mie condizioni di salute risposi che mi era impossibile viaggiare. 12 marzo. Preceduti da una telefonata vengono a trovarmi il parroco Chiavetta, il sacerdote Fiumefreddo, il cappuccino padre Antonino e mi presentano una busta mandatami dal vescovo. L’apro ed ecco il contenuto: “Segreteria di Stato. Summus Pontefix Paulus VI inter suos cappellanos adlegit Dominum Iacobum Lo Cascio ex Diocesi Nicosiensis. Quod quidam eidem Rev. Domino Lo Cascio opportune significatur. Ex aedibus Vaticanis die XXIII m. Januarii a. MCMLXXVI”.
Riprende a dividersi fra Catania e Troina dove preferisce trascorrere il periodo estivo per sfuggire alla canicola della città etnea. Ma l’ormai Monsignor Lo Cascio si sente sempre più solo e annota: “Per occupare la solitudine scrivo un po’ di versi che si trovano pubblicati nel libretto “Versi nuovi di un poeta novantenne”.
Una produzione letteraria multiforme e copiosa
La sua produzione storica e letteraria – multiforme e copiosa – merita una analisi organica. Provando a mettere insieme tutti i titoli di saggi, opuscoli, volumi dati alle stampe e dattiloscritti non passati in tipografia. Diversi scritti contenuti in un opuscolo sono ripresi e pubblicati, in modo più strutturato e completo, in opere successive.
“L’Assunta – Settenario predicato nella Collegiata di Troina” è stampato dalla Tipografia Lizio di Catania. “Girolamo da Stridone studiato nel suo epistolario” è pubblicato nel 1923 dalla libreria editrice Guaitolini di Catania. Di San Girolamo, uno dei Padri della Chiesa, il giovane Lo Cascio, dopo i cenni biografici e la collocazione storica negli anni in cui si approssima la caduta dell’Impero romano, analizza diverse sfaccettature.
“Il Parco di Rimembranze. Discorso tenuto nella inaugurazione del Parco di Rimembranze” è stampato dalla Lizio. Della “Collana Militaria” fanno parte: “Lilia Marin” Dramma in quattro atti. Editrice Guaitolini. Catania 1923; “Maurizio Panslavo” Dramma in quattro atti, sempre edito dalla Guaitolini nel 1923; “Il Prete Soldato” Dramma in tre atti, Tipografia La Commerciale di Catania, e “Il Divorzio”. Quest’ultimo lavoro è un dramma in quattro atti stampato dalla Commerciale nel 1971. Presentato con parole di fuoco nell’Introduzione all’indomani dell’approvazione in Parlamento del progetto di legge Fortuna – Baslini: “Malgrado il divorzio sia contro la legge divina e la più grande piaga che incancrenisce la società, per la Chiesa sarà una prova in più per conoscere i veri cattolici dai cattolici annacquati”.
“Alberto il prigioniero” è un dramma in tre atti stampato ancora dalla Commerciale nel 1972. Da rimarcare l’indignazione, la rabbia quasi, per la disfatta di Caporetto di Lo Cascio prete ma anche soldato, peraltro decorato, come evidenziato sul suo epitaffio.
Segue nell’elenco un testo rimasto dattiloscritto: “Andiamo a messa. Brevi notizia sul mistero eucaristico e partecipazione dialogata alla celebrazione della Santa Messa”. “La Voce della Parrocchia”, settimanale per la spiegazione del vangelo e le notizie della parrocchia, dattiloscritto, esce per molti anni, dal 1958 al 1965 e forse anche dopo, quasi tutte le settimane.
“Le conversazioni religiose”
“Le conversazioni religiose (dialoghi del parroco)” sono raccolte in due volumi: Il primo di 145 pagine stampato dalla Tipografia Sant’Agata di Catania nel 1966 e il secondo, nel 1967, dalla Scuola salesiana del libro di Catania. Opera dai contenuti religiosi, teologici, ecclesiali, morali ed etici, “Conversazioni religiose” è senza dubbio tra le più impegnative e di maggiore spessore del nostro autore.
Del 1970 con i tipi della Commerciale “Troina al tempo dei Normanni”. Dedicato, con parole d’affetto, “a tutti i miei cari ex discepoli del ginnasio magistrale e liceo che ricordo sempre con nostalgia paterna”. Lo Cascio scrive che “non è una storia, né molto meno un commentario (…) Sono, infatti, soltanto degli appunti per far conoscere attraverso quello che altri hanno scritto il nostro paese, degno di migliore fortuna, eppure così poco conosciuto (…) Di nostro, infatti, non c’è nulla, solo la fatica di aver cucito insieme tante notizie”. Il “lavoretto” – come lo definisce – è diviso in cinque capitoli: “Notizie generali”; “La Città di Troina e la Collegiata”, trascritto da “L’Italia Artistica”; “I Normanni in Sicilia”; “Il Conte Ruggero a Troina”; “Trascrizione di alcuni diplomi”.
Seguono nell’elenco “La Vergine nel pensiero del Divino Poeta”. Settenario, Tipografia La Commerciale, e il più volte citato “Un poeta paesano”, ancora stampato dalla Commerciale. La serie “La Bibbia Sceneggiata” comprende lavori pubblicati ed altri rimasti dattiloscritti: “Giuseppe venduto dai fratelli” è pubblicato in “Gioia Vera”; “Giuditta, la donna che salva la patria con coraggio e forza virile” è stampato dalla Commerciale; così come “Ester, la donna che salva il suo popolo con la preghiera e la fiducia in Dio”. “Daniele e Susanna – La sposa fedele e timorata di Dio che preferisce la morte anziché il peccato”, un testo di 38 pagine stampato nel maggio 1973 dalla Tipografia Squeglia, è dedicato alle “spose di Azione Cattolica”. Infine sono pubblicati “Il figliol prodigo”, in quatto atti, e “Mosè”, entrambi dalla tipografia Squeglia.
Nella produzione letteraria di Lo Cascio trova spazio anche il Manzoni sceneggiato ovvero “I Promessi Sposi sceneggiati” (Don Abbondio e i bravi – Don Abbondio e Perpetua – Don Abbondio e Renzo – Don Abbondio e le donne) pubblicato in “Gioia Vera”. Dattiloscritti di qualche pagina sono “Interpretazione del verso dantesco “Vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto” contro l’interpretazione di Boccaccio”; “Lo sbarco dei Normanni in Sicilia contro la diffamazione degli storici inglesi” e “I decreti del Conte Ruggero e la Chiesa di Troina”.
La tragicommedia in tre atti “Filogene”, 36 pagine, è stampata dalla Commerciale di Catania, la più gettonata tra le tipografie da Lo Cascio. Negli ultimi anni dell’esistenza però si intensifica il rapporto con la Tipografia Squeglia che stampa “Phaedrus, le favole di Fedro tradotte in versi”, il dattiloscritto “Documenti riguardanti la Chiesa Palatina di Troina”, “La Madonna delle Grazie – Settenario predicato” (1975) “Il Prete Cattolico – Il Triduo predicato”. Poco più che opuscoli, nei quali non è mai segnato il prezzo e che – come per quasi tutta l’opera di Lo Cascio – l’autore regala a parrocchiani, conoscenti, studenti, amici anche di Catania. Le eccezioni sono rare. “Ricordi di guerra 1915 – 1918” rimane dattiloscritto.
Versi nuovi e vecchi di un ottuagenario
Ma il nostro è anche poeta e nel corso della sua lunga vita non disdegna metrica e versi. Li raccoglie in due volumetti del 1974 e del 1976. Il primo è “Cuore infranto” (Ricordi della Prima guerra mondiale di un ottuagenario), Tipografia Squeglia di Catania. Il libro, apparentemente dedicato alla madre – “A te mamma che nell’ora più angosciosa della mia vita hai saputo sollevare il mio spirito” – è in realtà un ringraziamento alla Madonna. Versi, prosa, appunti si intrecciano con sullo sfondo Alpi e trincee. Alcune pagine erano già state pubblicate in altre opere come “Lilia Marin”. Il secondo lavoro, sempre stampato dalla Squeglia di via Crociferi, è “Versi nuovi di un vecchio novantenne”. L’autore si firma “Mons. Prof. G. Lo Cascio”. Quasi sempre i versi di questo volumetto di 58 pagine sono autobiografici ed introspettivi. Le parole che precedono la lirica “Sei Novembre” (genetliaco di padre Giacomo) lo testimoniano: “Quid est homo? – Un’alba – un meriggio – un tramonto, più o meno lungo e sereno. Poche ore ancora e il 74 volgerà al tramonto… Col sei novembre 75 sono entrato nell’89/mo anno. Arriverò al nuovo sei novembre 76?… Spontanei, ogni fine d’anno, si affacciano al mio pensiero, come in un lungo film, tanti ricordi…Per non sentire la presente veglia, come colui che dorme e sogna, affido alla carta questi pochi versi”.
Altre liriche recano in calce, quasi come una firma, “Zona di guerra”. Vanno segnalate le liriche “In maestitia per la morte della sorella”, comprensibilmente intensa, “Ritorno in paese”, inno d’affetto a Troina ed alla sua storia, “L’orfanella”, “Nell’anniversario della morte della sorella Gaetana”. Altri versi riprendono scritti precedenti. In “Novatores sunt haeretici”, dopo aver dissertato diffusamente di metrica, Lo Cascio mette in versi l’Addio ai monti di Lucia nei “Promessi Sposi”. Non abbiamo elementi per rilevare se “Sei Novembre” sia una sorta di commiato letterario. Probabilmente no. Per Lo Cascio l’essere sacerdote, professore, scrivere erano quasi un tutt’uno, elementi fondanti della sua esistenza. Ma la ricostruzione della sua opera si ferma qui. Anche perché lo “Zibaldone”, ossia il mosaico di scritti, “Autobiografia di un novantenne” del 1976, 42 fittissime pagine dattiloscritte da cui abbiamo attinto, non sarà mai pubblicato.
Austero, spesso tagliente nei giudizi ed intransigente nei comportamenti, prete tutto d’un pezzo e uomo del suo tempo, insieme burbero e burbero benefico, probabilmente nell’intimo con una scorza meno dura di quanto volesse fare apparire, Lo Cascio da Troina e dai troinesi merita più considerazione di quanta gliene stata data. A lui si addicono diverse etichette: educatore, letterato, storico, intellettuale, poeta, drammaturgo. Ma sempre e prima di tutto uomo di chiesa e di fede.
Pino Scorciapino
(Riduzione e adattamento da: Pino Scorciapino Conterranei Miei. Atto II, TipoEdizioni, 2009, pagine 199-223)
