Enna, conferita la Medaglia d’onore ai deportati troinesi: tributo alla memoria di Francesco Miraglia e dei fratelli Cittadino

Conferito a Francesco Sebastiano Miraglia, originario di Troina, il solenne riconoscimento della Repubblica ,postumo, della Medaglia d’onore, l’alta onorificenza destinata ai cittadini italiani deportati nei lager nazisti. La cerimonia di consegna, avvenuta oggi alla presenza del Prefetto di Enna, si è trasformata in un momento di profonda commozione. Intorno al ricordo del soldato si è stretta la comunità troinese, guidata dall’Assessore Pippo Macrì, insieme a trentasei familiari, tra fratelli, sorelle e nipoti, convenuti per rendere omaggio al loro eroe.

La storia è fatta di eroi silenziosi e sconosciuti, uno di questi eroi fu il soldato Miraglia.  

Nato a Troina il 23 settembre 1923, in via Reliquia, fu il primogenito di una numerosa e umile famiglia di contadini: suo padre Silvestro, di appena ventidue anni, la madre Costanza Marino, e ben otto fratelli.

Ad appena 19 anni, Miraglia diventa la matricola n. 13755del Distretto Militare di Enna e il 21 maggio 1943 viene chiamato alle armi per vestire la divisa del 50∘Reggimento Genio Zappatori.

Pochi mesi dopo l’arruolamento, l’armistizio dell’8 settembre lacera l’Italia in due. Per le centinaia di migliaia di soldati italiani dislocati sui vari fronti fuori dai confini nazionali, l’improvviso voltafaccia dei tedeschi pone un aut-aut implacabile. La stragrande maggioranza dei militari sceglie la via dei lager, compiendo un rifiuto silenzioso, il primo vero atto della Resistenza italiana. Miraglia è tra questi. Catturato dalle truppe germaniche, viene deportato in Germania e schedato come lavoratore coatto. Viene destinato ai durissimi lavori minerari. La prigionia, resa insostenibile dalla fame, dal lavoro estenuante e dal gelo nordico, spezza irrimediabilmente la salute del giovane troinese. I registri dell’ospedale di Hohenmölsen documentano che Francesco si spegne l’11 gennaio 1945 a causa di una tubercolosi polmonare. Viene sepolto nel cimitero cittadino, nella sezione riservata agli stranieri.

Per anni, a Troina, i suoi cari convivono con l’angoscia straziante di un’assenza inspiegabile. La verità dei fatti riemerge grazie a un concittadino e reduce, Giuseppe Toscano che entra in possesso dei documenti di riconoscimento di Francesco grazie a un compagno di baracca. Una volta rimpatriato, si reca personalmente a Troina per riconsegnarle alla famiglia.

Un solenne tributo esteso anche ad altri due concittadini: la Medaglia d’onore è stata infatti consegnata anche a Giuseppe e Vincenzo Cittadino, figli di Francesco e Carmela Rasà, anch’essi deportati in Germania. Presente alla cerimonia, a custodirne la memoria, era il figlio di Giuseppe, Antonello Cittadino.

blank

Sandra La Fico

Condividi su:

blank

Seguici su