El Contragolpe: un twist di Negroni

Il Negroni, nella versione in cui lo conosciamo, nasce a Firenze intorno agli anni 10 del XX secolo. Il Conte Camillo Negroni, di ritorno da uno dei suoi viaggi londinesi, si recò nello storico Cafè Casoni e chiese al proprio barman di variare la ricetta del suo solito aperitivo. Non più seltz – mescolato con Bitter e Vermouth rosso – ma Gin, in onore del suo soggiorno oltre Manica. “L’Americano alla moda del conte Negroni”: questo fu il nome con il quale fu chiamato fino a quando divenne semplicemente “Negroni”.

La ricetta originale prevede 3cl di Gin, 3cl di Vermouth rosso e 3cl di Campari. Gli ingredienti si versano in un bicchiere Old Fashioned – vale a dire un un bicchiere di tipo tumbler basso utilizzato per servire liquori on the rocks (immersi nel ghiaccio) o cocktail con pochi ingredienti – e, infine, l’aperitivo viene servito con una fetta di arancia.
Con il passare del tempo si sono affermate sempre più varianti dello storico cocktail fiorentino: tra i più celebri si annoverano di certo il Negroni Sbagliato, con l’aggiunta di prosecco al posto del gin; il Negroski, nel quale la vodka sostituisce il gin e, infine, il Boulevardier, che prevede la sostituzione del gin con il Bourbon.

Il twist di Negroni che vi proponiamo intende stimolare totalmente il palato di chi lo gusta, attraverso un gioco di contrasti tra i sapori e gli odori e l’accostamento di prodotti geograficamente lontani.
Infatti, attraverso la tecnica dello shake e double strain – che permette di filtrare ingredienti con diversi pesi specifici e consistenze – abbiamo mescolato del Rum home made al cacao e al caffè con il Vermouth rosso e il Bitter Campari; al fine di creare un contrasto amaro, abbiamo aggiunto un cucchiaio di marmellata siciliana all’arancia amara e, per non farci mancare una nota piccante, del pepe in fili (noto anche come “Fili d’angelo”). Dopo aver filtrato il drink e averlo versato in un tumbler abbiamo aggiunto due gocce di tintura di fave di cacao per richiamare il Rum… et voila, servi!

Giuseppe Attardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

CONDIVIDI L'ARTICOLO