Cosa guardare stasera? “RITORNO DAL NULLA” e “NON ESSERE CATTIVO”

Cinema italiano ed internazionale messi a confronto, ma con una tematica comune: LA DIPENDENZA.

1. Ritorno dal nulla (1995)
TITOLO ORIGINALE: “The basketball diaries”
GENERE: Dramma/Indipendente
REGIA: Scott Kalvert
DURATA: 1h 42m
PRODUZIONE: U.S.A.

La droga è uno dei principali taboo delle passate e moderne generazioni e il film in questione riesce perfettamente a far trasparire il
problema della droga nei ragazzi senza censura e mezze misure facendo emergere la sofferenza e la disperazione di questi ragazzi, ma offre loro anche la possibilità di risorgere(appunto) dal nulla. La trama del film ripercorre gli anni della gioventù di Jim Carroll (interpretato da un giovane Dicaprio) nei sobborghi squallidi di New York insieme ai suoi amici, Mickey, Pedro, Bobby e Neutron. Amici per la pelle uniti dalla passione per il basket e le risse, nulla al più, fin quando uno dei cinque muore di leucemia facendo cadere vertiginosamente il morale dei promettenti ragazzi. Jim inizia ad utilizzare droghe leggere e annota ogni suo pensiero nel suo amatissimo diario fin quando trascinato dagli amici, cade nel baratro dell’eroina . Cacciati di casa dai loro genitori convivono con un tossico in un appartamento lurido e buio, commettendo piccoli furti per comprare la dose giornaliera di eroina. Al peggio non c’è mai fine però e cosi Jim comincia a prostituirsi in sporchi bagni delle principali stazioni della grande mela mentre gli altri due ragazzi Mickey e Pedro vengono arrestati. Ormai solo e distrutto sia mentalmente che fisicamente Jim cerca disperatamente denaro rivolgendosi alla madre che però in preda al panico e alla disperazione del momento decide di non farlo entrare in casa e di chiamare la polizia, quest’ultima dopo averlo arrestato lo spedisce in riformatorio.
Curiosità
Il film parla della vera storia del poeta Jim Carrol ed è tratto dal romanzo “THE BASKETBALL DIARIES”. Nel film è presente il cameo del vero poeta Jim Carroll che interpreta il tossico con cui i ragazzi dividono l’appartamento .

2. Non essere cattivo (2015)
GENERE: Drammatico/Giallo
REGIA: Claudio Caligari
DURATA: 1h 40m
PRODUZIONE: Italia

Il 3 ottobre 2014 il quotidiano Il Messaggero pubblicò una lettera in forma aperta, indirizzata ad un particolare destinatario: Martin Scorsese. A firma di Valerio Mastrandrea, la lettera si sintetizzava in una richiesta d’aiuto al noto regista newyorkese, affinché egli riuscisse a recuperare i fondi necessari al completamento della pellicola dell’ultimo regista pasoliniano, Claudio Caligari.
“Non essere cattivo”, opera magna del regista romano, non susciterà l’attenzione di colui al quale la lettera fu indirizzata, ma compenserà questa piccola lacuna innalzandosi a nitido affresco contemporaneo della gioventù delle borgate, chiudendo una storia cinematografica iniziata nel 1961 con “Accattone”, film iconico firmato da Pier Paolo Pasolini.
La pellicola racconta la storia di due ragazzi, Cesare e Vittorio, interpretati magistralmente da Luca Marinelli ed Alessandro Borghi, catturati nell’eterno squallore della loro vita quotidiana. Protagonista del film è la periferia, la borgata romana, che assume un ruolo che esula dai più comuni significati geografici ed urbanistici. La periferia è qui dipinta come un inferno, un luogo maledetto capace di annichilire ogni anima a cui è toccata in sorte una vita da trascorrere in un carcere senza mura.
Cesare e Vittorio riempiono le loro giornate prendendosi cura dell’unico bene a loro concesso: il culto di una vita priva di ogni significato, da annegare nell’alcol, nella droga, nel sesso, nella violenza. Fin quando, d’improvviso, le loro strade si dividono: il bivio che separerà i due amici si materializza in un trip andato male, in un serata in cui lo squallore di una vita scorticata dal clima infame della borgata svelerà ad uno dei due amici, Vittorio, la vacuità dei loro pensieri, delle loro azioni, delle loro esistenze.
La droga, materia qui trattata tramite la tecnica dello straniamento, assume un valore simbolico totalmente differente rispetto al percorso che le vicende della pellicola sembrano fino a quel punto suggerirci: non più strumento d’annichilimento, di irrimediabile perdizione, ma elemento fondamentale nello sviluppo di un personaggio, quello di Vittorio, che da quel momento cercherà di redimersi, provando a dare un valore alla propria esistenza tramite l’adesione ai miti della piccola e media borghesia: il lavoro e la famiglia.
“Non essere cattivo” è un film graffiante, che c’interroga sul significato umano e politico di un concetto quasi evangelico, la redenzione. Caligari pone a noi spettatori un’importante domanda: può redimersi, colui che vive negli inferi? Ad analizzare il destino asimmetrico che toccherà in sorte ai due ragazzi, già uomini a poco più di vent’anni, sarebbe facile trarsi in inganno. Eppure, grattando la superfice, lo spettatore si renderà conto che la redenzione, nella periferia di Roma, non passa attraverso l’accettazione dei significati che la società contemporanea pretende di dar facilmente alle nostre esistenze. La redenzione è mantenere viva, in un piccolo spazio della propria anima, la gentilezza di un fiore in mezzo ad un cespuglio di rovi; è avere la capacità di amare con ardore la propria sorellina, di desiderare la serenità e l’affetto di una casa che è rifugio da un mondo pronto a tritare le ossa e le carni degli uomini dannati. Ed è, in ultimo, la capacità di non essere cattivo, la redenzione cercata da Caligari.

Le vicende di Cesare, moderno Accattone, sintetizzano il significato profondo della pellicola: non la condanna di chi non riesce a vivere da uomo inserito nella routine del paradigma “produci, consuma, crepa”, ma l’amore per i dannati, per i demoni che popolano la nostra terra, ché “se non sono gigli son pur sempre figli/vittime di questo mondo”.

Andrea Longo
Lorenzo Caputo


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