Cosa guardare stasera? “ARANCIA MECCANICA” e “ADAGIO”

Cinema italiano ed internazionale messi a confronto, ma con una tematica comune: La Violenza

1. Arancia Meccanica (1971)
GENERE: Drammatico/grottesco
REGIA: Stanley Kubrick
DURATA: 131 m
PRODUZIONE: U.S.A.

In “Arancia meccanica” il regista Stanley Kubrick propone al pubblico un prodotto di satira grottesca e violenta, raccontando la storia delle periferie frequentate dai “drughi”.
La storia del film comincia nel “corona milk bar” dove Alex, insieme ai suoi scagnozzi, beve il Lattepiù, una bevanda a base di droghe che induce all’ultraviolenza. Cosi, uscendo dal bar, i ragazzi iniziano i loro crimini, aggredendo e spaventando chiunque, finché Alex viene arrestato. In prigione farà i conti con la sperimentazione del “metodo ludovico” e, una volta tornato nella civiltà, non sarà più quello di prima. Ogni amore, ogni amicizia e ogni conoscenza che aveva sono cambiate, Alex è cambiato. Destabilizzato ed assente, ogni momento della giornata ha un solo pensiero: il suicidio. Pensiero che svanirà dopo aver capito di poter fare a meno della violenza.
“È buffo come i colori del vero mondo divengano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo” questa frase pronunciata dal protagonista, fa riferimento al mito della caverna di Platone che, ancora una volta, inspira il mondo cinematografico. Un’ipotesi plausibile data l’allegoria della cura ludovico dove Alex incarna gli uomini incatenati di Platone costretti a guardare le ombre nel muro, e che non sono più in grado di interagire con la realtà una volta liberati.
Arancia meccanica si presenta come un inno contro l’ultraviolenza. Come messaggero della
tanta amata libertà di scelta che sembra mancare a nostra insaputa anche nella nostra società.
Curiosità
Il film venne molto criticato alla sua uscita perché molti ragazzi, ipnotizzati dal film, iniziarono a rapinare negozi e abitazioni e a pestare barboni. Il film diventa uno scandalo e molti familiari delle vittime minacciarono Kubrick, costringendolo a ritirare il film dalle sale.

 

2. Adagio (2023)
GENERE: Noir/Thriller
REGIA: Stefano Sollima
DURATA: 127m
PRODUZIONE: Italia

Adagio, l’ultima fatica cinematografica di Stefano Sollima, dipinge una Roma che non è più possibile identificare con le bellezze artistiche e architettoniche del centro, con la storia millenaria della città. Roma non è altro che un agglomerato di cemento e miseria, un inferno popolato da demoni erranti che vagabondano in solitudine attraverso il grande e grottesco, spaventoso labirinto di una vita che li ha relegati ai margini, ai confini più esterni.
Sollima vuole subito render chiaro allo spettatore lo scenario che si staglierà sullo sfondo della tragedia umana che verrà rappresentata: la pellicola scorre mostrandoci sin dall’inizio uno spaventoso incendio ai confini della città, che divamperà senza tregua durante tutto il corso del film. Quel fuoco ha un preciso significato simbolico: lì, lontano dai palazzi del potere, della mondanità, della vita agiata, si aprono le porte dell’inferno. Un inferno che accalora, che lascia piover cenere, un inferno di piombo e sangue. Le vicende del film seguono la violenza estrema della quotidianità dei protagonisti, una violenza che non è solo fisica, armata ma è la violenza con cui ogni uomo dannato deve scendere a patti, lasciandola penetrare nel profondo del proprio animo, elevandola ad unico valore possibile della società contemporanea.
Il regista romano pone agli spettori un grande interrogativo, al quale sembra dar subito una risposta, destinata a rompere gli schemi della morale borghese: in una società trasformatasi a tal punto da spingere gli uomini al cannibalismo, alla necessità vitale di vedere in ogni simile non un fratello ma un nemico mortale, i concetti di male e bene si assottigliano, sfumano i loro contorni, sino a diventare indistinguibili. L’annientamento logorante delle vite degli altri, dove per altri s’intendano gli uomini e le donne invisibili che popolano il nostro piccolo mondo delle libertà e della democrazia, è il sacrificio necessario a garantire le minuscole nicchie di benessere di una sparuta cerchia di uomini di potere. Tra i due mondi si apre l’abisso dell’indifferenza, dei benpensanti, della morale comune brandita come una spada di Damocle a difesa delle elité economiche e politiche. Sollima chiede allo spettatore, guardandolo dritto negli occhi: il male è degli uomini che commettono i peggiori crimini perché costretti da una società che vuole schiacciarli e annientarli sin dalla culla, il bene è la virtù dell’indifferenza e del parassitismo?

Andrea Longo
Lorenzo Caputo

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